
- “The Dark Side Of The Moon” nacque recuperando alcune idee e musiche già esistenti e aggiungendo nuove composizioni. La band sviluppò il materiale tra la fine del 1971 e l’inizio del 1972, lavorando prima nella sala prove dei Decca Studios e successivamente nella sala prove dei Rolling Stones a Bermondsey Street, Londra.
- I temi del disco furono discussi nella cucina di casa Mason, a St Augustine’s Road, Camden Town. Waters ricordò di aver proposto un album incentrato sulle pressioni della vita moderna e su tutto ciò che impedisce alle persone di concentrarsi sugli aspetti positivi dell’esistenza.
- Le registrazioni si svolsero agli EMI Studios di Abbey Road in diverse sessioni comprese tra la fine di maggio 1972 e il 9 febbraio 1973. Il disco sfruttò le possibilità offerte dalla registrazione a 16 piste, anche se la complessità delle sovraincisioni rese necessario in diversi casi effettuare dei bounce su altre piste. Alan Parsons fu l’ingegnere del suono principale, assistito da Peter James, mentre Chris Thomas supervisionò il missaggio finale.
- Nelle prime versioni di Speak To Me Nick Mason riproduceva con la grancassa il battito cardiaco che sarebbe diventato uno degli elementi simbolici dell’album. Una versione embrionale del materiale compare anche nelle sequenze in studio aggiunte al film “Pink Floyd Live At Pompeii”.
- Breathe (In The Air) presenta un legame con Breathe, brano composto da Waters e Ron Geesin per la colonna sonora di “The Body” del 1970. Richard Wright ricordò l’influenza esercitata su di lui dall’armonia jazz e in particolare da “Kind Of Blue” di Miles Davis. Gilmour utilizzò anche la pedal steel guitar, strumento che contribuì in maniera determinante all’atmosfera sospesa del brano.
- Il tema di On The Run è soprattutto l’ansia legata al viaggio e alla paura di volare. Nelle esecuzioni del 1972 il suo posto era occupato da The Travel Sequence, una lunga sezione strumentale molto diversa. In studio il pezzo fu completamente trasformato utilizzando il sintetizzatore EMS Synthi AKS. Tra gli effetti si ascoltano annunci aeroportuali e rumori registrati appositamente; Alan Parsons fece inoltre correre il suo assistente Peter James attraverso lo Studio 2 per ottenere il celebre effetto dei passi.
- Time si apre con il celebre collage di orologi e sveglie registrato da Alan Parsons in un negozio di antiquariato londinese per una dimostrazione di registrazione quadrifonica. Nick Mason incise invece la lunga introduzione sui rototom. Il brano affronta uno dei temi centrali dell’album: la percezione del tempo e la scoperta, spesso tardiva, di averne lasciato trascorrere una parte importante.
- Breathe (Reprise), nei concerti del 1972 indicata anche come Home Again, costituisce musicalmente la coda di Time, pur riprendendo materiale di Breathe. Il testo torna sul rapporto tra individuo, quotidianità, religione e bisogno di trovare un luogo – fisico o mentale – al quale appartenere.
- La futura The Great Gig In The Sky nacque dal pezzo strumentale The Mortality Sequence, che dal vivo comprendeva registrazioni di discorsi sul tema della religione e della morte. Alan Parsons suggerì di chiamare Clare Torry, che registrò la sua improvvisazione vocale il 21 gennaio 1973 e ricevette inizialmente 30 sterline. Nel 2004 Torry avviò un’azione legale sostenendo che il suo contributo fosse compositivo. La controversia si concluse nel 2005 con un accordo extragiudiziale e da allora il brano viene accreditato a Richard Wright e Clare Torry.
- Money nacque attorno al celeberrimo loop in 7/4 di registratore di cassa, monete e altri rumori, preparato da Waters utilizzando registrazioni realizzate anche in casa. Il pezzo diventa poi in 4/4 durante l’assolo di chitarra. Il sassofono è di Dick Parry, vecchio amico di Gilmour dai tempi di Cambridge.
- Us And Them deriva da The Violent Sequence, composizione strumentale di Richard Wright proposta nel 1969 per “Zabriskie Point” di Michelangelo Antonioni ma non utilizzata nel film. Waters aggiunse successivamente il testo, trasformandola in una riflessione sulla guerra, sulle divisioni sociali e sulla contrapposizione fra “noi” e “loro”.
- Il titolo Any Colour You Like viene generalmente collegato a un’espressione utilizzata dal roadie Chris Adamson e al concetto di una scelta apparentemente libera ma in realtà limitata. Il riferimento più celebre è alla frase attribuita a Henry Ford sulla Model T: “qualsiasi colore, purché sia nero”. Non si trattava quindi, come talvolta riportato, della Ford T-Bird. Durante lo sviluppo il brano fu conosciuto anche come Scat o Dave’s Scat Section.
- Waters spiegò Brain Damage attraverso l’immagine di una società che stabilisce regole su regole e considera “folle” chi decide di oltrepassarle. Il riferimento alle aiuole richiama anche Cambridge. Il brano è inevitabilmente associato alla figura di Syd Barrett e al tema della malattia mentale, uno dei fili conduttori dell’intero album.
- Eclipse fu aggiunta alla suite nel corso del 1972 e ne divenne il finale definitivo. Tra le voci registrate si riconoscono la risata di Peter Watts, road manager dei Pink Floyd e padre dell’attrice Naomi Watts, e la frase conclusiva del portiere di Abbey Road Gerry O’Driscoll. In alcune edizioni, subito dopo le sue parole, è possibile percepire a volume bassissimo una versione orchestrale di Ticket To Ride dei Beatles, probabilmente rimasta accidentalmente sul nastro utilizzato.
- Nel 1972 i Medicine Head pubblicarono un album intitolato “Dark Side Of The Moon”. I Pink Floyd, che avevano già pensato allo stesso titolo, lo abbandonarono temporaneamente adottando “Eclipse – A Piece For Assorted Lunatics”. Lo scarso successo commerciale del disco dei Medicine Head convinse poi il gruppo a riprendere il titolo originario.
- Alan Parsons era un giovane tecnico EMI e aveva già lavorato con i Pink Floyd come assistente su “Atom Heart Mother”. Il lavoro su “The Dark Side Of The Moon” gli procurò una nomination ai Grammy come ingegnere del suono. Il Grammy per la categoria andò però a “Innervisions” di Stevie Wonder.
- “The Dark Side Of The Moon” vide un impiego particolarmente importante di musicisti esterni. Tra questi il sassofonista Dick Parry e le cantanti Doris Troy, Lesley Duncan, Liza Strike e Barry St. John, che contribuirono soprattutto a Time, Us And Them e Brain Damage/Eclipse.
- Durante le registrazioni ad Abbey Road i membri del gruppo interrompevano spesso il lavoro per seguire in televisione partite di calcio o i Monty Python. Il legame non rimase solo sentimentale: nel 1974-75 i Pink Floyd furono tra coloro che contribuirono finanziariamente alla realizzazione di “Monty Python And The Holy Grail”.
- Il 16 e 17 ottobre 1972 il regista Adrian Maben effettuò ad Abbey Road nuove riprese destinate alla versione ampliata di “Pink Floyd Live At Pompeii”. Il film mostra il gruppo mentre lavora a “The Dark Side Of The Moon” e comprende le celebri interviste realizzate anche nella mensa degli studi.
- Prima del missaggio definitivo esistevano versioni differenti di alcuni brani e del disco nel suo complesso. Il lavoro di Alan Parsons permette di ascoltare una prospettiva diversa rispetto al master finale supervisionato da Chris Thomas. Un mix alternativo dell’album è stato successivamente pubblicato nel box “Immersion” del 2011.
- I Pink Floyd utilizzarono estesamente i sintetizzatori EMS VCS3 e Synthi AKS, strumenti britannici progettati dalla Electronic Music Studios, società fondata da Peter Zinovieff, David Cockerell e Tristram Cary. Queste macchine ebbero un ruolo fondamentale soprattutto in On The Run e Any Colour You Like.
- Per il missaggio finale venne coinvolto Chris Thomas come figura esterna capace di mediare fra le differenti preferenze sonore del gruppo. Thomas aveva già lavorato con George Martin e con i Beatles e partecipato alle sessioni del “White Album”.
- Per rendere universali i temi dell’album, Waters preparò una serie di domande e fece intervistare persone presenti ad Abbey Road. Tra le voci utilizzate nel disco figurano Chris Adamson, Roger “The Hat” Manifold, Peter e Patricia Watts, Gerry O’Driscoll e il chitarrista degli Wings Henry McCullough. Furono intervistati anche Paul e Linda McCartney, ma le loro risposte non vennero utilizzate nel disco.
- L’album fu completato nel febbraio 1973. Gilmour ricordò la sensazione di aver realizzato qualcosa di particolarmente importante, mentre Waters portò a casa una copia da far ascoltare alla moglie Judy Trim: secondo il suo racconto, alla fine dell’ascolto lei era in lacrime.
- Dopo il completamento del master, il materiale venne rapidamente inviato negli Stati Uniti per permettere alla Capitol di preparare il lancio americano. L’etichetta statunitense comprese immediatamente il potenziale commerciale dell’album e mise in campo una campagna promozionale molto più importante rispetto ai precedenti dischi dei Pink Floyd.
- La celebre copertina fu realizzata da George Hardie per Hipgnosis sulla base di un’idea sviluppata da Storm Thorgerson e Aubrey Powell. Il prisma derivava dall’interesse del gruppo per un’immagine semplice e immediatamente riconoscibile e dal desiderio di rappresentare graficamente la luce degli spettacoli dei Pink Floyd. Tra le proposte scartate ci furono immagini molto più elaborate, nello stile tipico delle precedenti copertine Hipgnosis.
- Il precedente album “Obscured By Clouds”, pubblicato nel 1972, aveva ottenuto negli Stati Uniti risultati migliori rispetto a gran parte della produzione precedente dei Pink Floyd, preparando in parte il terreno al salto commerciale che sarebbe arrivato con “The Dark Side Of The Moon”.
- Bhaskar Menon, presidente della Capitol Records, rimase particolarmente colpito dall’album e sostenne una campagna promozionale americana molto aggressiva. Fu uno dei fattori che trasformarono i Pink Floyd, fino ad allora gruppo di culto negli Stati Uniti, in una delle maggiori band del mercato americano.
- La suite che sarebbe diventata “The Dark Side Of The Moon” fu presentata dal vivo molto prima dell’uscita dell’album. La prima esecuzione completa avvenne nel gennaio 1972 e per gran parte di quell’anno il pubblico poté quindi ascoltare e seguire l’evoluzione delle composizioni prima che ne esistesse una versione pubblicata su disco.
- Non è noto un filmato professionale completo di un’esecuzione integrale di “The Dark Side Of The Moon” da parte dei Pink Floyd nel periodo 1972-1975. Esistono frammenti e registrazioni audio di numerosi concerti, ma nessun documento video completo paragonabile alle registrazioni live delle epoche successive.
- EMI organizzò iniziative promozionali e ascolti dell’album in prossimità della pubblicazione. “The Dark Side Of The Moon” beneficiò di una strategia promozionale molto più strutturata rispetto ai precedenti lavori della band, soprattutto negli Stati Uniti.
- La versione quadrifonica avrebbe dovuto essere protagonista della presentazione alla stampa al London Planetarium il 27 febbraio 1973, ma non era ancora pronta. Venne quindi utilizzata la versione stereo attraverso un impianto che non soddisfece il gruppo. Irritati, Waters, Gilmour e Mason non parteciparono personalmente all’evento; Wright fu l’unico membro presente.
- Nelle esecuzioni dal vivo della suite i Pink Floyd utilizzavano nastri preregistrati per riprodurre effetti e voci impossibili da ricreare sul palco. Con l’aumento del successo crebbe enormemente anche la produzione: nei tour americani degli anni successivi il gruppo arrivò a spostare tonnellate di apparecchiature audio, luci ed effetti.
- Prima ancora dell’uscita dell’album circolò il celebre bootleg “The Best Of Tour ’72”, ricavato da una delle esibizioni londinesi al Rainbow Theatre del febbraio 1972. Le stime dell’epoca parlano di oltre 100.000 copie, un dato eccezionale per un disco pirata e ancora più sorprendente considerando che conteneva musica non ancora pubblicata ufficialmente.
- “The Dark Side Of The Moon” uscì negli Stati Uniti nel marzo 1973 e nel Regno Unito il 23 marzo secondo la cronologia ufficiale dei Pink Floyd. In Gran Bretagna arrivò al numero 2, senza mai raggiungere la prima posizione. Il suo successo, tuttavia, fu enormemente più duraturo di quello della maggior parte degli album che in quelle settimane occupavano le posizioni superiori della classifica.
- Negli Stati Uniti “The Dark Side Of The Moon” raggiunse il numero 1 della Billboard il 28 aprile 1973, rimanendovi per una sola settimana. Il fatto che abbia occupato la vetta per appena sette giorni è uno dei grandi paradossi della sua storia, considerando la permanenza complessiva senza precedenti nelle classifiche americane.
- Gilmour raccontò di aver scommesso con il manager Steve O’Rourke che “The Dark Side Of The Moon” non sarebbe entrato nella Top Ten americana. La previsione si rivelò clamorosamente sbagliata: il disco arrivò addirittura al numero 1 e trasformò definitivamente la dimensione commerciale dei Pink Floyd.
- Negli Stati Uniti Money fu pubblicata come singolo nel maggio 1973 con Any Colour You Like sul lato B e raggiunse il numero 13 della Billboard Hot 100, diventando il primo vero successo americano dei Pink Floyd. Per la programmazione radiofonica la parola “bullshit” venne censurata.
- Nel 1979 Mobile Fidelity Sound Lab pubblicò una delle più celebri edizioni audiophile dell’album, realizzata con tecnica half-speed mastering. Il trasporto e la custodia dei master originali furono oggetto di particolari precauzioni di sicurezza, a testimonianza del valore che quelle bobine avevano ormai assunto.
- Il titolo “The Dark Side Of The Moon” compare anche in opere precedenti e non nacque quindi nel 1973. “The Dark Side Of The Moon” è, tra l’altro, il titolo di un capitolo di “Moonchild”, romanzo di Aleister Crowley pubblicato nel 1917. Non esistono però prove che Waters abbia scelto il titolo dell’album come riferimento diretto a Crowley.
- Il mix quadrifonico dell’album, realizzato da Alan Parsons, venne pubblicato nel 1973-74 nel formato Quadraphonic LP e successivamente su altri supporti. Parsons ricevette una nomination ai Grammy per il suo lavoro tecnico sull’album; il premio andò a “Innervisions” di Stevie Wonder.
- Il passaggio all’era digitale contribuì a dare una seconda e poi una terza vita commerciale al disco. Il 6 luglio 1989 David Gilmour e Nick Mason visitarono lo stabilimento EMI di Swindon in occasione della produzione della 550.000ª copia britannica su CD di “The Dark Side Of The Moon”.
- A partire dagli anni Novanta si diffuse la teoria della cosiddetta “Dark Side Of The Rainbow”: facendo partire l’album durante “The Wizard Of Oz” del 1939 si verificherebbero numerose coincidenze fra musica, testi e immagini. I Pink Floyd hanno sempre negato di aver sincronizzato intenzionalmente il disco con il film.
- Nel 2003, per il trentennale, “The Dark Side Of The Moon” uscì in SACD ibrido con un nuovo mix multicanale 5.1 realizzato da James Guthrie. L’edizione riportò l’album ai vertici delle classifiche e divenne uno dei SACD più conosciuti e venduti dell’intera storia del formato.
- Nel 2013, per il quarantennale, il drammaturgo Tom Stoppard realizzò per BBC Radio 2 “Darkside”, radiodramma filosofico costruito attorno alla musica di “The Dark Side Of The Moon”. Fu trasmesso il 26 agosto 2013 e successivamente pubblicato anche su supporto fisico.
- Nel 2003 Matthew Longfellow realizzò per la serie “Classic Albums” il documentario “The Making Of The Dark Side Of The Moon”, con interviste separate a Waters, Gilmour, Wright e Mason e contributi di Alan Parsons e degli altri protagonisti delle sessioni. È ancora oggi uno dei documenti audiovisivi più importanti sulla realizzazione dell’album.
- Il 2 luglio 2005 Waters, Gilmour, Wright e Mason tornarono a suonare insieme al Live 8 di Hyde Park, nella prima esibizione della formazione classica dei Pink Floyd dopo oltre vent’anni. Dall’universo di “Dark Side” eseguirono Breathe/Breathe Reprise e Money, all’interno di una breve scaletta che comprendeva anche Wish You Were Here e Comfortably Numb.
- Nel 2023, per il cinquantesimo anniversario, i Pink Floyd pubblicarono una nuova edizione di “The Dark Side Of The Moon”. Il box comprendeva il remaster 2023 dell’album, il mix 5.1, un nuovo mix Dolby Atmos e “The Dark Side Of The Moon – Live At Wembley Empire Pool, London, 1974”. Il nuovo mix Atmos è stato realizzato da James Guthrie e ha portato il disco, mezzo secolo dopo la sua nascita, pienamente nell’era dell’audio immersivo.
- Il dato delle 723 settimane nella Billboard 200, spesso ancora citato, è ormai ampiamente superato. Dopo che nel 2009 Billboard modificò le regole permettendo agli album di catalogo di rientrare nella classifica principale, “The Dark Side Of The Moon” è tornato più volte nella Billboard 200. A gennaio 2026 aveva raggiunto 996 settimane complessive nella Billboard 200, record assoluto per un album. Il celebre dato delle 593 settimane consecutive si riferisce invece alla straordinaria permanenza ininterrotta fra il dicembre 1976 e l’aprile 1988.
- Quella che nel 2023 era ancora un’anticipazione è oggi una realtà discografica: Roger Waters ha reinciso integralmente l’album pubblicando “The Dark Side Of The Moon Redux” il 6 ottobre 2023. Waters, che aveva già eseguito l’intero “Dark Side” durante il tour 2006-2007, ha riletto il disco cinquant’anni dopo l’originale con arrangiamenti radicalmente diversi, tempi più dilatati e una forte componente narrativa. La produzione è stata curata da Waters insieme a Gus Seyffert. La “Redux” non sostituisce né modifica l’album dei Pink Floyd: è una reinterpretazione autonoma dell’opera del 1973.




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