Se non ricordo male, durante il Milano High Fidelity 2019, Lawrence Dickie, progettista di Vivid Audio, ci mostrò il prototipo delle Kaya S12, protagoniste di questa prova. Il cabinet era una bozza in stampa 3D, mentre i driver erano probabilmente quelli poi utilizzati nella produzione. Il test di ascolto, sebbene breve, lasciò il segno, complice il colore verde audace simile alla mia Triumph Speed Triple degli anni novanta e la forma che richiama la parte superiore delle Kaya 90, il modello più imponente della stessa linea che ormai da qualche anno utilizziamo come nostro riferimento. Dopo quasi cinque anni, grazie alla collaborazione del distributore Audiogamma, abbiamo finalmente ricevuto una coppia di Kaya S12 nella finitura Piano Black (benché i colori più vivaci come il verde o l’arancione opaco restino i miei preferiti).
Il Marchio Vivid Audio
Fondato nel 2000, il marchio nasce dall’incontro tra Laurence Dickie, già progettista della leggendaria Nautilus per Bowers & Wilkins, e un gruppo di imprenditori interessati a realizzare diffusori di fascia alta. La produzione è concentrata a Durban, in Sudafrica, mentre la progettazione avviene nel Regno Unito. Le Kaya S12 rappresentano un’eccezione, essendo prodotte quasi interamente in Inghilterra. La filosofia progettuale di Vivid Audio si basa su forme organiche, derivate dalla natura per eliminare riflessioni e risonanze indesiderate e materiali leggeri come la vetroresina, uniti all’innovativa tecnologia Tapered Tube, che assorbe l’emissione posteriore dei driver in modo controllato e molto efficace.

Analisi Tecnica
Le Kaya S12 completano la linea Kaya, che include tre modelli da pavimento (90, 45, 25) e un canale centrale (C35). Il tweeter D26, condiviso con altri modelli Vivid, è dotato di una cupola in lega di alluminio con profilo a catenaria. Grazie a questa forma, unitamente all’anello di rinforzo in fibra di carbonio posto alla sua base, la frequenza di breakup si colloca ben al di sopra della soglia di udibilità (44 kHz) con un’efficienza di 97dB/watt. Le unità vengono realizzate in Sud Africa, utilizzando parti di provenienza locale insieme a magneti cinesi (SFM – Super Flux Magnets) al neodimio-ferro-boro, cupole prodotte nel Regno Unito e bobine mobili dall’estremo oriente. Il tubo rastremato è riempito con un materiale smorzante in fibra di lana compressa in misura maggiore man mano che il tubo si restringe verso la parte posteriore.

Il mid-woofer C100L utilizza un cono da 100 mm in alluminio appositamente sviluppato per questo modello. Il gruppo magnetico è costruito con tolleranze estremamente ridotte ed impiega elementi disposti radialmente a formare un guscio cilindrico attorno alla bobina mobile per ridurre l’induzione locale e linearizzare il flusso nel traferro. Il C100L è interamente realizzato nel Regno Unito con i soli magneti importati dalla Cina e le bobine mobili dall’estremo oriente.
Entrambi i driver, sviluppati internamente, riducono la distorsione e garantiscono un suono lineare. Il crossover, con schema Linkwitz-Riley del 4° ordine, assicura una divisione precisa delle frequenze senza necessità di equalizzazione.

Il reticolo di nervature è coperto da una sorta di controfodera interna (Inner Liner) o semiguscio, se preferite, che contribuisce a realizzare la Exponentially Tapered Tube Enhanced Bass Reflex Port ricavata al suo interno, creando i canali utilizzati per “assorbire” parte dell’emissione posteriore del mid woofer C100L. prima che una quota utile di questa arrivi al tubo di accordo posteriore. In pratica si tratta di una complessa variazione sul tema del bass reflex realizzata abbinando la tecnica del tubo rastremato utilizzata sugli altri modelli Vivid Audio, declinata in modo diverso a causa del ridotto volume interno a disposizione. Per quanto attiene invece al tubo del tweeter, esso è completamente nascosto alla vista stante il fatto che si trova all’interno del cabinet.

L’esperienza di ascolto
Abbiamo ascoltato le Vivid Audio Kaya S12 nella nostra sala di ascolto più piccola, circa venti metri quadri acusticamente trattati con pannelli della Astri Audio, pensando che un simile contesto fosse quello che probabilmente aveva in mente il progettista quando le ha sviluppate. Per il pilotaggio ho utilizzato, alternativamente, due integrati: il Copland CSA100 ed il Vitus Audio Ri 101 MKII recentemente recensito su Audio 2G. Come sorgente digitale abbiamo utilizzato l’Aqua La Scala MKII “residente” pilotato dal music server Antipodes Audio K30 (G3 upgrade). Come sorgente analogica c’era il giradischi New Horizon 303i con testina MM Ortofon M2 Bronze, tutto il cablaggio era Neutral Cable serie Reference.
Durante il rodaggio abbiamo utilizzato degli stand metallici “generici”, percependo un suono sopra alla media quanto a velocità e trasparenza ma anche un pò leggero in basso ed eccessivamente asciutto in alto. All’avvicinarsi del momento degli ascolti critici abbiamo imbullonato le piccole Kaya agli stand da 24 pollici di Vivid. Con nostro stupore questi supporti hanno trasformato e completato il suono delle S12 in modo non trascurabile: il basso diventata più pieno, più solido e più profondo, mentre la capacità di svelare il dettaglio – una tra le carte migliori di questi diffusori – si dispiega completamente eliminando del tutto quel senso di asprezza che avevo percepito inizialmente. Inoltre questi esili supporti curvilinei aggiungono un pizzico di luminosità e raffinatezza al suono e completano la particolare estetica di questi diffusori che risultano a dir poco mortificati allorquando siano collocati su uno stand “qualsiasi”.

Relativamente al posizionamento in ambiente nel manuale si raccomanda di lasciare almeno 40 cm dalla parete frontale, cioè quella retrostante i diffusori, e 50 cm da quelle laterali; è inoltre raccomandato un pronunciato Toe In tale da produrre un angolo di sessanta gradi tra i diffusori. Partendo da questa impostazione ci siamo resi conto che l’immagine spaziale migliorava sensibilmente aumentando lo spazio laterale sino a circa 80 cm e diminuendo l’angolazione in modo tale che l’ideale congiungimento dell’emissione dei diffusori si collocasse poco dietro alla testa. In questa posizione le Kaya S12 “spariscono” letteralmente dando luogo ad una immagine virtuale non solo articolata e densa, ma anche di inaspettate dimensioni. Meno ovvio è stato trovare la corretta distanza dalla parte di fondo per via della relazione con la gamma bassa. Inizialmente abbiamo ritenuto che i 40 cm consigliati fossero davvero pochi e che il basso che ne sarebbe scaturito sarebbe risultato eccessivamente rinforzato.Siamo partiti con un posizionamento a 95 cm, sperimentando un basso troppo leggero. abbiamo quindi avvicinato le Kaya S12 fino a 75 cm ottenendo un suono ben più corposo e profondo di quanto le ridotte dimensioni lasciassero presagire con un roll-off più omogeneo. Abbiamo deciso di riportare fedelmente questo resoconto per testimoniare come questi diffusori, che all’apparenza potrebbero essere scambiati per degli speaker da scrivania adatti ad essere pilotati da un PC, siano in realtà dei “cavalli di razza” che vanno trattati con le dovute accortezze. Le stesse che servono per la scelta dell’amplificatore. Dico questo perché alle Kaya S12 è del tutto estraneo il concetto di “tenuta in potenza”. Con nessuno degli amplificatori utilizzati – in particolare con l’esuberante Vitus Audio Ri 101 MKII – hanno mostrato limiti di tenuta, anzi sembra che quanta più potenza c’è tanto meglio suonano. E laddove altri minidiffusori hanno chiaramente mostrato il loro “limite” le Vivid hanno allegramente continuato la loro performance.
Passiamo al suono e veniamo subito al punto: l’unico punto debole di questi diffusori è la profondità della gamma bassa. Attenzione: abbiamo scritto profondità. Non gamma bassa in generale, ma profondità. Le Vivid Audio Kaya S12, pur nei limiti delle loro dimensioni fisiche e della ridotta superficie di emissione di un mid woofer da 10 cm, fanno un lavoro straordinario in gamma bassa. Questo in virtù di una velocità mostruosa, della totale assenza di colorazione e del roll-off molto regolare che contribuisce a dare l’impressione di un basso ben più completo e profondo di quanto non sia realmente. Del resto le specifiche dichiarate parlano chiaro: 45 Hz a -6dB. Però su questo aspetto c’è da ragionare. Nella stessa sala dove abbiamo ascoltato le Kaya S12 sono passati tanti diffusori, sia da terra che da stand, che vantavano capacità di scesa in basso ben più consistenti. Il risultato? Che quella stanza, per quanto acusticamente trattata, iniziava a risuonare, dando luogo ad una sgradevole “melma sonica”. L’energia immessa nell’ambiente era semplicemente troppa. Con le piccole Vivid Audio questo rischio non c’è: puoi salire di volume a livelli molto elevati ma non sentirai mai un accenno di distorsione. Solo chiarezza e trasparenza cristallina. Capite il senso di quel che stiamo dicendo? Questi sono diffusori da “persone mature”, non da audiofili ciechi che, pur di possedere il super diffusore più blasonato che c’è sul mercato finiscono col metterlo in uno stanzino, producendo disastri e provando a convincere (e auto-convincersi) che il risultato è fantastico. Mi piace pensare che Laurence Dickie abbia preso in considerazione questo aspetto mentre progettava le Kaya S12: come si fa ad ottenere il suono Vivid in un ambiente che non sia enorme? Si può dare al normale ascoltatore che vive in una normale abitazione almeno una parte delle emozioni che si provano ascoltando le Giya G1 Spirit in un ambiente di dimensioni adeguate (parliamo di quasi cento mq)? E ancora: si può andare al di là del classico suono da minidiffusore al quale siamo abituati dopo anni di LS3/2, Tablette ed epigoni vari? La risposta è si, basta saper rinunciare ad un pò di “ego audiofilo” accettando i limiti intrinseci di tale scelta. Limiti che sono peraltro pochi. Proviamo a descrivere la questione da un’altra angolazione: nella stessa sala, per parecchi anni, abbiamo avuto come diffusori residenti le venerabili Magneplanar 1.7i della cui trasparenza e velocità eravamo innamorati. Alla fine però abbiamo dovuto prendere atto che erano diffusori dalla latitudine d’uso troppo limitata a causa della gamma bassa troppo esile. Musica da camera ok, ma orchestra sinfonica, jazz e rock… no, meglio lasciar stare.
Per il resto qualcosa l’abbiamo già scritta: una “bolla di suono” enorme, che si fa fatica a correlare alle dimensioni di questi due oggettini dalle forme biomorfe, all’interno della quale gli elementi sonori sono cesellati con una precisione assoluta. Un esempio: la vecchia hit dei Coldplay The scientist (A Rush of Blood to the Head- 2002) inizia con la voce di Chris Martin accompagnata da un pianoforte. Nel passaggio attraverso le Kaya S12 si ha l’illusione di vedere quello strumento lì davanti a noi, un pò spostato a destra ma saldamente ancorato a terra ed inequivocabilmente riconoscibile come verticale (non a coda). La voce di Martin è credibile, profonda, priva di nasalità e strozzature; in una parola: naturale. Dopo un pò entra una chitarra acustica di accompagnamento e di nuovo la vedi lì, un pò a più a sinistra, all’altezza che ti aspetteresti e con un dettaglio, ricchezza e luminosità incantevoli. La traccia va avanti sino a che non entrano basso e batteria e allora tutto si ancora a terra, diventando solido e materico. Inoltre la profondità dell’immagine è sbalorditiva. Siamo consapevoli del fatto che nelle recensioni siete abituati a leggere tali affermazioni e che potreste pensare: “Ok, niente di nuovo”, ma non è così. In questo caso cogliere la profondità dell’immagine non richiede alcuno sforzo di immaginazione, non c’è bisogno di chiudere gli occhi perché riuscite a percepire, in un modo forse vagamente allucinatorio, una massa sonora che si dispiega ben al già della parete di fondo.
Durante questa prova mi sono ritrovato a concentrarmi molto sulle voci, sia femminili che maschili, perché affascinato dalla capacità di questi diffusori di riprodurle in una forma che è al contempo iper-dettagliata ed estremamente coinvolgente. La cosa non è affatto banale: sembra uno stereotipo ma è purtroppo vero che quando un sistema suona in modo rivelatore e dettagliato, spesso lo fa a discapito della musicalità. Con le Kaya S12 questo non accade; ci sono tutte le informazioni catturate in sede di registrazione ma riproposte con un senso di coinvolgimento che ti fa sentire “dentro” all’evento sonoro.

Conclusioni
Le Vivid Kaya S12 rappresentano un’eccezione nel panorama dei diffusori compatti. L’attenzione ai dettagli tecnici e la capacità di offrire un’esperienza d’ascolto immersiva le rendono ideali per ambienti domestici di piccole e medie dimensioni. Il design innovativo potrebbe non piacere a tutti, ma le prestazioni sonore soddisferanno anche gli ascoltatori più esigenti. Con le Kaya S12, Vivid Audio dimostra che è possibile ottenere un suono di livello high End anche in un formato compatto.
Nella pagina seguente Laurence Dickie risponde ad alcune nostre domande.
Specifiche Tecniche
Tipologia: 2 vie, 2 altoparlanti
Materiale del cabinet: Resina poliuretanica (RIMCast)
Driver:
Tweeter D26 (26 mm, lega d’alluminio)
Mid-woofer C100L (100 mm, lega d’alluminio)
Carico acustico: Bass reflex con tubo rastremato
Sensibilità: 87 dB @ 2.83 VRMS/1 m
Risposta in frequenza: 45 Hz – 25 kHz (-6 dB)
Impedenza nominale: 8 Ohm (min. 5.3 Ohm)
Crossover: 3000 Hz, Linkwitz-Riley 4° ordine
Dimensioni: 400 x 237 x 254 mm
Peso: 6 kg
Prezzo: € 7.500 la coppia IVA inclusa. (stand € 1.900)
Costruttore: Vivid Audio BV
- Info@vividaudio.com
- www.vividaudio.com
Distributore: Audiogamma S.p.A. – Via Nino Bixio 13 – 20900 Monza (MB)




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