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HDAM, la circuitazione discreta Marantz

Moduli HDAM

L’acronimo HDAM significa Hyper Dynamic Amplifier Module e identifica una famiglia di circuiti discreti sviluppati internamente da Marantz all’inizio degli anni Novanta. In un periodo in cui gran parte dell’industria audio aveva ormai adottato amplificatori operazionali integrati sempre più sofisticati, gli ingegneri della casa giapponese decisero di seguire una strada radicalmente diversa. L’idea di fondo era semplice quanto ambiziosa: sostituire un circuito integrato monolitico con un piccolo amplificatore costruito interamente mediante componenti discreti selezionati, montati su una scheda dedicata e ottimizzati esclusivamente per applicazioni audio. Dal punto di vista industriale si trattava di una scelta poco conveniente. Un operazionale moderno integra in pochi millimetri quadrati centinaia di transistor perfettamente accoppiati, offrendo prestazioni eccellenti, costi ridotti e un’elevata ripetibilità produttiva. Un modulo discreto richiede invece decine di componenti, una superficie nettamente superiore sul circuito stampato, tempi di assemblaggio più lunghi e una progettazione molto più complessa. Per Marantz, tuttavia, la possibilità di controllare completamente il comportamento del circuito rappresentava un vantaggio tale da giustificare questo aumento di complessità.

I moduli HDAM contenuti all'interno del leggendario CD-63 KIS

A differenza di un amplificatore operazionale integrato, nel quale il progettista può intervenire esclusivamente sul circuito esterno di retroazione, un modulo HDAM permette al progettista di definire ogni singolo parametro del percorso del segnale: polarizzazione, corrente di riposo, impedenza d’ingresso, capacità di pilotaggio, velocità di risposta, larghezza di banda, compensazione in frequenza e stabilità con carichi complessi. Il risultato è un circuito sviluppato specificamente per quella determinata applicazione e non un dispositivo general purpose adattato all’impiego audio. Nel corso degli anni gli HDAM hanno conosciuto numerose evoluzioni. I primi moduli, utilizzati nei lettori CD e nei preamplificatori degli anni Novanta, erano già caratterizzati da una costruzione completamente discreta, ma le successive generazioni hanno progressivamente migliorato velocità, rumore di fondo e linearità.

Moduli HDAM all'interno di una elettronica multi-canale. Marantz anche in quel caso e per ogni canale utilizza quella tecnologia

Con la serie Premium e successivamente con il progetto della Serie 10 è stata introdotta la più recente famiglia HDAM-SA3, nella quale l’intero layout è stato riprogettato per lavorare all’interno di un’architettura completamente bilanciata. L’aspetto forse più interessante probabilmente riguarda la velocità, ovvero lo slew rate: massima velocità con cui la tensione d’uscita può seguire una variazione del segnale in ingresso. Quando questo parametro non è sufficientemente elevato, i fronti più rapidi vengono inevitabilmente arrotondati, introducendo una forma di distorsione dinamica che, pur difficilmente misurabile con le tradizionali prove sinusoidali, può influenzare la naturalezza della riproduzione musicale, e quindi essere estremamente evidente all’ascolto. I moduli HDAM sono stati progettati proprio per massimizzare questo parametro, grazie all’impiego di transistor discreti ad alta frequenza, percorsi estremamente brevi e una capacità di erogazione di corrente superiore rispetto a quella normalmente disponibile nei circuiti integrati commerciali.

L'ultima versione di HDAM a bordo delle elettroniche della serie 10

Naturalmente questo non significa che un HDAM sia automaticamente migliore di un moderno operazionale audio. Negli ultimi vent’anni dispositivi come gli OPA1612 di Texas Instruments, gli LME49720 di National Semiconductor o i MUSES sviluppati da New Japan Radio hanno raggiunto livelli prestazionali eccezionali, con rumore, distorsione e linearità spesso prossimi ai limiti della strumentazione di misura, ma la differenza sta nell’approccio progettuale. Un circuito integrato rappresenta inevitabilmente un compromesso pensato per soddisfare migliaia di applicazioni differenti. Un HDAM nasce invece esclusivamente per essere utilizzato all’interno di apparecchi Marantz, consentendo agli ingegneri di ottimizzare ogni parametro in funzione dell’architettura complessiva del prodotto. Dopo oltre trent’anni dalla loro introduzione, continuano a rappresentare non tanto una tecnologia alternativa agli amplificatori operazionali moderni, quanto la testimonianza di una precisa filosofia progettuale. Marantz continua a ritenere che lo stadio analogico non debba essere semplicemente acquistato da un catalogo di semiconduttori, ma progettato, ottimizzato e accordato come parte integrante dell’identità sonora dei propri apparecchi. 

Scritto da Audio 2G

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