Il piacere senza tempo del disco argentato
Nel panorama contemporaneo in cui la musica sembra dover passare solo attraverso la rete sempre meno appassionati sembrano aver bisogno di un lettore di CD. In realtà il supporto fisico continua ad avere un pubblico fedele. Molti audiofili infatti possiedono centinaia o migliaia di album in CD e SACD mentre i più giovani stanno riscoprendo il fascino di avere un oggetto fisico, da ricercare nei negozi o nei mercatini, da ascoltare quando si vuole e non pagando un abbonamento mensile. Ecco, dunque, che un player ben strutturato può essere ancora una sorgente appetibile. Specie se costa una cifra ragionevole come il Denon DCD-1700NE, il lettore SACD più abbordabile attualmente sul mercato. Non è un apparecchio universale come ci siamo ormai abituati a vedere utlimamamente, in grado di fare ad esempio da DAC e da streamer allo stesso tempo. È invece un lettore puro, senza ingressi di sorta, con uscite digitali per l’impiego eventualmente di un convertitore esterno e le uscite analogiche rigorosamente RCA, come ai bei vecchi tempi. Vediamo in dettaglio come è fatto.

Costruzione e design: la concretezza di un componente hi-fi tradizionale
Il DCD-1700NE è un componente di taglia intera, imponente ed elegante allo stesso tempo. Il pannello frontale è in alluminio, “nobilitato” vale a dire non una parte ricavata dal pieno ma un profilo creato per smembrarlo. Il display e il caricamento sono centrali con i comandi fisici essenziali posti a destra. Disponibile in nero o nella finitura premium silver, come l’esemplare della prova davvero affascinante. Il peso è mediamente consistente con i suoi nove chili, più di quanto la struttura del telaio, di fattura consumer, non faccia intuire.
Il coperchio presenta delle nervature di irrigidimento lungo i fianchi e sul top ma non ci sono ulteriori soluzioni antivibranti, come del resto consuetudine in questa categoria. Vengono comunque considerato l’aspetto della distribuzione delle vibrazioni posizionando i componenti, come meccanica e trasformatore, in punti strategici del telaio secondo una tecnica definita Direct Mechanical Ground Construction. I pedoni sono in plastica, un po’ rigidi, ma dalla finitura che li fa sembrare ben più pregiati.
L’architettura del DCD-1700NE ricorre al cassetto centrale con una meccanica S.V.H. (Suppress Vibration Hybrid), un sistema di lettura proprietario Denon che mira a contenere le vibrazioni e favorire la stabilità del gruppo di lettura. Il cassetto è in plastica ma ricoperta di uno strato assorbente di gomma. Il meccanismo è abbastanza fluido per quanto non solidissimo.

L’elettronica si sviluppa pensando circuiti di conversione e alimentazione distinti e posti a debita distanza. Le alimentazioni principali sono lineari come dimostra il bel trasformatore a lamierini, di discrete dimensioni e orgogliosamente marcato Denon. È posizionato su di un rinforzo del telaio, così come la meccanica, per aumentare la solidità dell’insieme. Sulla scheda vicino l’ingresso della tensione di rete si notano pure due ponti raddrizzatori integrati, segno che le linee di corrente sono state diversificate a più livelli. La PSU analogica si trova poi lontana, al fianco della meccanica. Include un ponte a diodi discreti e una sezione di filtraggio con condensatori sostanziosi (3300micorfarad a 50 volt, 105°, specifici per Audio) e regolatori montati su dissipatori.
La parte di segnale è disposta su due livelli, quello superiore alloggia circuiti digitali, su cui riconosciamo l’integrato codificatore tuttofare e molto diffuso PCM9211 di Texas Instruments, mentre quella sottostante cura l’uscita analogica. La scheda propriamente audio è sul livello inferiore. Qui si scorgono il DAC, degli operazionali OPA1688 Soundplus e molti componenti discreti a foro passante, come condensatori elettrolitici di differente tipo, Elma o altri marchiati Denon.
Il DAC implementato è un PCM1795, un classico della famiglia Burr-Brown, di certo non un chip di ultima generazione ma che sa il fatto suo vista la sua presenza ultraventennale sul mercato. Ha una risoluzione dichiarata fino a 32 bit e 192 kHz, utile come noto per sfruttare l’over-sampling che migliora la conversione dei flussi a risoluzioni come il tradizionale 16 bit 44,1 kHz dei CD. Denon implementa da anni un suo algoritmo di over-sampling denominato Advanced AL32 Processing Plus che aumenta la profondità di bit del segnale fino a 32 bit e poi applica filtri di interpolazione proprietari per incrementare la frequenza di campionamento. Altro punto curato da Denon è il clock. Il DCD-1700NE adotta una soluzione denominata DAC Master Clock Design per abbattere il jitter, uno dei punti più delicati della conversione specie se abbinata a lettura ottica. Qui in pratica il segnale viene reso sincrono con il DAC e non con la meccanica, migliorando sensibilmente la temporizzazione dei campioni.
Funzionalità: no al superfluo!
Prendere un CD dalla libreria, aprire la custodia, posare il dischetto sul cassettino. Un gesto rituale che per anni abbiamo compiuto amorevolmente e che ora per molti è un ricordo sbiadito. Con il DCD-1700NE lo si può rinverdire ed è quello che ho fatto nel piacevole periodo di prova trascorso. Il lettore giapponese non offre funzioni extra a quelle della lettura e rimane per questo, forse, ancora più affasciante. Una volta che il dischetto gira si possono utilizzare i comandi fisici sul pannello oppure dal telecomando. Quest’ultimo è un modello predisposto per una larga serie di apparecchi Denon, quindi affollato di tasti, ma che qui in pratica serve unicamente per i classici PLAY-PAUSE-SKIP- STOP, la chiamata numerica delle tracce, e poco altro come, ad esempio, la preferenza di lettura degli strati sui SACD. Non è prevista nemmeno l’apertura del cassetto a distanza, funzione effettivamente superflua visto che poi ti devi alzare per cambiare il disco, ma alla quale personalmente ero abituato. C’è invece una funzione Pure Direct che spegne il display e le uscite digitali per limitare le fonti di possibili rumore elettronico.
Riflettendo, il fatto di non avere molte “distrazioni” nelle impostazioni può essere eventualmente un vantaggio. Non si possono cambiare i filtri digitali, ad esempio, motivo per cui non ci dobbiamo eventualmente sbattere a cercare quello che (forse…) riesciremmo ad indovinare alla cieca un numero significativo di volte. Ci ha già pensato Denon ad ottimizzare il tutto con il filtro Advanced AL32 Processing Plus, punto.
Il display a singola riga concede la visione di contenuti testuali dei SACD che ne sono dotati. Le uscite analogiche posteriori sono unicamente RCA e sono a livello fisso a 2 volt. Il volume non è dunque regolabile, come nelle macchine digitali delle prime generazioni.
Volendo comunque c’è la possibilità di ascoltare formati in alta risoluzione oltre quelli standard CD e SACD (anche multicanale le cui tracce subiscono down-mixing a stereo). La meccanica legge i supporti registrabili CD-R/RW e DVD-R/-RW/+R/+RW e tramite questi si può avere accesso a file ALAC, FLAC, oppure WAV fino a 24-bit-192kHz così come DSD 2,8 MHz e 5,6MHz ma anche MP3.
Test di ascolto: senza complessi di inferiorità
Il DCD-1700NE è dunque un player duro e puro, come quelli che avremmo incontrato agli albori del digitale. È però una macchina ben più moderna che si giova di decenni di evoluzione tecnologica in fatto di conversione. Mi piace sottolineare come i difetti evidenti del digitale della prima era non fossero solo imputabili al formato, effettivamente un po’ “risicato”, ma anche alla tecnologia di conversione D/A. I chip DAC prodotti da una quindicina di anni a questa parte hanno di fatto annullato, quasi ogni problema proprio nel trattamento dei flussi alla risoluzione CD. Riprodurre un dischetto al giorno d’oggi con una meccanica ottica può portare alle stesse prestazioni di un flusso di streaming, ovviamente a parità di fonte di dati. In più il DCD-1700NE è un SACD player, in grado di leggere il formato bitstream ad alta risoluzione che avrebbe potuto avere successo migliore se le solo Philips e Sony avessero lasciato qualche concessione alle scelte protezionistiche contro la pirateria (tipo la possibilità di uscita verso DAC esterni). Dal punto di vista tecnico e sonoro si potrebbe parlare della superiorità del DSD contro il vecchio povero formato 16 bit 44 kHz oppure sugli Hi-Res in PCM. Personalmente, anche in questo caso, torno al discorso che ruota intorno alla qualità delle conversione D/A che allo stato attuale ha favorito una riduzione del gap.

Questo preambolo per arrivare ad elogiare le prestazioni del DCD-1700NE che di fatto sono molto soddisfacenti. La sensazione che colpisce inizialmente è quella di un ottimo dettaglio, con contorni sonori rifiniti in maniera accurata. La trasparenza è notevole, non rara nelle macchine digitali moderne, e si ha l’apprezzabile sensazione di percepire le sorgenti virtuali sullo stage, nette e ben collocate. I piatti della batteria, ad esempio, provengono da una precisa posizione, si riesce a seguirne pure con facilità il decadimento delle vibrazioni. Allo stesso tempo non perdiamo il fuoco su una voce oppure su un contrabasso o dei fiati, che rimangono collocati debita distanza tra loro. I suoni ambientali appaiono sempre bene in evidenza, si apprezza il riverbero dell’ambiente di registrazione ove presente. Gli attacchi musicali sono decisi, validi per riprodurre il pianoforte con una buona dose di credibilità e chiarezza. L’estensione in alto è convincente, una impostazione rigorosa ma che non affatica. Non un lettore “caldo” in senso lato ma una sorgente digitale oramai matura. In sostanza il DCD-1700NE è neutro, sincero ai imiti della “scortesia” quando ti mette in evidenza che molto dischetti datati erano effettivamente un po’ affaticanti.
In gamma bassa il lettore giapponese riesce a scendere ed essere giustamente autorevole. Se in qualche frangente ho percepito un po’ di gommosità, con particolari incisioni meno curate, oppure avrei voluto un po’ di corpo su altre non è probabilmente da imputare esclusivamente al nostro lettore. Qualora lo fosse la logica ci dice che è questo il motivo per cui Denon ha in catalogo un modello superiore, il bellissimo DCD-3000NE.
Conclusioni
Per chi considera la musica un patrimonio da conservare e non un invisibile flusso digitale ci sono ancora opportunità di scegliere validi lettori come il DCD-1700NE. Denon/Marantz è uno degli ultimi costruttori a produrre meccaniche di letture ottiche, la cui disponibilità verso altri produttori-clienti sarà sempre più ristretta in futuro. In questa prospettiva questo lettore SACD ha un valore anche maggiore di quello del semplice prezzo di listino. È una macchina costruita con raziocinio, essenziale nelle funzioni ma generosa nelle prestazioni sonore. Il suono riprodotto non delude e può garantire soddisfazioni senza troppi complessi di inferiorità con streamer e DAC verso i quali non è da considerare tanto come alternativa quanto il complemento in un moderno impianto di livello.
Caratteristiche tecniche:
- Formati principali: CD, CD-R/RW, SACD.
- Meccanica: Denon S.V.H.
- Convertitore D/A: TI/Burr-Brown PCM1795.
- Elaborazione digitale: Advanced AL32 Processing Plus.
- Clock: DAC Master Clock Design.
- Risposta in frequenza CD: 2 Hz–20 kHz, ±0,5 dB.
- Risposta in frequenza SACD: 2 Hz–50 kHz, −3 dB.
- Rapporto segnale/rumore CD: 117 dB.
- Rapporto segnale/rumore SACD: 119 dB.
- Distorsione armonica CD: 0,0016% a 1 kHz.
- Distorsione armonica SACD: 0,0010% a 1 kHz.
- Livello d’uscita analogica: 2,0 volt RMS.
- Uscite analogiche: Stereo RCA.
- Uscite digitali: Ottica e coassiale.
- Dimensioni (L × A × P): 434 × 135 × 384 mm.
- Peso: 9 kg.
- Consumo dichiarato: 24 watt.
Costruttore: D&M Holdings Inc. (Denon) 2-1 Nisshin-cho, Kawasaki-ku, Kanagawa 210-8569 Giappone
Distributore: Marantz Italy S.r.l. Via Giuseppe Manfredi, 98 29122 Piacenza (PC)



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