É di qualche giorno fa la notizia che Cambridge Audio, grazie ad un aggiornamento firmware dei suoi prodotti basati sulla piattaforma StreamMagic di 2ª e 3ª generazione, ha aggiunto Qobuz Connect alla lista dei servizi di streaming supportati.

Solo pochi mesi fa un’altro aggiornamento firmware aveva dato la possibilità agli utenti dell’hardware interessato di accedere ai contenuti di Spotify Connect e TIDAL Connect. A livello pratico ciò significa che è possibile ascoltare musica in streaming stabilendo una connessione diretta tra il server e il lettore di rete, quindi senza necessità di dotarsi di un hardware aggiuntivo. In tale contesto la app (Qobuz nel caso specifico) si limita a svolgere il ruolo di controller, ovvero una sorta di telecomando che non entra in alcun modo nel percorso del segnale. In precedenza, per chi utilizzava uno smart device, l’accesso ai contenuti di Qobuz o di un qualsivoglia altro servizio di streaming, richiedeva il collegamento via Bluetooth, AirPlay o Chromecast al fine di trasmettere il segnale dallo smartphone (o tablet) verso un dispositivo compatibile. Tale soluzione implica tuttavia delle limitazioni tanto qualitative quanto pratiche, ad esempio l’esaurimento della batteria del dispositivo smart o anche una semplice notifica dai social che causa l’interruzione dello riproduzione.
Perché la notizia dell’aggiornamento firmware di Cambridge Audio è interessante? Perché la lista dei modelli interessati comprende:
- StreamMagic 6 V2 (settembre 2014);
- CXN (gennaio 2015);
- CXR120 e CXR200 AV (gennaio 2015);
- Azur 851N (febbraio 2015);
- CXN V2 (gennaio 2018);
- Edge NQ (giugno 2018).
Si tratta di modelli piuttosto datati, alcuni dei quali risalenti a più di dieci anni fa, che possono essere aggiornati in virtù del fatto che si basano su una piattaforma proprietaria che Cambridge Audio può gestire a suo piacimento. Nel nostro settore, in quello dello streaming in particolare, dieci anni sono davvero tanti. Basti pensare che nel 2014 Tidal era appena stata fondata, che la più anziana Qobuz (2007) operava solo in Francia, e che Spotify Connect (2013) funzionava già ma solo in modalità lossy (e così avrebbe continuato per moltissimo tempo).
Senza voler tirare in ballo le catastrofiche storie riguardanti gli aggiornamenti di SONOS del 2024, o la dismissione della piattaforma SoundTech di BOSE, è indubbio che uno dei timori che tengono lontani dall’audio in streaming alcuni appassionati è legato alla durata nel tempo dei servizi e all’obsolescenza dei prodotti che tali servizi dovrebbero utilizzare. Il virtuoso esempio di Cambridge Audio potrebbe forse servire a costruire un clima di maggior fiducia tra quegli appassionati che prendono in considerazione solo i supporti fisici come CD, SACD e vinili.
Giulio Salvioni




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