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JBL4309 Studio Monitor

Uno dei grandi misteri irrisolti dell’altra fedeltà, almeno per il sottoscritto, è la numerazione assegnata ai modelli JBL. Da oltre ottanta anni, infatti, il costruttore statunitense utilizza sequenze numeriche all’apparenza indecifrabili, apparentemente scorrelate anche da possibili motivazioni tecniche. Si intuisce che i monitor attuali hanno il 43 mentre la serie high-end Summit ha il 9. Il resto però sembra un terno all’otto o al limite un ambo se volessimo giocare il 43 e il 9 (sulla ruota di Northridge – California, mi raccomando), visto che stiamo per conoscere i JBL 4309, i più piccoli Studio Monitor passivi.

4309 sono disponibili in finitura nera o noce

Blue and Horns - La tradizione dei monitor americani

Pochi prodotti riescono a coniugare identità storica e coerenza progettuale come i diffusori californiani. Wooferoni bianchi e frontali blu che siano, i monitor JBL sono sempre facilmente identificabili, qualcosa che anche chi non è un “devoto” dell’alta fedeltà è in grado di riconoscere a colpo d’occhio. Nel caso dei 4309 non abbiamo i suddetti woofer bianchi ma un più convenzionale cono in carta nera. Però c’è il frontale blu. Il sistema è un due vie bass reflex (leggetevi se volete il nostro approfondimento bass-reflex vs cassa chiusa qui) con doppio condotto frontale. Il driver superiore è caricato a tromba la cui apertura occupa quasi la metà superiore del pannello frontale. La restante parte, dove è alloggiato il midwoofer da 6,5 pollici e i due condotti reflex, è invece un pannello del classico blu JBL che è quasi un peccato coprire con la griglia, almeno nella versione con elegante finitura nera che ha la griglia in tinta mentre in quella noce la tela è blu. Le proporzioni sono quelle di un parallelepipedo più largo che lungo, in controtendenza con la teoria dei baffle frontali stretti, ma che sembrano rispettare il famoso rapporto aureo 1,62. La tromba è evidentemente un elemento caratterizzante sia per l’occhio che per l’orecchio. È realizzata in materiale plastico rigido e ha una forma particolare chiamata HDI (High Definition Imaging) derivata dagli studi fatti nei laboratori di Northridge. Il team di ricercatori del gruppo Harman da anni promuove il concetto di dispersione il più possibile omogenea. Secondo loro non basta infatti che il diffusore abbia risposta in frequenza lineare in asse, deve averla il più possibile anche fuori asse. Questo perché dalla nostra seduta non ascoltiamo solamente l’emissione diretta ma anche una parte di suono riflesso dall’ambiente, ad esempio proveniente dalle pareti laterali che sono colpite proprio dall’emissione fuori asse del diffusore. In Harman hanno messo a punto una misura composta, definita “Spinorama” (ormai è sempre più considerata come un’indagine standard anche dai produttori concorrenti) in cui il diffusore viene analizzato da diverse angolazioni in funzione delle riflessioni ambientali. L’applicazione di questo concetto sul caricamento a tromba ha portato dunque alla forma che vediamo nei driver HDI, ora impiegati su diverse linee JBL ma che derivano dal sistema professionale M2 Master Reference Monitor. Alcuni anni fa ho avuto l’opportunità di visitare il centro ricerca Harman di Northridge e di rendermi conto di come proprio questo diffusore fosse considerato un riferimento in molte delle loro sale o laboratori.

Il sistema professionale M2 Master Reference Monitor viene utilizzato nel centro Harman di Northridge come riferimento in molte delle loro sale o laboratori.

Il profilo della tromba HDI è applicato ad un driver a compressione 2410H-2 dotato di membrana da un pollice in Teonex®, un materiale derivato dal polietilene, con eccellenti proprietà meccaniche e chimiche. Il driver a compressione è evidentemente una scelta che deriva dal DNA professionale di JBL, che qui è applicato non tanto per avere una efficienza alta (il diffusore non supera i 87 dB di sensibilità) quanto per ottenere una determinata resa dinamica del diffusore. Tale trasduttore consente anche un incrocio con il midwoofer relativamente basso a 1,6 kHz. A proposito di incroci la scheda crossover è posta all’interno del panello posteriore, proprio in corrispondenza dell’unità alti, difficile da ispezionare senza rischiare di danneggiare il diffusore. Sul bordo inferiore della tromba c’è un controllo di livello per l’alta frequenza, utile per compensare la resa ambientale o bilanciare l’abbinamento con altri componenti della catena audio. Il selettore rotativo, una sorta di vite a testa tonda azionabile ad esempio con una monetina, ha cinque posizioni, quella per la resa flat più due in attenuazione e due in incremento con passi abbastanza fini da 0,5 dB. La parte medio bassa è affidata ad un midwoofer da 6,5 pollici con cono in polpa di cellulosa e sospensione in gomma. Il gruppo magnetico è di notevoli dimensioni e presenta un ampio foro di decompressione sul fondo. Il cestello è in pressofusione di alluminio e ha un design aerodinamico con bracci posizionati in coppie disposte a 120 gradi tra di loro. Non presenta particolari aperture di areazione all’altezza del collare dove si fissa il gruppo magnetico ragion per cui è impossibile “sbirciare” all’interno per vedere la bobina. L’altoparlante è marcato JBL e prodotto da Eastech, colosso cinese OEM che è anche proprietario di Scan Speak A/S.

I condotti reflex hanno una lunghezza che sfrutta anche lo sviluppo verticale del mobile facendo una curva a novanta gradi internamente ed arrivando quindi a circa venticinque centimetri, una estensione impossibile da raggiungere linearmente visto che la profondità del cabinet è di ventitré centimetri. Entrambe le imboccature, sia quella esterna che quella interna, sono svasate per ridurre le turbolenze e in questa direzione gioca un ruolo efficace anche lo sdoppiamento dei condotti piuttosto che l’apertura unica. Grazie al posizionamento delle aperture sul frontale è possibile l’accostamento dei diffusori alla parete di fondo che anzi, come vedremo nel test di ascolto gradiscono essere messi con le “spalle al muro”. Il mobile è realizzato in MDF da quasi due centimetri di spessore, con irrigidimenti interni aperti (H-bracing) che si trovano all’altezza del bordo inferiore della tromba. Appare solido e ben smorzato ed è riempito di materiale assorbente di media densità. Sul pannello posteriore troviamo una morsettiera tradizionale, una vaschetta in plastica e contatti dorati non isolati e predisposti per bi-wiring o bi-amping. Il cabinet ha una sottile base di appoggio, spessa circa un centimetro e smussata lungo il bordo, che appesantisce la parte inferiore del diffusore e lo solleva leggermente dalla superficie di appoggio.

Lo spaccato del diffusore mostra il rinforzo interno e lo sviluppo ad angolo retto dei condotti reflex. Si nota pure il posizionamento del crossover e come siano allineati i driver

L’ascolto - Piccoli monitor, grandi soddisfazioni

Il periodo di prova si è svolto in ambiente domestico, sala mediamente trattata da trenta metri quadri e stand da 60 centimetri come consigliato. Sono stati impiegati diversi amplificatori a disposizione (Anthem MRX720, WiiM Amp Ultra e Arcam A15+) per comprendere quale fosse il comportamento in funzione di un diverso pilotaggio. I JBL4309 hanno mostrato di gradire una condotta abbastanza energica, sono infatti diffusori a tromba ma non propriamente ad alta efficienza. Chi li scegliesse credendo di poterli abbinare ad amplificatori di bassa potenza sarebbe fuori strada. Sono dinamici e generosi ma hanno bisogno di una buona potenza per potersi esprimere al meglio. I 4309 mostrano facilmente muscoli e il loro indubbio carattere se l’amplificatore è all’altezza, una ottantina di robusti watt sono, a personale avviso, il minimo consigliabile. È sembrato congruo l’abbinamento con l’Arcam A15+ sia dal punto di vista energetico che da quello timbrico. Il timbro dei 4309 è schietto e apprezzabilmente aperto, non privo di qualche caratterizzazione in gamma medio alta che però passa spesso inosservata grazie alle altre qualità a contorno. Tra tutte spicca la resa del registro inferiore che è accattivante e sostanzioso e piacerà a chi ama un sound solido. Il basso in effetti ha una buona profondità e si distingue più per la presenza, nonché la sensazione di controllo, che per la discesa verso gli “infrasuoni”. Driver di simili dimensioni fisicamente non possono competere con calibri maggiori ma i progettisti qui hanno sfruttato davvero al meglio le doti del midwoofer e della sua forza dosando anche il contributo dell’emissione reflex che appare bene integrato. Nei sistemi JBL di alto livello mi è sempre piaciuta la velocità nei transienti e la capacità di trasmettere tanta energia all’ambiente, sempre a patto che l’amplificazione fosse adeguata. I 4309 si comportano in proporzione e possono regalare notevole coinvolgimento nonostante le loro dimensioni compatte. Ho voluto ascoltare come primo brano “Fast Car” di Tracy Chapman, da un album che in Harman considerano forse il più discriminante dopo le prove che hanno effettuate impiegando diversi campioni di ascoltatori. Effettivamente con questa traccia i diffusori si sono espressi in maniera impeccabile mostrando una voce credibile, con inflessioni del medio alto del tutto marginali. L’ascolto nel complesso è stato reso godibile dalla chitarra, dettagliata e ricca di armonici, e dalla batteria decisa. Il basso poi è apparso inizialmente legato ma si è sciolto abbastanza rapidamente, dimostrando in breve la sua autorevolezza e buona articolazione.

La risposta in frequenza ambientale a terzi di ottava (rilevata in configurazione stereo dal punto di ascolto della prova, interessante per avere indicazioni sulla resa del test effettuato). Si nota una certa presenza della gamma bassa al di sotto dei 100 Hz e una lieve enfasi a 1 kHz, non rara per dei diffusori monitor.

Anche se non ho mai trovato opportuno classificare un componente adatto ad uno specifico genere devo dire che questi diffusori americani hanno un certo feeling con il rock. “Ain’t Talking ‘Bout Love” di Van Hallen ha superato le aspettative che avevo riguardo un diffusore da stand con la chitarra elettrica brillante e diretta, i cui gli effetti e la distorsione non si snaturano anche alzando oltre il lecito il volume. Ho poi trovato davvero avvincete l’ascolto di “Mezzanine” dei Massive Attack, album reso a tratti spettacolare quasi fosse un sistema da pavimento. Il disco è particolarmente denso in gamma bassa, sound che ben si sposa con le caratteristiche dei 4309 che sono riusciti a trasmettere un ritmo serrato e colpi profondi, ricreando in maniera appropriata l’atmosfera cupa e minacciosa che ad esempio pervade “Angel”. Le sonorità a tratti sporche a tratti brillanti dell’album sono state messe perfettamente in evidenza. L’impostazione monitor gli permette di essere rivelatori e sinceri e contemporaneamente tende a porre su di un unico piano suoni e strumenti. La scena, quindi, è più propensa ad avanzare verso l’ascoltare piuttosto che a svilupparsi in profondità, specie se si vuole sfruttare il rinforzo in basso della parete di fondo. Bisogna per questo scegliere bene le dimensioni geometriche del triangolo diffusori-punto di ascolto e dosare la distanza dalla parete in modo da sfruttare le potenzialità indubbie di questi diffusori. Altrimenti è facile quando si cerca un certo “respiro” ambientale, sia in ampiezza che in profondità, come nella musica classica, trovarsi ad assistere allo spettacolo quasi sul podio piuttosto che in decima fila. È una questione di gusto nonché di abitudine percepire gli esecutori a distanza ravvicinata. Mi è capitato ad esempio ascoltando Anne-Sophie Mutter nel Concerto per Violino di Beethoven condotto da Karajan, trovando la solista più vicina di quanto ero abituato con altri sistemi e allineata al resto dell’orchestra, complice pure l’impostazione asciutta della registrazione. Anche con la classica gli speaker californiani sono stati coerenti con la loro indole monitor anche a livello timbrico, mostrando strumenti vividi e precisi.

Conclusioni - JBL: Numeri sempre vincenti

Se la numerazione è un mistero risulta invece facile comprendere perché JBL sia un caposaldo per molti appassionati.  Senza scomodare i grandi sistemi della casa anche in una realizzazione compatta come questa troviamo le caratteristiche che hanno reso famoso il costruttore americano.  In un mondo sempre più omologato c’è ancora chi fa le cose continuando sviluppo e ricerca nel segno della propria tradizione. Un monitor JBL si distingue sempre per forme, colori o driver ma soprattutto per il suono. Un suono di carattere, a tratti forse anche minimamente caratterizzato ma che alla fine risulta vincente. I 4309 sono la rappresentazione in scala dei grandi monitor californiani e potranno regalare proporzionalmente le sensazioni e l’intensità che JBL ha dimostrato in 80 anni di storia.

Caratteristiche tecniche:

  • Tipo: Diffusore da scaffale a 2 vie.
  • Driver basse frequenze: Woofer da 6,5″ (165 mm) con cono in pura cellulosa.
  • Driver alte frequenze: 2410H-2 da 1″ (25 mm) ad anello anulare, driver a compressione con diaframma in Teonex® e tromba con geometria avanzata HDI™.
  • Potenza amplificatore consigliata: 25 – 150 W RMS.
  • Impedenza: 4 ohm.
  • Sensibilità: 87 dB / 2,83 volt / 1 m.
  • Risposta in frequenza: 42 Hz – 30 kHz (-6 dB).
  • Angolo di copertura (-6 dB): 100° orizzontale × 80° verticale, da 2 kHz a 17 kHz.
  • Frequenza di crossover: 1,6 kHz.
  • Altezza supporto consigliata: 60 cm.
  • Tipo di cabinet: Struttura rinforzata a H, bass-reflex con condotti frontali.
  • Griglia: Stile monitor coordinato con la tromba, disponibile in blu scuro (con cabinet noce) e nero (con cabinet nero).
  • Dimensioni con griglia: 420 mm 260 mm 228,6 mm (A × L × P).
  • Controlli: Controllo di tono UHF.
  • Tipo di ingresso: Doppia coppia di morsetti placcati oro con ponticelli.
  • Peso (cadauno): 10,98 kg.
  • Peso spedizione: 24,0 kg.

Costruttore: JBL

Distributore: Audiogamma

Prezzo: 2750 € la coppia

Scritto da Andrea Allegri

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