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La registrazione audio: una storia minima (parte seconda)

Periodo elettrico (1925  – 1945)

Dopo la fine della prima guerra mondiale le case discografiche iniziarono ad affrontare il loro primo avversario: la radio. All’inizio degli anni venti questo mezzo aveva conosciuto una notevole diffusione e la qualità del suono ottenuta tramite microfono e altoparlante era di gran lunga superiore a quella della registrazione meccanica del grammofono. Questa differenza non sfuggì alle aziende che avevano iniziato a sperimentare sistemi di registrazione basati sui microfoni – dispositivo recentemente inventato – al posto della tromba (HMV aveva un sistema sperimentale attivo e funzionante nel 1924). Il secondo periodo della storia che stiamo raccontando si apre in questo contesto con l’introduzione del sistema integrato della Western Electric costituito da microfoni elettrici, amplificatori di segnali elettronici e registratori elettromeccanici; tale sistema venne rapidamente adottato dalle principali etichette discografiche statunitensi a partire dal 1925, mentre in Europa ne vennero realizzate diverse varianti essenzialmente finalizzate ad evitare il pagamento delle onerose Royalties che il produttore americano richiedeva.

Maxfield e Harrison erano due ingegneri dei Bell Telephone Laboratories che negli anni venti avevano avuto l’incarico di sviluppare dei sistemi di amplificazione per eventi pubblici di elevata qualità. Il raggiungimento di tale obiettivo implicava grandi potenze in uscita su un’ampia gamma di frequenze e al contempo bassa distorsione. Il know how acquisito nel corso del lavoro permise loro di approcciare al tema della registrazione con una conoscenza mai applicata in precedenza a quel tema. Per la prima volta tutti gli elementi della registrazione, dalla sorgente fino alla macchina su cui doveva essere riprodotto il disco, furono oggetto di ricerca scientifica. Il risultato fu il sistema di registrazione Western Electric (talvolta Westrex (Fig. 6)).

La realizzazione del sistema W.E. fu resa possibile dall’introduzione, negli anni precedenti, di alcune tecnologie tra le quali dobbiamo senz’altro ricordare il primo tubo a vuoto (o valvola termoionica), cioè il triodo a firma di A. Fleming; si tratta di un dispositivo elettronico di amplificazione ancora oggi prodotto ed in uso. Un’altra importante invenzione, che contribuì al miglioramento della riproduzione del suono, fu la costruzione, nel 1911, del primo altoparlante a bobina mobile, il Magnavox Loudspeaker,

(Fig. 6) Materiale illustrativo del sistema Westrex (circa 1925)

per mano di Edwin Pridham e Peter Jensen, la cui prima dimostrazione pubblica avvenne il 10 Dicembre 1915 presso il Golden Gate Park di San Francisco. Relativamente a questa invenzione è interessante notare come il suo principio di funzionamento – sostanzialmente un microfono al contrario – sia rimasto concettualmente invariato sino ai giorni nostri, sebbene integrando miglioramenti nei materiali costruttivi. Quello che nell’altoparlante originale era un cono di carta pieghettata al fine di migliorarne la rigidità è oggi un cono in fibra di carbonio o ceramica; anche il “motore” dell’altoparlante, ovvero il gruppo magnetico, si è evoluto utilizzando sofisticati materiali quali il neodimio; il principio generale resta tuttavia il medesimo. 

A dispetto del nome, nel periodo elettrico la registrazione del suono era un processo tecnologicamente ibrido: il suono veniva catturato, amplificato, filtrato e bilanciato elettronicamente e anche la testina di taglio del disco era alimentata elettricamente. Rimaneva tuttavia nel processo una cospicua quota basata sulla meccanica: il segnale era ancora fisicamente trascritto in un disco “master” di cera. Inoltre, i dischi destinati agli utenti finali venivano prodotti in serie mediante un processo meccanico utilizzando uno stampo metallico, ottenuto per elettro-formatura dal master di cera, impiegando una sostanza adatta all’uopo, dapprima un composto a base di gommalacca, successivamente plastica polivinilica.

I risultati ottenuti con il sistema Westrex resero obsoleta la registrazione acustica. Per la prima volta era possibile registrare in modo accurato un’intera orchestra. Ora il grammofono poteva rivaleggiare con la radio. Nel giro di poche settimane, Victor e Columbia negli Stati Uniti e HMV e la Columbia inglese si convertirono al nuovo processo. Le prime registrazioni elettriche furono principalmente di musica popolare, ma presto seguì la classica quando una volta comprese le specifiche esigenze di quel genere.

Tra i meriti da ascrivere al sistema Western Electric vi è certamente il notevole miglioramento della fedeltà della registrazione del suono, avendo aumentato la gamma di frequenze riproducibili (tra i 60 Hz e 6.000 Hz) e, sopratutto, consentendo agli ingegneri del suono – figura professionale che nasce in questo periodo – di catturare un’immagine spaziale più ampia e un suono armonicamente più ricco, dettagliato ed equilibrato, anche grazie all’impiego contemporaneo di più microfoni collegati ad amplificatori elettronici a più canali (Multichannel), compressori, filtri e mixer. Inoltre, lo sviluppo di amplificatori elettronici per strumenti musicali permise a strumenti dall’emissione meno potente, come la chitarra e il contrabbasso, di poter essere registrati a fianco degli ottoni e altri strumenti naturalmente più dotati in tal senso.

Scritto da Giulio Salvioni

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