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Unison Research Unico Dm v2 e Unico Pre

Unison Research Unico Dm v2 e Unico Pre: l’ascolto

La prova di ascolto dell’accoppiata Unison Research è stata effettuata collegando a valle una eccellente coppia di diffusori da pavimento, ovvero le B&W 804D5, delle quali potete leggere qui la prova. Altrettanto eccellente era l’anello a monte, ovvero la sorgente, che in questo caso era costituita dal DAC/Streamer Rockna Wavedream Reference, anch’esso provato per il nostro Canale YouTube e per il sito. Insomma, un impianto di eccellenza per mettere in condizione di esprimersi al meglio questo pre e finale dal quale ci aspettavamo moltissimo. E l’attesa non è andata delusa, anzi siamo rimasti davvero colpiti da qualcosa che non esiterei a definire innovativo. Cosa? Semplice: il Suono. Già, perché l’Unico Pre e l’Unico DM v2 uniscono alla potenza – più che sufficiente a far esprimere al meglio le esigenti 804 D5 – e alla raffinatezza di cui riferirò più avanti, un particolare tipo di emissione che, almeno sulle prime, mi ha lasciato spiazzato. Mi riferisco al fatto che queste elettroniche funzionano allo stesso modo a basso volume, a volume medio e ad alto volume. Provo a spiegarmi: vi sarà capitato di notare che ogni impianto ha un ben definito range di volume all’interno del quale si esprime al meglio. Tenendo il volume troppo basso il suono è poco energico e definito, carente in termini di focalizzazione e chiarezza. Tenendolo troppo alto la coerenza timbrica inizia a diminuire, la scatola sonora si appiattisce e iniziano a farsi sentire i piccoli, perniciosi effetti della distorsione. Bene, tutto ciò non accade con questi nuovi Unison dove si ha, sin dalle prime battute, la sensazione di star ascoltando quanto di meglio il sistema abbia da offrire indipendentemente dalla posizione della manopola del volume. A basso livello, magari durante un ascolto “intimista” svolto nelle ore notturne, tale caratteristica aiuta a non perdere neanche una stilla del messaggio musicale della traccia che si sta ascoltando. Di contro, ad alto livello, si arriva a pressioni da stadio senza nemmeno accorgersene. Nel caso della nostra prova l’indicatore che qualcosa di diverso dal solito stava accadendo era dato dall’inusuale escursione del woofer delle B&W che venivano sferzati dalla coppia italica senza apparente affanno. Ciò detto è evidente che c’è sempre un livello “naturale” al quale dovrebbe essere svolto un ascolto e che questo livello varia in funzione del contenuto della traccia. Insomma, un conto è ascoltare i Dream Theater, un’altro una Sinfonia di Mahler e un’altro ancora un quartetto d’archi. Di sicuro la coppia Unison Research è in grado di accompagnarci in tutti questi ascolti, diversissimi tra loro, garantendo sempre un suono privo di qualsivoglia accenno di distorsione.

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I pannelli laterali e superiore sono lavorati con motivi estetici traforati. In particolare è possibile distinguere il logo Unison.

C’è una traccia che io amo molto e che da anni è presente in una delle mie playlist per i test di ascolto: Behind the Yashmak, tratto da live in Hamburg dell’Esbjörn Svensson Trio (ACT 2007), che mi ha permesso di apprezzare la particolare natura della coppia Unico. Il brano si apre con un assolo di contrabbasso acustico eseguito da Magnus Öström di complessità via via crescente, accompagnato da alcune tenui sonorità elettroniche. Qui l’amplificazione italiana si esprime con grande autorevolezza e controllo riuscendo a restituire la pienezza del suono dello strumento acustico con mirabile precisone. A questo fa seguito il tema principale sviluppato dal compianto pianista scandinavo che si articola in un crescendo vertiginoso sul quale si innesta la batteria di Dan Berglund. I colori e le peculiarità armoniche, tanto del pianoforte quanto del contrabbasso, sono state restituite con la massima fedeltà sia nei pianissimo iniziali sia nel Climax finale dove l’eccezionale spinta del finale Unico DM v2, unitamente alla assoluta assenza di distorsione mi hanno regalato una grandissima emozione. Complice l’eccellente registrazione, la sensazione del Live  è davvero fortissima e, credetemi, per spingermi a scrivere una cosa del genere non si tratta del solito luogo comune.

Il banco di prova costituito dalla musica sinfonica non fa che confermare le mie impressioni. In particolare l’intelligibilità del messaggio nel corso dei pianissimo permette all’ascoltatore di non perdere una battuta permettendogli di entrare in sintonia con la struttura compositiva della partitura. Il primo movimento (Allegro moderato) del concerto per violino e orchestra in Re minore op. 47 di Sibelius, qui nella interpretazione diretta da Klaus Mäkelä con la Oslo Philharmonic Orchestra, solista Janine Jansen (Decca), si apre con una introduzione degli archi in tremolo cui fa seguito l’entrata del solista che presenta il tema principale, di ampio respiro ed espressività. Con altre amplificazioni mi è capitato di dover alzare un pò il volume per riuscire a cogliere al meglio le rarefatte atmosfere – tipicamente nordiche – durante i primi attimi della riproduzione, trovandomi poi a doverlo repentinamente abbassare allorquando nel finale entra l’intera orchestra. Con la coppia Unison Research non ne ho avuto la necessità proprio grazie all’eccezionale capacità di risoluzione e microdinamica ai bassi livelli.

Come esplicitato in apertura di paragrafo queste impressioni di ascolto sono riferite all’impiego con il DAC/Streamer Rockna, ma cosa cambia con il DAC interno? Beh, a parità di sorgente, ovvero il server Roon che gira sul mio Antipodes K30, la differenza si è rivelata piuttosto marcata secondo tutti i parametri ma, quello che è stato il più evidente, è una minore accuratezza timbrica. Degna di nota invece la sezione phono, silenziosa, dinamica e timbricamente corretta. 

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In questa immagine l'Unico Pre nella livrea Velvet Gold. Il Display è ben leggibile anche a distanza.

Conclusioni

Come sapete la mia formazione non è quella di un tecnico elettronico, dunque quanto mi accingo a scrivere potrebbe non avere alcun un valore. Tuttavia ritengo che, in un settore dove ormai moltissime soluzioni tecniche sono state sperimentate e dove quella che viene rappresentata come innovazione tecnologica è spesso poco più di un “aggiustamento” di soluzioni tecniche risalenti a diversi decenni fa, quella di Unison Research mi è sembrata una reale novità. Ciò di cui sono ragionevolmente sicuro è che questa accoppiata Unico Dm v2 e Unico Pre propone un suono diverso e decisamente di grande qualità. Se a questo aggiungiamo una versatilità che non presta il fianco ad alcuna critica, un livello costruttivo elevato e, particolare non trascurabile, un costo complessivo tutto sommato paragonabile a quello di un integrato di fascia alta, direi che ancora una volta alla Unison hanno fatto centro. Se ne avrete la possibilità vi consiglio di andarli ad ascoltare.

Giulio Salvioni

Scritto da Audio 2G

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