Musician Audio non è certo un nome che abbia bisogno di particolari presentazioni per chi frequenta il mondo dei convertitori D/A di tipo R2R. In particolare Audio 2G ha avuto modo di provare qualche anno fa il modello Pegaus con grande soddisfazione. Il Delphinus, protagonista di questa prova, rappresenta tuttavia una proposta che, almeno sulla carta, sembra voler giocare una partita diversa, puntando su un’architettura discreta, dimensioni contenute e una dotazione sorprendentemente completa.
Introduzione
Il cuore della macchina è una vera rete R2R a resistori discreti, con componenti selezionati con una tolleranza dichiarata dello 0,005%; una soluzione che, almeno nelle intenzioni progettuali, dovrebbe consentire di evitare parte delle semplificazioni tipiche dei DAC integrati. A completare l’architettura troviamo la gestione separata dei flussi PCM e DSD, le modalità NOS e OS e una sezione di alimentazione affidata ad un grande trasformatore toroidale.
Insomma, non siamo di fronte al solito piccolo DAC da scrivania al quale si è cercato di mettere dentro di tutto un po’: il Delphinus nasce con l’idea abbastanza precisa di essere un convertitore vero e proprio, semplicemente racchiuso in un telaio particolarmente compatto.
E questa, considerato anche il prezzo (600 euro), è già una dichiarazione d’intenti.

Musician Delphinus R2R DAC: descrizione
Il telaio, pur nelle dimensioni ridotte, restituisce una sensazione di solidità: niente effetti speciali, ma una costruzione ordinata e razionale. Sul frontale troviamo i comandi e le indicazioni relative all’ingresso utilizzato, alla frequenza di campionamento e alle diverse modalità operative; il telecomando consente poi di gestire comodamente le principali funzioni.
Sul retro la dotazione è tutt’altro che minimalista: USB, I2S, AES/EBU, coassiale e ottico costituiscono una dotazione che permette di collegare praticamente qualsiasi sorgente digitale moderna; a valle troviamo sia le uscite RCA sia quelle XLR bilanciate.

Interessante la possibilità di scegliere tra funzionamento NOS e OS, oltre alle altre possibilità di intervento sul trattamento del segnale: una libertà che permette anche di verificare come la macchina reagisca alle diverse impostazioni.
Le dimensioni, poi, sono quasi sorprendenti: 200 x 195 x 45 millimetri per poco più di due chilogrammi. Un piccolo “peso massimo”, insomma, almeno nelle intenzioni.
La Casa consiglia un periodo di rodaggio di circa 300 ore; prudenza quindi, prima di formulare giudizi definitivi. Anche in questo caso abbiamo preferito lasciare alla macchina il tempo necessario per stabilizzarsi.

Analisi sonora
Il primo approccio con il Delphinus è di quelli che non lasciano particolari dubbi circa la sua impostazione: il suono è composto, ordinato, preciso. Nulla sembra voler emergere artificiosamente dal contesto e, soprattutto, non ci sono quelle enfatizzazioni che talvolta vengono utilizzate per dare al primo ascolto una sensazione di maggiore spettacolarità. La gamma bassa è uno dei punti che ci sono piaciuti maggiormente: ben delineata, leggibile, articolata, senza quell’effetto di “impasto” che talvolta rende indistinguibili le diverse componenti del registro grave. Il basso scende quando deve scendere, ma soprattutto mantiene una buona capacità di seguire il fraseggio musicale senza trasformarsi in una massa indistinta.

Il medio è altrettanto corretto: le voci sono ben centrate, gli strumenti possiedono contorni precisi e la ricostruzione dell’evento sonoro appare coerente. Non c’è insomma quella sensazione di dover “mettere a fuoco” continuamente il palcoscenico.
Poi arriva il confronto con il nostro riferimento, il Playback Designs MPD5, e qui le cose si fanno più interessanti. Perché non si può paragonare il modo di suonare del Delphinus a quello del Playback Designs MPD5. Sarebbe un po’ come pretendere che due musicisti eseguano lo stesso brano con identica personalità: possono rispettare entrambi la partitura, ma il modo di porgerla all’ascoltatore può essere radicalmente diverso.

Il Playback ha quel modo di lasciare respirare la musica, di concederle spazio fra una nota e l’altra, che rende l’ascolto particolarmente naturale e coinvolgente. Il Delphinus è più disciplinato, più “scolastico”, se vogliamo utilizzare un termine che potrebbe sembrare poco benevolo ma che, in questo caso, descrive abbastanza bene la situazione. Manca forse un poco di respiro; non di dettaglio, non di estensione, non di precisione: proprio di respiro. Le informazioni ci sono; la scena è credibile; gli strumenti sono correttamente collocati e sufficientemente definiti. Ma quando si passa dal Delphinus al Playback Designs si ha la sensazione che quest’ultimo sappia concedere alla musica qualche centimetro quadrato in più per muoversi, quasi che il palcoscenico non sia soltanto un luogo nel quale gli strumenti devono essere collocati, ma anche uno spazio nel quale essi possano vivere.
Ed è qui che compare una parola che, nel nostro modo di intendere l’alta fedeltà, diventa fondamentale: spirito.

Il Delphinus esegue bene il suo compito. Molto bene, anzi. Ma l’esecuzione appare a tratti un poco di maniera: corretta, precisa, composta, quasi scolastica. Manca solo un poco di “spirito”. Non è una critica feroce, tutt’altro. È piuttosto la constatazione di una differenza che emerge quando si mette la macchina di fronte ad un apparecchio di categoria superiore e dalla personalità particolarmente spiccata. Con il Playback Designs la musica sembra avere un respiro più ampio; con il Delphinus tutto appare maggiormente sotto controllo. Il primo lascia talvolta l’impressione che l’interprete stia raccontando qualcosa; il secondo sembra invece preoccuparsi soprattutto di eseguire correttamente la partitura.
La scena è comunque ben costruita, con una buona separazione fra i diversi piani e una collocazione sufficientemente precisa delle sorgenti sonore. Anche la capacità di seguire le diverse componenti di un’orchestra o di un ensemble è assolutamente convincente. E quando il programma musicale si fa più complesso, il piccolo Musician non si perde: mantiene ordine, separazione e leggibilità. È proprio questa sua compostezza, però, a costituire contemporaneamente il pregio e il limite della macchina. Perché se si ascolta senza fare confronti con apparecchi di classe superiore, il Delphinus convince senza particolari difficoltà. È soltanto quando si introduce nel confronto un convertitore come il Playback Designs che si comprende come esista una dimensione ulteriore della riproduzione musicale: quella nella quale correttezza e precisione lasciano spazio alla capacità di restituire anche qualcosa che, con un certo pudore, potremmo chiamare emozione.
E questo qualcosa non è misurabile facilmente.

Conclusioni
Ci rendiamo conto di aver paragonato il nostro Delphinus con una macchina che costa circa quaranta volte di più, seppur nata oltre un decennio prima di questa: il Musician Audio Delphinus è una macchina interessante, soprattutto considerando il rapporto fra dimensioni, dotazione e qualità della costruzione. È un DAC che non cerca di stupire con effetti speciali: lavora con ordine, precisione e possiede una buona capacità di restituire il messaggio musicale. Il basso è particolarmente convincente per articolazione e controllo, mentre la gamma media mantiene una buona neutralità e la scena sonora è sufficientemente precisa e coerente.

Il confronto con il Playback Designs MPD5 mette però in evidenza una differenza importante: il Delphinus è più scolastico, più rigoroso, più “di maniera”. Al Playback appartiene invece una capacità diversa di far respirare l’evento musicale. E forse è proprio questa la differenza fra una buona esecuzione e una grande esecuzione. Il Delphinus la partitura la legge molto bene. Gli manca soltanto, ogni tanto, quel piccolo soffio di spirito che trasforma una corretta esecuzione in musica; ma leggendo il listino e confrontandolo con macchine appartenenti alla stessa fascia di prezzo ci si rende conto che potrebbe essere davvero la macchina “quasi definitiva” per un impianto casalingo.
Riccardo Mozzi

General Distributor: AOSHIDA AUDIO
Prezzo: $ 599.00
Impianto impiegato per la prova
- testina: Miyajima Saboten;
- braccio: SME IV;
- giradischi: Scheu Premier MkIII;
- base: Isoacoustic Delos;
- sorgente digitale info: Mac Mini;
- streamer: Auralic Aries G2;
- DAC: Playback Designs MPD5;
- preamplificatore: Spectral DMC30SS;
- preamplificatore phono: Pass Labs Xono;
- finale: Spectral DMA260;
- diffusori: Avalon Eidolon;
- cavi di alimentazione: Revelational Cables e De Antoni;
- cavi digitali: Revelational Cables e MIT;
- cavi di segnale: LA Sound, NBS e De Antoni;
- cavi di potenza: De Antoni;
- trattamento acustico: Acustica Applicata, AStri e Oudimmo.


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