Cosa sono gli operazionali? Dei circuiti integrati, tipicamente a 8 piedini, che provvedono nel nostro caso alla preamplificazione audio, e che riescono a comprimere notevolmente i costi, visto che sostituiscono a piè pari almeno ¾ della circuitazione necessaria a realizzare uno stadio, dal phono fino a quelli di uscita di un DAC e/o un pre. Li si trova in lungo e in largo in tante, tantissime realizzazioni anche di blasone, e solo nei prodotti hi-end si utilizzano invece circuitazioni discrete, ovvero fatte con componenti standard. L’operazionale sostituisce infatti un bel pezzo di circuito -20 e oltre transistor oltre ai componenti accessori-, con il vantaggio di contenere tutti i semiconduttori nello stesso chip di silicio, garantendo una superiore similitudine tra componenti e un comportamento termico più lineare, essendo gli elementi molto vicini tra di loro.

Gli op-amp, una storia di quasi 100 anni
L’amplificatore operazionale, il cui nome viene dal fatto che intrinsecamente può effettuare numerose operazioni sui segnali, ovvero somma, sottrazione, derivata, integrale ecc. ecc. fece la sua prima comparsa negli anni ’40 realizzato a tubi termoionici, ma era un dispositivo costoso e ingombrante. Il salto evolutivo avvenne grazie ai semiconduttori a stato solido nel 1963 con l’introduzione del primo amplificatore operazionale a circuito integrato, l’u702 progettato da Bob Widlar e realizzato da Fairchild , seguito da u709 nel 1965. In seguito Bob passò a National Semiconductors e lì creò nel 1967 LM101, il primo vero e proprio op-amp in contenitore metallico. Poco meno di un anno dopo Fairchild rispose a National con l’uA741 che prese immediatamente piede anche nel mondo dell’audio. Ci vollero però 10 anni per il totale sdoganamento nel nostro mondo con il TL071 che debuttò nel 1975 e poi a seguire TL072, 081 e 082 di Texas Istruments, e successivamente NE5532 (1977) e a seguire tutti gli altri, fino ai giorni nostri. Esistono, solo per dovere di cronaca verso i lettori, op-amp singoli, ovvero che internamente contengono una sola cella di amplificazione, e altri ne contengono due.
Ha senso sostituire un op-amp con un altro ?
Il vasto mercato degli operazionali, con migliaia di modelli e decine di produttori, permette la sostituzione di una particolare tipo con un altro -entro certi limiti-. Attenzione quindi a cambiare (senza essersi adeguatamente informati) un op-amp con un altro, si rischia di bruciare l’integrato e forse anche il circuito intorno. Va poi rispettato il riferimento, quel dentino centrale che normalmente è sistemato accanto al PIN 1, se si inverte l’op-amp lo si brucia praticamente per certo, iniettando nel malcapitato la tensione di alimentazione dove si aspetterebbe invece quella di ingresso. Ma questa è un’altra storia. Il fenomeno dilagante del marketing dell’apparenza al quale Fosi si appoggia, è quello di proporre la sostituzione degli op-amp successivamente all’acquisto del prodotto. L’op-amp però, come del resto in misura diversa i chip DAC, hanno bisogno di un contorno solido per lavorare al meglio. Non è detto che un operazionale relativamente vecchio suoni peggio di uno molto moderno, c’è il circuito di alimentazione, il lay-out, i componenti, e soprattutto il disegno del circuito. I cinesi in generale utilizzano gli schemi della letteratura applicativa del costruttore dell’op-amp senza nessuna particolare fantasia.

Il MUSES02, uno tra gli operazionali più clonati
Molti sono i modelli di operazionali che normalmente si usano nel mondo audio. A partire dai TL071 e 072 degli albori, ad arrivare agli Sparkos moderni, dei circuiti discreti di alto livello che “simulano” il circuito di un integrato. Intersambiabili sono gli NE5532 con i MUSES02, gli SS3602 Sparkos, gli OPA2134PA. In particolare per il MUSES02, esistono prezzi molto diversi e provenienze altrettanto variegate, alcune dubbie. MUSES02 infatti è un eccellente op-amp, che viene prodotto dalla Nisshinbo Microdevices (che tra l’altro offre anche regolatori di volume di livello assoluto, uno utilizzato addirittura nel Marantz Model 10) I Muses si possono comprare solo su Mouser, Digikey e Profusion. Il prezzo di Mouser è 45€+IVA e trasporto l’uno, ma si trovano su Aliexpress, per esempio, a quotazioni variabili tra i 10€ e i 25€ al pezzo, ma qui bisogna stare MOLTO attenti alle copie e alle truffe. Potrebbe esserci un altro operazionale “dentro” mentre l’etichetta apposta è quella del Muses, e per accorgersene bisognerebbe fare delle misure sofisticate per un appassionato qualsiasi. Meno difficile è il mercato dei 5532, uno dei migliori produttori è Texas Instruments, e il prodotto si può comprare “certamente” vero e a specifiche su Farnell, come su Farnell si trova anche il 49720 sempre della Texas, e che costa circa 7,50€. Quelli comprati da Farnell marchiati Texas suonano meglio di ciò in dotazione alla propria elettronica ? Capita sovente di trovare nella produzione cinese componenti che solo esteriormente sono “uguali” all’originale, e non ci riferiamo solo agli op-amp, ma anche ai condensatori per esempio. I WIMA rossi sono capacità molto care, oramai utilizzate ovunque, anche dove l’economia del prodotto lo impedirebbe decisamente, come è possibile ? Ma del resto non c’è quasi nessun mezzo -soprattutto per una capacità- di risalire alla effettiva provenienza.




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