Il Pioneer A-10AE è uno di quegli oggetti nati per smentire tutti coloro che sostengono che l’audio a due canali sia diventato un settore ad appannaggio di persone facoltose. Prima di proseguire però è doveroso ripercorrere le tappe fondamentali del brand.
Pioneer nasce nel 1937, dalle mani di Nozomu Matsumoto, e offrendo un singolo altoparlante, l’A-8. Dopo la seconda guerra mondiale, nel 1953 Pioneer introduce il primo sistema HiFi a componenti separati, e quasi contestualmente entra nel mercato europeo ed americano anche con la linea car-stereo, del tutto inedita per l’epoca: il logo con il singolo diapason blu diventa presto un riferimento assoluto sia nel mercato home che car. Le molte serie di amplificatori SA, ma come i registratori CT, o gli amplificatori GM, spopolavano negli scaffali dei negozi HiFi, e HiFi Car, e questo fino ad arrivare agli anni dei grandi schermi, erano i ’90, dove Pioneer diventa riferimento assoluto con dei TV ancora oggi ricordati tra gli appassionati come i migliori dell’epoca.
Questa è la storia di Pioneer per chi volesse approfondire:
Dopo alcune vicissitudini aziendali, è tornata alla ribalta in questi ultimi anni con una produzione sfaccettata che parte dal basso, e in particolare per gli amplificatori integrati proprio da questo Pioneer A-10AE, che costa meno di 300€ street price. Un amplificatore semplice, senza alcun fronzolo, esclusivamente analogico ma che ha dimostrato di battersela davvero alla grande. Abbiamo anche avuto modo di fare un parallelo con la stessa classe di prodotto di fine degli anni ’80, parliamo dell’SA-420, un integrato di piccole dimensioni da circa 20W a canale, che l’appassionato dell’epoca si trovava di fronte se voleva comprare un Pioneer di primo prezzo. Vedremo poi nell’ascolto che differenza abissale fanno oltre 30 anni di tecnologia.

Pioneer A-10AE: nessun fronzolo
Il Pioneer A-10AE è un puro amplificatore analogico senza nessuna concessione particolare, fatto salvo per un tasto di accensione a pulsante che permette probabilmente la funzione di auto-off, ma non abbiamo avuto modo di provarlo. Controllo di tono con tasto direct che li esclude, loudness, grossa manopola del volume, selettore per 5 ingressi tra cui un phono MM, e uscita cuffia con jack 6,3mm. Il contenitore è in lamiera dignitosamente spessa, con frontale è in alluminio spazzolato, colore nero o silver, di modesto spessore, ma la sensazione tattile è piacevole. I piedini di appoggio, 4, sono piuttosto generosi nelle dimensioni; curioso il cavo di alimentazione, che piuttosto di avere la solita vaschetta IEC esce direttamente dal prodotto, una soluzione che non si vedeva da tempo in un prodotto HiFi. Il pannello posteriore ricalca la semplicità del Pioneer A-10AE, pin di ingresso standard a sinistra, binding-post per una sola coppia di casse di dimensioni standard, quelli a bordo degli amplificatori di 20 anni fa per intenderci, e null’altro.

Tante considerazioni
Lo anticipiamo, questo Pioneer A-10AE ci è piaciuto molto all’ascolto. E allora vengono di conseguenza tante considerazioni. Sotto il coperchio, infatti, troviamo una costruzione ragionata, lineare, semplice, senza fronzoli, semplicemente con tanta sostanza. La sensazione è di avere a che fare con chi gli amplificatori li sa fare davvero. Il trasformatore, tanto per cominciare NON è toroidale come oramai moda, costano di più, ma è del tipo tradizionale, seppure schermato con una fettuccia in rame alta come tutto l’avvolgimento, in modo da abbassare in modo sensibile il flusso disperso, non certo eccessivo in un componente di quelle dimensioni. L’ alimentazione è fatta in modo molto intelligente, avvolgimenti separati e solo raddrizzata per le sezioni finali, mentre stabilizzata per tutti i circuiti di linea e fino ai driver, davvero una finezza per questa fascia di prezzo. E, udite, udite, i condensatori di filtro per i finali sono degli ELNA for Audio, normalmente a bordo di amplificatori europei di ben altro costo e soprattutto che vengono sbandierati come una scelta di grande pregio, in questo caso non lo avrebbe saputo nessuno se non avessimo tolto il coperchio noi, probabilmente. I percorsi del segnale sono mirati, fatti su certe parti del grosso circuito stampato, e lontani da fonti di possibile rumore, il potenziometro del volume è modesto, è quello che si monta sui prodotti entry-level, lo abbiamo visto anche nel Musical Fidelity M2, ma se la batte, e tra l’altro ci è piaciuta molto la disposizione dello stampato che lo sorregge e lo collega, che mira a proteggere il componente dalla polvere, che poi, oltre all’errore di tracking (ovvero la differenza di livello inevitabile tra sinistro e destro) è il maggior nemico di componenti non sigillati come quello.

E così ci è venuto da pensare alle molte realizzazioni cinesi che ci sono passate per le mani, dove pare ci sia molta più attenzione a cercare di far divenire qualsiasi possibile dettaglio circuitale o strutturale come una occasione di marketing, piuttosto che come una possibile reale miglioria. Vengono in mente i Fosi V3, tra tutti, che montano come dotazione “base” gli stessi operazionali utilizzati (solo per fare un esempio) dal cross-over elettronico delle Nautilus di Bowers & Wilkins, gli NE5534, prodotto da quasi 100.000€, strillando la possibilità di poterli cambiare per ottenere risultati migliori. Ma se vanno “bene” per le Nautilus non andranno bene anche per i Fosi V3, senza bisogno di ricorrere ad operazionali milionari ? Non è, quella, solo una mera operazione di marketing ? Pioneer fa diversamente. Sanno di saper fare gli amplificatori, li fanno da oltre 50 anni, non hanno bisogno di tanti manifesti, fanno semplicemente del loro meglio… senza inutili fronzoli. E ci riescono!
30W o poco più in genuina classe AB
Il Pioneer A-10AE è un amplificatore non molto potente, questo è forse il suo unico limite, ma del resto presidia la sua fascia di prezzo, dove le alternative offrono più o meno tutti la stessa energia. I diffusori da abbinare, rigorosamente desktop, dovrebbero essere scelti con una certa efficienza e magari con impedenza di 6 ohm (quelli da 4 ohm sono molto pochi), questa è l’unica attenzione da fare, rigorosamente. Il Pioneer A-10AE ha respiro, timbricamente è abbastanza corretto, non comprime, e soprattutto ha una certa energia e velocità, cose che non ci si aspetta da un prodotto da meno di 300€. E’ un amplificatore in grado di dare grandi soddisfazioni al neofita, o anche a chi vuole un prodotto da scrivania o da (piccolo) banco regia. E allora, lo accennavamo, sorge spontaneo il parallelo con quell’SA-420 di oltre 30 anni fa che l’appassionato aveva a disposizione se voleva entrare nel mondo dell’HiFi con poca spesa. Inutile dire che il paragone è assolutamente impietoso, SA-420 non “suona”, è piatto, senza dinamica, cupo, timbricamente nullo, senza alcuna capacità di pilotaggio o costruzione di un palcoscenico anche lontanamente credibile. Insomma, possiamo definire gli appassionati di oggi davvero fortunati, avendo la possibilità di comprare con un budget davvero modesto questo Pioneer A-10AE.




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