Il registratore di Mullin arrivò dunque nel momento perfetto: Crosby si rese conto che la nuova tecnologia gli avrebbe consentito di pre-registrare il suo programma radiofonico con una qualità del suono che eguagliava le trasmissioni dal vivo e che questi nastri potevano essere riprodotti diverse volte senza apprezzabili perdite di qualità. A Mullin fu chiesto di registrare uno show di prova e venne immediatamente assunto come capo ingegnere di Crosby per pre-registrare il resto della serie.
Bing Crosby divenne la prima grande star della musica americana a utilizzare il nastro per pre-registrare le trasmissioni radiofoniche ed il primo a masterizzare registrazioni commerciali su nastro. Inoltre i programmi radiofonici così registrati vennero meticolosamente modificati mediante giunzione di molti spezzoni per dar loro un ritmo che non aveva precedenti nella radio.
Crosby investì a titolo personale 50.000 USD nella Ampex, una piccola azienda che divenne rapidamente leader mondiale del settore, rivoluzionando la radio e la registrazione con il suo famoso Ampex Reel Tape Recorder model 200 (Fig. 7), introdotto nel 1948 e sviluppato a partire dai magnetofoni modificati di Mullin. Altrettanto importante fu lo sviluppo dei supporti a nastro magnetico condotto dalla Minnesota Mining and Manufacturing Corporation (oggi nota come 3M).

Grazie al nastro magnetico la registrazione del suono compì un ulteriore avanzamento qualitativo e, dal 1950 in poi, divenne il mezzo standard per la registrazione dei master nell’industria radiofonica e musicale. Questa tecnologia portò inoltre allo sviluppo delle prime registrazioni stereo hi-fi per il mercato domestico, allo sviluppo dei registratori multitraccia e alla dismissione del disco come principale mezzo di mastering. Il nastro magnetico ha inoltre determinato un radicale ripensamento del processo di registrazione: ha reso possibili registrazioni di durata molto più lunga e ha offerto agli ingegneri del suono una moltitudine di strumenti per un approccio “creativo” alla registrazione: i suoni catturati su nastro potevano finalmente essere manipolati dal punto di vista sonoro, modificati e combinati in modi impossibili con le registrazioni su disco.
Segnaliamo infine alcune importanti invenzioni che videro la luce in questo periodo: il sistema di altoparlanti Klipschorn venne brevettato nel 1945, introducendo un nuovo concetto di diffusore acustico e segnando l’inizio dell’era dell’hi-fi domestica. Nel dicembre del 1947, nei Bell Telephone Laboratories, gli esperimenti sui semiconduttori portarono alla nascita del transistor bipolare. Il primo LP (Long Playing) microsolco da 12 pollici 33 giri, con una capacità di 23 minuti per lato, inciso con apparecchiature di produzione Philco, venne presentato nel giugno del 1948 dalla Columbia. L’anno seguente fu la volta del 45 giri da 7 pollici introdotto dalla RCA-Victor; da questo momento in poi la maggior parte delle etichette discografiche inciderà unicamente su tre standard di rotazione: 33, 45 e 78 giri. Nel 1949 viene commercializzato il primo amplificatore finale dell’azienda statunitense McIntosh: il 50W1 Unity Coupled Amplifier, che impiegava una coppia di valvole 6L6 in configurazione Push Pull per una potenza di uscita di 50 Watt. Nel 1951 Stefan Kudelski, talentuoso ingegnere di soli 22 anni, sviluppò il prototipo di un registratore audio miniaturizzato di altissima qualità che chiamò semplicemente Nagra I che, assieme al Grundig Reporter, diedero il via all’era delle registrazioni Live su nastro magnetico.
La registrazione multitraccia
Il successivo sviluppo permesso dalla tecnologia del nastro magnetico fu la registrazione multitraccia, in cui il nastro è diviso in più tracce parallele che rimangono necessariamente sincronizzazione, essendo trasportate sul medesimo supporto. La prima ricaduta di tale tecnica fu la stereofonia, ottenuta dividendo la testina di registrazione in due tracce corrispondenti ai canali destro e sinistro. Sviluppata in Germania nel 1943, la registrazione a due tracce fu rapidamente adottata per la musica moderna negli anni cinquanta perché consentiva di registrare contemporaneamente ma separatamente i segnali di due o più microfoni (mentre l’uso di più microfoni per registrare sulla medesima traccia era stato comune sin dal Periodo Elettrico, quindi dal 1925), ciò permetteva di effettuare ed editare le registrazioni stereofoniche. La stereofonia (a due microfoni o multimix) divenne rapidamente lo standard per le registrazioni commerciali classiche e le trasmissioni radiofoniche, mentre la musica pop ed il jazz continuarono ad essere pubblicate in mono sino alla metà degli anni sessanta.
Gran parte del merito per lo sviluppo della registrazione multitraccia va attribuito al chitarrista, compositore e tecnico Les Paul (Fig. 8), pseudonimo di Lester William Polfuss (1915 – 2009), che ha peraltro contribuito a progettare la famosa chitarra elettrica commercializzata dalla Gibson che porta il suo nome. I suoi esperimenti con nastri e registratori nei primi anni ’50 lo portarono a formulare la richiesta della realizzazione del primo registratore a otto tracce custom realizzato dalla Ampex. Le pionieristiche registrazioni effettuate con la moglie, la cantante Mary Ford, furono le prime a utilizzare la tecnica multitraccia per registrare separatamente gli elementi di un brano musicale in modalità asincrona, cioè ripresi in momenti diversi. Tale tecnica permetteva a Les Paul di ascoltare le tracce che aveva già registrato mentre registrava nuove parti a tempo assieme ad esse.

La registrazione multitraccia venne sfruttata commercialmente dalla Ampex, che realizzò un registratore a tre tracce che si rivelò estremamente utile nell’ambito della pop music poiché consentiva di registrare la base di accompagnamento su due tracce (mediante sovraincisione di parti separate o una base stereo completa), mentre la terza traccia era riservata al cantante solista. I registratori a tre tracce conobbero una notevole diffusione fino alla metà degli anni ’60 e alcune famose registrazioni pop – comprese molte delle produzioni Wall of Sound di Phil Spector, nonché i primi successi della Motown Records – furono registrate sugli Ampex a tre tracce. Lo sviluppo successivo fu la registrazione a quattro tracce che ha offerto agli ingegneri del suono e ai musicisti una flessibilità di gran lunga superiore per la registrazione e la sovraincisione. Il quattro tracce è stato lo standard da studio per la maggior parte dei tardi anni ’60 e molte tra le registrazioni più famose dei Beatles e dei Rolling Stones furono registrate con quelle macchine. In particolare gli ingegneri dei celeberrimi Abbey Road Studios di Londra (Fig. 9) svilupparono una tecnica chiamata reduction mixes (bouncing down negli USA), in cui diverse tracce registrate su una macchina a quattro tracce venivano mixate insieme e trasferite su una singola traccia di una seconda macchina sempre a quattro tracce. In questo modo era possibile registrare dozzine di tracce separate e combinarle in registrazioni di grande complessità. Tutte le registrazioni dei Beatles della metà degli anni ’60, inclusi gli album Revolver e Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band, sono state registrate con questa tecnica. L’accumulo di rumore durante il processo costituiva il limite di quella tecnica e gli ingegneri di Abbey Road divennero famosi per la loro capacità di creare dense registrazioni multitraccia pur mantenendo al minimo tale rumorosità.

Il nastro a quattro tracce permise anche lo sviluppo del suono quadrifonico, nel quale ciascuna delle quattro tracce era utilizzata per simulare un suono surround a 360 gradi. Numerosi album furono pubblicati sia in formato stereo che quadrifonico negli anni settanta, tuttavia questa tecnica di registrazione non ottenne un’ampia accettazione da parte del pubblico a causa della necessità di installare una seconda coppia di diffusori, con relativa amplificazione, per poter essere adeguatamente fruita. Purtuttavia la si può considerare il diretto progenitore del suono surround che è lo standard negli attuali sistemi home theater.




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