La storia della registrazione audio, in quanto fortemente influenzata da fattori legati all’avvento ed allo sviluppo di tecnologie abilitanti, può essere affrontata in modi diversi. In questa breve cronologia ci limiteremo ad individuare, secondo una sequenza temporale, i principali eventi e personaggi che ne hanno segnato la storia.
Sono quattro le principali fasi nelle quali può essere suddivisa la storia della registrazione audio, ognuna delle quali fa riferimento ad una delle specifiche tecnologie che si sono avvicendate nel tempo grazie agli avanzamenti delle scienze e alle derivanti opportunità commerciali:
- Periodo acustico (1877 –1925)
- Periodo elettrico (1925 –1945)
- Periodo magnetico (1945 –1975)
- Periodo digitale (1975 – fino ad oggi)
Periodo acustico (1877– 1925)
Sin dai primi anni del diciannovesimo secolo, agli albori della Rivoluzione Industriale, erano stati condotti esperimenti volti a registrare il suono su un supporto successivamente riproducibile; tra questi è senz’altro da segnalare il Phonautograph del 1857 ad opera di Édouard-Léon Scott de Martinville. Il punto di approdo di tale sperimentazione è comunemente considerato il Fonografo di Thomas Edison del 1877 (Fig. 1). La macchina consisteva in un foglio di carta stagnola avvolto attorno a un tamburo cilindrico che, mosso da una maniglia, ruotava e si muoveva lateralmente passando sotto uno stilo metallico, vincolato da un lato ad un diaframma. Sul lato opposto del diaframma era collocato una sorta di piccolo bocchino nel quale l’operatore poteva parlare. Le onde sonore venivano così concentrate sul diaframma ponendolo in vibrazione, cosa che a sua volta faceva variare la pressione sulla carta stagnola da parte dello stilo metallico. Quando il tamburo ruotava e si muoveva sotto allo stilo, nella carta stagnola veniva impresso un solco con ondulazioni che riproducevano la pressione delle onde sonore. La successiva riproduzione prevedeva il riposizionamento dello stilo all’inizio del solco creato durante la registrazione ed il riavvolgimento del cilindro.

Una volta posto in movimento il sistema, le ondulazioni della carta stagnola facevano muovere lo stilo verso l’intero e l’esterno, facendo vibrare il diaframma che, a sua volta, spostava l’aria nel bocchino ricreando così il suono. Il risultato era a malapena udibile e pertanto Edison accantonò rapidamente il progetto per dedicarsi ad altre invenzioni, tra cui la lampadina a incandescenza che lo rese celebre. Bisogna inoltre ricordare che l’invenzione di Edison non nasceva con l’obiettivo di applicarla alla riproduzione musicale ma piuttosto come macchina da ufficio, ovvero una sorta di dittafono. L’idea di registrare musica non era dunque in cima alla sua lista di priorità; del resto pare avesse problemi di udito o forse del tutto sordo.
Una decina di anni dopo l’invenzione venne perfezionata da Alexander Graham Bell (l’inventore del telefono) e Charles Tainter, i quali partirono dalla constatazione che il fonografo di Edison era decisamente poco pratico, pessimo in termini di qualità audio e che le registrazioni si deterioravano quasi immediatamente. Il loro lavoro di ricerca e sviluppo condusse al fonografo dotato di un cilindro rimovibile rivestito in cera in sostituzione del tamburo fisso ricoperto di carta stagnola. Inoltre, il gruppo di registrazione/riproduzione si spostava sul cilindro rotante anziché viceversa. Grazie a tali miglioramenti, il suono registrato divenne riconoscibile. Questi sviluppi non sfuggirono ad Edison, che tornò ad interessarsi al fonografo, apportando ulteriori miglioramenti al lavoro di Bell e Tainter; tuttavia, nel frattempo, era stato introdotto un nuovo sistema molto competitivo: il Grammofono.

La nascita dell’industria discografica
Caruso non aveva alcuna difficoltà a registrare tanto che nella sua prima sessione riuscì a registrare in due ore ben dieci famosissime arie accompagnato al pianoforte senza necessità di ripetizioni. Il suono dei suoi dischi risultava sufficientemente ricco anche sui primitivi grammofoni dell’epoca. Tale fu la popolarità di quei dischi che alcuni dei master finirono con l’usurarsi a causa delle troppe copie stampate, imponendo di registrarli nuovamente.

Ovviamente ciò accadeva prima che fosse sviluppata la tecnica per realizzare più stampatori da un unico master.
Nel corso di questo primo periodo i dischi vocali e lirici dominavano le sezioni classiche dei cataloghi discografici: in Italia la compagnia Fonotipia, fondata nel 1904, registrava solo questo tipo di musica, mentre la Odeon, compagnia di origine tedesca che aveva una succursale italiana fondata nel 1922, spaziava un pò di più.
La Gramophone Co. aveva un numero abbastanza elevato di registrazioni strumentali, violino in particolare, di artisti del calibro di Kreisler e Kubelik, entrambe star dell’epoca. La registrazione orchestrale era piuttosto rara a causa delle difficoltà tecniche insite nelle riprese di questo genere. Tuttavia nel 1913 la London Symphony Orchestra diretta da Artur Nikisch registrò alcuni dischi, inclusa una versione su otto facciate della quinta sinfonia di Beethoven e vari brani più brevi.
Tecnicamente i risultati iniziarono via via a divenire accettabili e col passare del tempo altri nomi importanti si avvicinano alla registrazione, tra questi ricordiamo Elgar (Fig. 4), Toscanini, Landon Ronald e Leopold Stokowski.

La registrazione nel periodo acustico
È interessante volgere l’attenzione a quelle che erano le procedure dell’epoca per effettuare le registrazioni. Durante il periodo acustico le tecnologie di registrazione si basavano su dispositivi meccanici che replicavano il principio di funzionamento del fonografo di Edison, declinato in dimensioni maggiori. Fondamentalmente veniva impiegata una grande tromba conica per catturare e focalizzare la pressione fisica dell’aria generata delle onde sonore prodotte dalla voce o dagli strumenti musicali. Anche in questo caso una membrana, situata nella gola della tromba, era collegata a uno stilo che, allorquando la pressione dell’aria spostava il diaframma avanti e indietro, graffiava o incideva il supporto di registrazione.
A causa delle limitazioni imposte dalla tecnologia, queste registrazioni erano caratterizzate da scarsa qualità e ridotta dinamica 3Per gamma dinamica si intende l’intervallo misurato in dB tra il valore minimo che il segnale audio può assumere e quello massimo., inoltre catturavano solo una limitata parte dello spettro sonoro udibile – da circa 250 Hz fino a circa 2.500 Hz – il che imponeva ai musicisti e agli ingegneri di adattarsi a tali limitazioni. Gli ensemble dell’epoca prediligevano gli strumenti dall’emissione più potente come tromba, cornetta e trombone; il contrabbasso, che scendeva troppo in frequenza per poter essere registrato adeguatamente, veniva sostituito (o raddoppiato) dagli ottoni di registro inferiore come la tuba e l’eufonio e blocchi di legno sostituivano le grancasse. Gli artisti dovevano inoltre sistemarsi strategicamente attorno alla tromba di ripresa per bilanciare il suono, suonando il più forte possibile. La tromba di ripresa inoltre tendeva a generare delle risonanze interne e ciò imponeva l’impiego di nastri di stoffa più o meno pesante per tentare di smorzarle.

La scarsa documentazione giunta sino ai giorni nostri è di natura prevalentemente fotografica (Fig. 5) ed è interessante notare come non vengano mai ritratte le apparecchiature di incisione che venivano occultate dietro a pesanti drappi o tendaggi. Se da un lato è ipotizzabile una motivazione tecnica per tale scelta, ovvero la volontà di evitare che suoni esterni o vibrazioni indesiderate potessero venire riversate nella registrazione, dall’altro è lecito supporre che vi fosse la volontà di mantenere un “segreto industriale” tra le varie compagnie di registrazione, così che nessuno potesse giovarsi degli avanzamenti tecnici della concorrenza.
Una diversa disposizione dello studio di registrazione, sviluppata da Fred Gaisberg nel 1907, dunque dopo alcuni anni di sperimentazione, mostra maggiore spazio tra i musicisti grazie all’impiego di due trombe di registrazione connesse tra loro mediante dei raccordi a “Y”. In questo caso i violini (che a causa della loro estensione in frequenza venivano registrati con molta difficoltà) venivano posizionati il più vicini possibile ad esse. Stretti attorno a loro ci sono i fiati, con funzione di rinforzo delle parti degli archi. Dietro, ma più in alto, troviamo la maggior parte degli ottoni, con i corni francesi rivolti all’indietro per dirigere il suono dalle loro campane alla tromba di registrazione; ciò imponeva ai musicisti di seguire il direttore d’orchestra in uno specchio. Questi è spostato lateralmente dove può essere visto ma non ostacolare il suono. I fagotti rafforzano i violoncelli e una tuba e un controfagotto sostituiscono i contrabbassi, che non avrebbero potuto essere registrati adeguatamente per le già citate limitazioni di estensione in frequenza. Un’altra fotografia giunta sino a noi mostra il pianista polacco Paderewski che registra in un paio di trombe di ripresa collegate fra loro, una tecnica che permetteva di registrare meglio l’estensione in frequenza dello strumento. Un layout da studio per la registrazione di voce con accompagnamento di pianoforte, prevedeva una tromba dinanzi alla bocca del cantante e il pianoforte verticale posizionato sopra e dietro il cantante ad un’altezza che assicurava che la quantità massima di suono entrasse nella tromba. Ai pianisti veniva raccomandato di suonare fortissimo per tutto il tempo, mentre i cantanti dovevano spostarsi verso il corno nei passaggi più tenui e allontanarsi per le note più forti onde evitare distorsioni. I solisti inesperti venivano guidati avanti e indietro da un assistente e a volte posizionati su un carrello movimentato a mano.




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