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REL T/7x subwoofer

Gli audiofili “duri e puri”  tendono a considerare il subwoofer con un misto di scetticismo e sospetto. Chissà, forse avviene una sorta di cortocircuito che gli riporta alla mente quegli impianti delle automobili che fanno un tremendo baccano ai semafori o, peggio, quei subwoofer plasticosi che si vendono nei grandi magazzini abbinati alle soundbar più economiche. Anch’io fino ad una decina di anni fa avevo lo stesso atteggiamento, ma era solo ignoranza. Successivamente ho affrontato l’argomento in modo sistematico ricredendomi e diventando un fan dei subwoofer in generale e dei REL in particolare. In questa recensione tratterò uno dei modelli di maggior successo dello specialista britannico, il T/7x.

Il perché del subwoofer

Iniziamo da una prima precisazione: nell’audio a due canali il compito di un sub è diverso rispetto a quanto accade nell’home cinema, giacché non deve lavorare su un canale dedicato. Nel nostro ambito al subwoofer è richiesto di integrarsi nel modo più perfetto possibile  – e vedremo più avanti cosa ciò significhi – con i due diffusori principali completandone l’emissione. Completare significa permettere al sistema di altoparlanti principale di esprimersi al meglio, allargando il palcoscenico sonoro virtuale, rendendo la gamma media più chiara e aperta, migliorando la focalizzazione e sì, ovviamente, anche aumentando la gamma bassa. Ciò deve avvenire nel massimo rispetto delle caratteristiche timbriche del diffusore principale. Per capirci: non ha senso affiancare ad una coppia di raffinati minidiffusori una coppia di poderosi subwoofer nella speranza di ottenere un sistema che coniughi delicatezza e “pugno nello stomaco”. C’è poi un’altra considerazione da fare: un diffusore a gamma intera deve essere posizionato in ambiente cercando di ottenere il migliore equilibrio timbrico e la massima articolazione spaziale che è in grado di restituire. Sovente però quella posizione non è la migliore per quanto attiene all’intelligibilità della gamma bassa. Il subwoofer, sollevando il sistema principale dall’onere di riprodurre l’estremo più basso, permette di ottimizzare il posizionamento della sorgente che opera in tale gamma di frequenze. La faccenda dunque è complessa e delicata. E ciò conduce alle dolenti note, che sono tali per alcuni ma fonte di divertimento per altri, tra cui il sottoscritto: la messa a punto del subwoofer è una vera ”arte” alla quale bisogna approcciare con la dovuta calma e serietà, cercando di agire con metodo, capendo esattamente cosa si sta facendo. In realtà i parametri sui quali c’è da intervenire non sono poi troppi: posizionamento nell’ambiente di ascolto, regolazione della fase, frequenza di incrocio e guadagno. Quattro elementi che bisogna comprendere e saper governare; parametri certamente presenti su questo subwoofer REL T7/x (beh, il posizionamento non è “proprio” di questo sub, ma di tutti). Lo sforzo richiesto è ampiamente ripagato dai risultati; garantito.

T/7x lifestyle
Il driver attivo è quello frontale a lunga escursione ø 200 mm con cupola rovesciata e cono in lega di metallo e fibre minerali FibreAlloy™

REL T/7x: costruzione

Produciamo subwoofer. Questo è tutto. Nient’altro. Nessuna distrazione. Niente che distragga la nostra attenzione. Non ci prendiamo in giro dicendo che possiamo essere bravi in tutto. Nessun tentativo di conquistare il mondo intero. Facciamo solo del nostro meglio per conquistare la nostra parte.

Questo è quanto trovate scritto sul sito della REL nella sezione Our Purpose e in effetti questa azienda è sul mercato dal 1990, producendo solo subwoofer e portando avanti con coerenza alcune scelte; tra queste l’adozione della connessione ad alto livello, che deriva cioè il segnale d’ingresso al sub dallo stadio di uscita finale dell’amplificatore che pilota i diffusori principali. Ciò, secondo REL, garantisce la migliore qualità che deriva dalla coerenza, sia timbrica sia temporale, tra il segnale inviato al sub e quello inviato agli altoparlanti. Altri punti chiave dei progetti REL sono: l’impiego di amplificatori interni ad alta corrente, l’azzeramento delle risonanze interne del cabinet mediante un complesso sistema di irrigidimento, l’uso di materiali ad alta rigidezza per i coni (fibra di carbonio e metallo). Inoltre filtri molto sofisticati e la scelta di non affidarsi ad un DSP per la calibrazione automatica del subwoofer.

Vista del pannello posteriore con la grande aletta per la dissipazione del calore e le varie connessioni e regolazioni.

Il subwoofer REL T7/x non è particolarmente ingombrante. La forma è solo apparentemente cubica e la finitura, come da tradizione REL, è superba; il bianco della versione che ho ricevuto in prova è denso e la laccatura perfetta; gli spigoli verticali sono stondati, mentre quelli orizzontali sono retti. L’altoparlante frontale, dotato di una sospensione a corsa lunga dalle imponenti dimensioni, è protetto da una griglia rimovibile in tessuto, mentre quello passivo, posto sulla faccia inferiore, non ha ovviamente alcuna protezione essendo celato alla vista ed anche alla polvere. Il cabinet è distanziato da terra mediante quattro supporti metallici recanti il logo REL, la cui altezza è stata calcolata per permettere al radiatore passivo di funzionare in modo adeguato.

Il pannello posteriore è occupato in gran parte dalla grossa alettatura metallica del dissipatore di calore della sezione di amplificazione da 200 W in Classe A/B che nell’uso non raggiunge mai temperature elevate. In alto a destra troviamo il “terzetto” delle regolazioni rotative costituito da: guadagno (sia per l’ingresso ad alto livello che per quello a basso livello), guadagno del canale LFE (in ambito Home Theater il canale LFE è una traccia audio a banda limitata utilizzata per riprodurre suoni nella gamma 3 –120 Hz) e frequenza di taglio (crossover). I tre comandi sono dotati di scatti o click, il che costituisce una benedizione in fase di messa a punto giacché è proprio sul numero di click che ci si basa per effettuare le necessarie regolazioni. Relativamente a quella dell’incrocio è opportuno sottolineare che l’elettronica del REL non passa le frequenze superiori agli speaker principali. Il controllo influisce solo sul punto in cui il sub interviene, ed è variabile da 30 Hz a 120 Hz. In pratica il controllo del livello di crossover serve a definire l’estremo superiore di ciò che viene riprodotto dal subwoofer. Ciò detto, come impressione generale da me rilevata con diversi abbinamenti, per ottenere la migliore integrazione è preferibile scendere il più in basso possibile con gli altoparlanti principali facendo conseguentemente salire il meno possibile il sub. Relativamente agli ingressi abbiamo: ingresso a basso livello via connettore RCA, ingresso LFE sempre via RCA ed infine ingresso ad alto livello via connettore Speakon Neutrix femmina. Quanto a quest’ultimo nella confezione è presente un cavo a tre poli (rosso, nero e giallo) terminato con il connettore maschio, di lunghezza tale da coprire la maggior parte delle necessità (parliamo di diversi metri). Nel paragrafo relativo al setup vedremo che l’impiego di questo tipo di connessione è quello caldeggiato dal costruttore. In basso a destra troviamo l’interruttore di alimentazione, il cui funzionamento può essere asservito ad uno switch a levetta per abilitare la funzione di standby che rileva la presenza di un segnale in ingresso, abbiamo poi la vaschetta IEC per il cavo di alimentazione. Infine, all’interno della corona stampata accanto alla sigla T/7x, troviamo l’interruttore a levetta per la selezione della fase tra 0° e 180°. Viene da chiedersi se la REL consideri questo un parametro più importanti degli altri, tanto da assegnargli tale status regale.

Vista del radiatore passivo da 250 mm di diametro con cupola rovesciata

REL T/7x: setup

Consapevole della difficoltà del compito la REL, nella persona del titolare John Hunter, è prodiga di consigli per l’istallazione e la messa a punto dei loro prodotti. Non solo il manuale d’uso allegato è ben fatto e costituisce una miniera di informazioni da cui attingere, ma sul sito aziendale è possibile consultare una lunga serie di articoli e video assai ben realizzati dove vengono spiegate tutte le procedure passo passo. Vi è inoltre una sezione dove si può scegliere marca e modello dei propri diffusori principali, la dimensione dell’ambiente d’ascolto (tra small, medium e large) e se il sistema è a due canali o home theater; sulla base di queste informazioni viene proposto il modello REL che meglio risponde ai requisiti, nonché mostrati dei possibili posizionamenti in ambiente.

REL T/7x collegamento
Lo schema di collegamento ad un amplificatore stereofonico in modalità sommatore . Nel caso di finali tipologicamente diversi - monofonici, bilanciati, Classe D, ecc.- il collegamento può essere leggermente diverso ed è comunque ampiamente illustrato nel manuale.

Oltre a suggerire l’impiego del collegamento ad alto livello con il cavo fornito in dotazione (con due dei tre cavetti collegati ai positivi sinistro e destro e uno ad un negativo dell’amplificatore) e a meno che non vi siano impedimenti di natura tecnica, il costruttore consiglia di posizionare il sub in prossimità dell’angolo dietro ai diffusori principali con il driver frontale orientato sulla diagonale principale dell’ambiente d’ascolto, così da poterne sfruttare la dimensione più lunga. Per effettuare il setup viene consigliato l’impiego, al livello più alto ragionevolmente prevedibile da parte del sistema, di una traccia che abbia una linea di basso ripetitiva ad una frequenza molto bassa; come esempio è suggerita la traccia numero 4 della colonna sonora del film Sneakers (Columbia CK 53146) che presenta una grancassa ripetitiva che dà parecchio tempo per spostare il subwoofer alla ricerca della migliore posizione; inoltre, essendo stata registrata in un ambiente grande, il basso è profondo e di grandi dimensioni. Le metodologie per la corretta configurazione di un sub sono molteplici e la REL descrive con dovizia di particolari ed esempi la sua. Tutte permettono di evitare errori grossolani, tuttavia lasciatemi dire che il raggiungimento del risultato ottimale, quello nel quale il sub scompare dando l’illusione che il suono provenga soltanto dai diffusoti principali, lo si ottiene solo dopo un lungo processo di affinamento basato sull’ascolto. In questo mi trovo perfettamente d’accordo con la REL che esorta i suoi clienti a fidarsi delle proprie orecchie e ad esercitare il proprio senso critico.

Il cavo a tre poli per il collegamento ad alto livello terminato con connettore Neutrix Speakon è fornito in dotazione

REL T/7x: ascolto

Non era la prima volta che un subwoofer REL T/7x si affacciava nella mia sala di ascolto. La differenza è che nelle precedenti tornate ne avevo avuto a disposizione soltanto uno, mentre questa volta ce ne sono stati inviati ben due. I miei appunti di installazione, che avevo conservato, si sono rivelati un buon punto di partenza ma, ovviamente, è stato necessario fare molte altre prove. In questo caso ci siamo anche avvalsi dell’analisi strumentale mediante il software REW (Room Equalization Wizard) e un microfono calibrato UMIK 1. La coppia di T/7x è stata abbinata a due diversi diffusori da stand e ad uno da pavimento: le Vivid Audio Kaya S12, le KLH Model 5 e le Davis Acoustics The Pledge. Diffusori assai diversi tra loro che però – chi più, chi meno – hanno tutti beneficiato della “cura del subwoofer”. Chi ci segue sa quanto apprezziamo i mini diffusori da stand della Vivid Audio e quanto la loro gamma bassa sia particolarmente adatta e facile da accordare alla nostra piccola sala prove acusticamente trattata. Ciò detto sono il primo ad essere consapevole del fatto che, con il loro woofer da 10 cm, le Kaya S12 non possono produrre una gamma bassa particolarmente densa e profonda. Dunque l’abbinamento ad un subwoofer è certamente auspicabile. Il problema semmai è come farlo senza snaturarne l’eleganza e la magia. Ecco, il REL T/7x ci riesce. Come? Fondamentalmente sparendo. Mi spiego: è molto facile accorgersi della presenza di un sub utilizzando l’elicottero di Another Brick in the Wall dei Pink Floyd; un mini diffusore, per buono che sia, non può fisicamente scendere tanto in basso e se invece i muri tremano vuole dire che qualcosa li sta facendo tremare. Diverso è il discorso se la traccia da riprodurre è una registrazione di solo pianoforte, come nel caso delle prove da me effettuate dove ho utilizzato, tra le altre, alcune tracce in formato DXD provenienti da una sessione di registrazione effettuata presso l’Auditorium Parco della Musica in Roma alla quale ho avuto il privilegio di assistere. Con quelle tracce i subwoofer REL 7/x hanno saputo infondere un maggior corpo alle note suonate dalla mano sinistra del nostro amico maestro Stefano Greco, ma soprattutto ha saputo restituire il senso dello spazio, la complessità e ricchezza armonica dello Steinway gran coda da lui suonato. Di questo è facilissimo accorgersi facendo una semplice prova che consisteva nello spegnere il sub mentre la traccia suonava: ad un ascolto distratto sembra non succedere granché al suono del sistema, ma se si presta attenzione ci si accorge che il suono è come “collassato” diventando inconsistente. Se si riaccende il sub il basso non si palesa immediatamente, anzi sembra quasi non esserci e tuttavia quel basso che “quasi non c’è” fa un’enorme differenza. Dunque il suono delle Kaya S12 non è stato trasformato né stravolto, non c’è stato alcuno stravolgimento della loro natura sonica.

E gli altri diffusori? Beh, come dicevo chi più chi meno tutti hanno tratto beneficio dalla presenza dei REL 7/x; in modo inaspettato anche le KLH Model 5 che, almeno sulla carta, sembravano non dover trarre alcun vantaggio dall’abbinamento, ma che invece hanno trovato nella velocità del sub inglese un valido alleato.

Conclusioni

Considero il REL T/7x un subwoofer praticamente perfetto. A fronte di dimensioni relativamente contenute e ad un costo ancora abbordabile, è capace di aggiungere quel poco di velocità e peso in gamma bassa che normalmente associamo ai sistemi di altoparlanti più impegnativi e costosi. Se sul concetto di velocità non credo ci sia il rischio di fraintendimenti, su quello di “peso” mi preme specificare, per una volta ancora, che lo scopo di un sub, anche di questo sub, non è far sembrare grande un diffusore piccolo, bensì farlo essere migliore, tanto in gamma bassa quanto – forse soprattutto – in gamma media.

Fortemente consigliato a chi ha voglia di espandere i propri orizzonti audio sperimentando con tenacia ed umiltà.

Giulio Salvioni

REL T/7x: caratteristiche tecniche

  • Tipologia: Subwoofer amplificato in sospensione pneumatica con radiatore passivo;
  • Driver attivo: frontale a lunga escursione ø 200 mm con cupola rovesciata e cono in lega di metallo e fibre minerali FibreAlloy™;
  • Driver passivo: sul pannello inferiore, ø 250 mm con cupola rovesciata;
  • Frequenza di crossover: variabile da 30 a 120 Hz;
  • Amplificazione: 200 W in Classe A/B;
  • Ingressi: per alto livello Neutrik Speakon, per basso livello singolo RCA, LFE singolo RCA;
  • Fase: 0/180°.
  • Dimensioni del cabinet: 35,6 x 32 x 36,3 cm (LxAxP).
  • Peso: 17,5 kg
  • Finiture: High Gloss Black, High Gloss White;
  • Note: predisposizione wireless tramite modulo Arrow Transmitter opzionale (299,00 €).

Prezzo: 1.299,00 €  –  IVA inclusa

Costruttore: REL Acoustics, Ltd. North Road Bridgend Industrial Estate Bridgend CF313TP. Web: https://rel.net/

Distributore per l’Italia: Audiogamma S.p.A. – Via Nino Bixio 13 – 20900 Monza (MB) – Italia – Tel. +39 02 55181610. Web: https://www.audiogamma.it

Scritto da Audio 2G

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