
La storia di KLH è strettamente intrecciata con quella di Henry Kloss, una delle figure più influenti e meno celebrate, ma fondamentali dell’audio del Novecento. Parlare di KLH significa parlare di un’idea precisa di alta fedeltà: non il lusso fine a sé stesso, ma la volontà di portare un suono corretto, scientificamente fondato e accessibile al maggior numero possibile di persone, come del resto obbiettivo di molti costruttori della golden age dell’HiFi.

Henry Kloss nasce nel 1929 e si forma in un periodo in cui l’hi-fi domestico è ancora un territorio sperimentale, dominato da soluzioni ingombranti, costose e spesso più orientate allo spettacolo che alla fedeltà. I primi amplificatori a valvole di bassa potenza collegati a grandi diffusori a tromba erano equipaggio de cinema dell’epoca che da poco avevano guadagnato il sonoro. Fin dai primi passi, Kloss dimostra un approccio fortemente pragmatico e ingegneristico: è meno interessato al marketing e più ossessionato dal rapporto tra prestazioni, dimensioni e costo. Prima ancora di KLH, il suo nome è già legato alla nascita dell’Acoustic Research insieme a Edgar Villchur, con cui contribuisce allo sviluppo e alla diffusione della sospensione acustica, una rivoluzione che cambierà per sempre il modo di progettare diffusori acustici. Dopo aver lasciato Acoustic Research, Kloss fonda nel 1957 KLH, acronimo che unisce i cognomi dei tre fondatori: Kloss, Low e Hofmann. Fin dall’inizio, KLH si distingue per una filosofia molto chiara: progettare diffusori compatti, accurati e misurabili, pensati per ambienti domestici reali e non per usi professionali. In un’epoca in cui molti diffusori erano grandi, inefficienti e spesso colorati, KLH propone casse chiuse, basate sulla sospensione pneumatica, con una risposta in frequenza controllata e un basso sorprendentemente esteso per l’epoca rispetto alle dimensioni.

Henry Kloss non era un personaggio carismatico e pragmatico, nel senso tradizionale del termine. Non amava l’autocelebrazione e raramente si poneva come “guru” dell’audio, il suo contributo è sempre stato profondamente concreto. Partecipava direttamente alla progettazione, alla scelta dei componenti e persino ai processi produttivi. Credeva che un buon diffusore dovesse prima di tutto suonare correttamente secondo criteri oggettivi, e solo in secondo luogo impressionare l’ascoltatore. Questa visione si riflette chiaramente nei primi modelli KLH, come il Model Five, il Model Six e il Model Seventeen, che diventano rapidamente punti di riferimento per chi cercava un suono equilibrato, naturale e privo di artifici. Il Model Six, in particolare, rappresenta uno dei momenti più alti della filosofia di Kloss. Era un diffusore relativamente semplice, privo di soluzioni esoteriche, ma progettato con grande rigore. La risposta era lineare, il basso controllato, il medio naturale e il tutto è pensato per funzionare bene anche con amplificazioni di potenza relativamente moderata, tipica degli amplificatori dell’epoca. Questo approccio contribuì a democratizzare l’alta fedeltà: non serviva più una grande ambiente di ascolto o un impianto costosissimo per avvicinarsi a un suono credibile. Ricordiamoci che erano i tempi delle Klipschorn tanto per fare un esempio.

Parallelamente alla produzione di diffusori, KLH si distingue anche per l’attenzione ai sistemi completi che poi negli anni ’80 vennero cavalcati dai marchi nipponici per invadere il mercato europeo e americano. Henry Kloss è tra i primi a intuire l’importanza di offrire soluzioni che includano giradischi, amplificazione e diffusori in un unico ecosistema. Anche in questo caso, l’obiettivo non era stupire, ma semplificare l’accesso alla musica di qualità. Questa visione anticipa di decenni il concetto moderno di sistema “plug&play” senza sacrificare la fedeltà sonora. Negli anni Sessanta, KLH diventa uno dei marchi più importanti del mercato americano. Le sue casse sono presenti in migliaia di case e vengono spesso utilizzate come riferimento per valutare nuove registrazioni e prodotti della concorrenza. Ma il successo commerciale portò anche a logiche commerciali e produttive lontane dal genio di Kloss che si allontana progressivamente da KLH per dedicarsi a nuovi progetti, coerenti con la sua natura di instancabile innovatore. L’uscita di scena di Henry Kloss segna un cambiamento nell’identità di KLH. Il marchio sopravvive, ma la spinta visionaria che lo aveva reso speciale si attenua. Negli anni successivi attraversa varie fasi, cambi di proprietà e tentativi di riposizionamento, riflettendo in parte le trasformazioni dell’intero mercato hi-fi, sempre più orientato al consumo di massa e meno alla ricerca rigorosa. Kloss intanto fonderà Advent e poi verso la fine della sua carriera Tivoli Audio, altra rivoluzione basata sul modello Model Eight FM che aveva lanciato 30 anni prima.

Oggi KLH, il nome evoca soprattutto l’eredità di un periodo irripetibile dell’audio americano. Le casse storiche del marchio sono ancora ricercate e apprezzate, non solo per il loro valore nostalgico, ma perché incarnano una filosofia progettuale che mette al centro l’equilibrio, la misura e l’onestà sonora. Henry Kloss, più che un semplice progettista, è stato un pensatore dell’audio: qualcuno che ha creduto profondamente che la tecnologia dovesse servire la musica e non il contrario. KLH è la storia di un’idea di alta fedeltà sobria e razionale, nata dall’ingegno di Henry Kloss e capace di lasciare un’impronta duratura. Anche se il mercato e le mode sono cambiate, l’insegnamento di Kloss rimane attuale: un buon diffusore non deve gridare la propria presenza, ma scomparire, lasciando spazio alla musica.




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