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Canor Virtus I2: la recensione

Canor Virtus i2: amplificatore integrato da 2×40 watt.

Canor è una azienda da poco distribuita sul territorio italiano, e quindi non molto conosciuta al pubblico di appassionati. Non aiuta la diffusione del marchio la tipologia di prodotti offerti, valvolari per lo più e dal costo non certo abbordabile. L’azienda nasce da lontano, come EDGAR nel 1995 debuttando con un amplificatore integrato, il TP101, 4 EL34 come finali e la classica estetica con tubi esposti.

TP101 è stato il primo prodotto della Canor, che allora si chiamava ancora EDGAR, ha cambiato nome nel 2007. Presto uscirà una riedizione moderna del prodotto per celebrare i 30 anni del costruttore.

Diventa Canor nel 2007, e nel 2008 debutta il primo integrato a valvole con il nuovo design che è poi quello di oggi. La filosofia è quella della massima cura nei minimi dettagli, e tra questi un aspetto molto importante per il costruttore è la qualità dei tubi e la loro selezione. Non trovando sul mercato nulla di adeguato alle esigenze dell’azienda slovacca, sviluppano nel 2012 il sistema Aladdin in grado di accoppiare in modo molto stringente i tubi. Altro passo avanti significativo il sistema CMT, che parte dal presupposto di voler superare le caratteristiche sonore del cablaggio in aria attraverso un circuito stampato che dalla sua ha uno standard di ripetibilità, affidabilità e cortezza delle connessioni sconosciuto all’altro. Sviluppano quindi dei circuititi stampati che dove possibile e il più possibile hanno delle vere e proprie feritoie di un certo spessore.

CMT PCB
Un circuito stampato CMT. Notare le feritorie ricavate così da aumentare l'isolamento, in questo modo si replica il cablaggio in aria con la ripetibilità dello stampato e utilizzando percorsi più brevi

L’azienda cresce e così nel 2015 la Canor cambia sede, insediandosi nella attuale da 8000mq a Prešov, nel 2018 il salto nello stato solido con il primo amplificatore ibrido, AI 1.20. Poi la prima serie Reference, e l’introduzione, nel 2023, della linea Premium e del “nostro” Virtus I2 e Asterion V2 con miglioramenti significativi rispetto ai prodotti precedenti. La gamma offerta vede numerosi amplificatori divisi in 3 linee. Della Reference con i finali Virtus M1 a valvole, Virtus S1S a stato solido, poi la Premium con Virtus I2 e AI 1.20, infine Performance, con gli ibridi AI2.10 e il nuovissimo A3 in pura classe A. Un preamplificatore della serie Reference, Hyperion P1, due Phono, uno nella Premium, Asterion V2 e un Performance, PH2.10. Infine un CD Player Performance, il CD 2.10 e un DAC, sempre performance, il DAC 2.10.

Virtus A3 è il nuovo amplificatore ibrido in classe A con dissipatori head-pipe, stadio di ingresso a valvole e display touch sulla manopola del volume

Canor Virtus I2: introduzione

E’ un integrato puramente analogico, con possibilità di configurazione triodo/ultra-lineare con tasto sul pannello frontale, senza ingressi se non linea, 4 in tutto RCA, con la interessante possibilità di utilizzare un altro amplificatore uguale raddoppiando la potenza, in quel caso sarà necessario utilizzare le uscite per i diffusori dedicate e il link ethernet tra le due macchine (che in realtà è una RS232 veicolata su RJ45) e spostare l’interruttore su Master o Slave secondo se quella unità comanderà ingressi e volume rispetto all’altra. In questa configurazione saranno disponibili solo i due ingressi XLR, denominati come XM1 e XM2 sul pannello frontale, quindi dai 4 input RCA si scende a due ma si guadagna in watt. E’ un possibile upgrade molto interessante, soprattutto perché si può fare in un secondo momento, e se si dispone di soli segnali RCA è possibile utilizzare degli sbilanciatori passivi senza perdere in prestazioni.

L'unico condensatore elettrolitico per l'alta tensione comune ai canali ha delle dimensioni impressionanti

Una costruzione interessante quella del Canor Virtus I2

Il contenitore del Canor Virtus I2 è in metallo nella parte inferiore e di alluminio finemente fresato per tutte le parti superiori, quindi frontale, posteriore, e coperchio, il quale ha delle ampie finestrature e delle feritoie più piccole per permettere l’areazione, è ovvio che il caldo generato è molto e quindi necessita di una certa aria per la ventilazione. Interessante il sistema di alimentazione che sceglie dinamicamente l’avvolgimento del trasformatore primario tra tre diversi, 250V, 240V o 230V, in modo da rendere il più possibile lineari le prestazioni. Questa funzione il Canor Virtus I2, la svolge con un circuito dedicato e collegato con quello dell’accensione, allo start la macchina misura la tensione di rete e sceglie l’avvolgimento più idoneo che poi verrà eventualmente commutato dinamicamente in tempi strettissimi, e senza che il funzionamento venga inficiato, viste anche le capacità di filtraggio delle varie sezioni, tra cui l’enorme elettrolitico di alta tensione, da 2200µF 500V, delle dimensioni di una lattina. Sul pannello posteriore una prima scheda addossata ai connettori che ospita i relays di commutazione degli ingressi, e subito a ridosso quella del volume con 6+6 relays, per i due canali, e che lavorano a combinazione di resistenze. Fino a qui è tutto passivo, tramite poi un cavo doppio schermato il segnale viene trasportato nella board di amplificazione, dove trova un trittico di 12AX7 schermate e poi le 4 KT88. Molti i componenti di pregio, che troviamo ovunque, spiccano i Mundorf neri, ma non mancano molti altri “pezzi” pregiati tra la componentistica. Il telecomando è un oggetto compatto, in alluminio fresato, piuttosto ergonomico e che può pilotare anche un lettore di CD Canor.

In fondo possiamo notare la struttura in alluminio che supporta la regolazione del volume. La costruzione è meccanicamente perfetta. A destra il trasformatore di alimentazione e dietro la scheda di alimentazione che misura la tensione di rete e seleziona l'avvolgimento primario più opportuno

La selezione delle valvole del Canor Virtus I2

In Canor, forse molto più che in altre aziende, la selezione delle valvole che finiscono nei prodotti, come quelle di ricambio, ha una grande importanza, tanto da spingere il produttore a costruire un sistema proprietario che si chiama Aladdin (con chiaro riferimento alla famosa lampada fiabesca), lanciato nel 2012 e che a tutt’oggi presiede i processi di selezione. Il problema, infatti, è che tutti i sistemi di misura dei tubi sono, tecnologicamente, fermi agli anni ’60, forse ’70, epoca nella quale le valvole furono dismesse, e quindi relativamente poco precisi e lenti rispetto alla gestione con microprocessore dei tempi moderni. Serviva un sistema computerizzato che nel modo più veloce possibile fosse in grado di selezionare le valvole, e qui la cosa si fa complicata, perchè non è affatto facile valutare un tubo a freddo, appena collegato, va fatto scaldare per essere certi di fare una misura efficace. Ma il buongiorno si vede dal mattino, e quindi il sistema Aladdin permette una selezione relativamente rapida ma estremamente accurata. Certo è che le nuove elettroniche, grazie a sistemi di regolazione di bias molto precisi, riescono a far andare d’accordo valvole anche molto diverse tra di loro, ma è altrettanto vero che più si parte con valvole le più simili tra di loro meglio è, soprattutto in termini di invecchiamento. L’obbiettivo del costruttore è quello di selezionare i tubi più simili tra di loro, con finestre molto stringenti, che vengono poi marchiati a mano dall’operatore con un numero sequenziale che è quello che poi troviamo sull’anello metallico dello zoccolo.

Nel mondo moderno, dove sono sempre meno i produttori di tubi e spesso sempre maggiori sono le differenze tra sigle uguali, l’appassionato, anche per amore di tweaking, tende a volte a sostituire quanto di serie con prodotti reperiti in rete e che vengono dichiarati come “matched pair” o “matched quad”, senza però dichiarare in che modo sono stati selezionati e con che strumento (che dovrebbe a sua volta essere calibrato), si va quindi a fiducia, e molto spesso si trovano veri bidoni. L’appassionato, infatti, spesso cerca i NOS, ovvero New Old Stock, prodotti rimasti fermi in magazzino per decine di anni, nuovi, e che quindi hanno una lunga aspettativa di vita. Questo, permetteteci la divagazione, vale per le valvole, ma non, per esempio, per tutti quei prodotti dotati di parti in gomma o plastica per esempio, come le testine, e per le quali decine di anni di ferme all’interno di un magazzino per certo ne hanno fortemente compromesso le prestazioni (immaginate cosa possa essere rimasta della cedevolezza di una gomma di sospensione).

Dunque, tornando a noi, non abbiamo alcuna certezza su come sono state fatte le selezioni, e pertanto è un terreno sempre estremamente scivoloso acquistare prodotti dalla rete. Un costruttore come Canor, ma ce ne sono molti altri, selezionano con rigore le valvole che utilizzano e si ha così l’assoluta garanzia che quelle valvole sono effettivamente molto simili tra di loro, affidabili e garantite.

4 tubi KT88 selezionati in vendita. Le selezioni artigianali non danno nessuna garanzia di come vengono selezionate le valvole, soprattutto dal punto di vista della macchina che le misura.

Ultralineare e Trido, le differenze

L’ultralineare è fondamentalmente una tipologia di collegamento dei trasformatori di uscita dell’amplificatore inventata dall’ingegnere Alan Blumlein della EMI e resa popolare negli anni ’50 da David Hafler e Herbert Keroes della Acrosound. Consiste in un diverso collegamento della griglia schermo G2 dei tubi di potenza che non viene collegata direttamente all’alimentazione ad alta tensione, come nel pentodo, e nemmeno all’anodo, come in un triodo, bensì a un punto intermedio del secondario del trasformatore di uscita che rappresenta una frazione fissa della tensione anodica, attorno al 43% (nelle EL34 o KT88, ma varia con altri tubi). L’effetto è quello di combinare i vantaggi del collegamento a triodo e a pentodo, ottenendo migliore linearità e distorsione armonica rispetto al pentodo, una impedenza di uscita più bassa e quindi un fattore di smorzamento più alto (migliore capacità di pilotaggio dei diffusori) e una maggiore potenza di uscita, infatti nel nostro caso è un raddoppio rispetto alla configurazione a triodo, raggiungendo probabilmente il miglior compromesso tra efficienza, distorsione e banda passante. Nel caso del Virtus I2 è possibile commutare tra l’una (ultralineare) e l’altra (triodo) configurazione tramite un tasto posto sul pannello frontale, scelta che consideriamo azzeccata, visto che metterla sul telecomando, anche se più comodo, avrebbe significato probabilmente commutazioni ripetute e ravvicinate, e quindi uno stress per il circuito. Le differenze all’ascolto ci sono, sostanziali, le leggerete tra poco.

La configurazione ultralineare prevede un collegamento su un punto intermedio del trasformatore di uscita, questo comporta una migliore linearità e una minore distorsione armonica

Un ascolto molto interessante

Il Canor Virtus I2 contiene, sostanzialmente, due amplificatori, e con due anime piuttosto diverse tra loro, quasi come due personalità distinte che convivono armoniosamente nello stesso corpo. Ma andiamo per gradi, perché ogni aspetto merita attenzione.

Fin dal primo ascolto, il Canor Virtus I2, ci ha colpito in modo particolare il basso: affascinante, profondo, avvolgente. Non il classico basso da valvolare, a volte gonfio e goffo, ma qualcosa di diverso, più simile a quello che ci si aspetterebbe da un ottimo stato solido. È voluminoso, rotondo, con un’estensione che sorprende e una ricchezza armonica che lascia il segno. Si fa notare senza mai essere invadente, e suona meravigliosamente con qualsiasi impostazione. La musica cattura l’ascoltatore sin dai primi istanti, con una fluidità che coinvolge e seduce. Cambiando brano, ci affidiamo a uno dei nostri riferimenti più ricorrenti – Mannoia accompagnata da Rea – e subito veniamo accolti da una voce profonda, intensa, densa di sfumature, che sembra riempire lo spazio con naturalezza. Il pianoforte segue con splendidi colori tonali, ricchi, raffinati, quasi pittorici. Il Virtus I2 è, a tutti gli effetti, “onirico”, nel senso più nobile del termine: evoca emozioni, crea paesaggi sonori, trasporta altrove. Le differenze tra le due modalità operative, triodo e ultralineare, sono numerose e ben distinguibili, ognuna con il proprio carattere. Mettiamo “Offramp” di Pat Metheny, e scegliamo “Are You Going With Me?”. Nella versione in modalità Triode, le note emergono morbide, vellutate, con un riverbero che fluttua nell’aria e si dissolve con naturalezza. Il messaggio musicale è intimo, quasi sussurrato, avvolgente. Passando alla modalità Ultralinear, il suono cambia subito registro: diventa più focalizzato, più diretto, con un’immagine più scolpita e un dettaglio più incisivo. Tuttavia, allo stesso tempo, il messaggio musicale sembra allontanarsi leggermente, come se perdesse un po’ di quella componente emozionale che ci aveva tanto colpito. Certo, i singoli suoni sono più chiari, più precisi, possono essere seguiti e analizzati con maggior rigore, ma nel caso specifico preferiamo nettamente il triodo, che ci restituisce un’esperienza d’ascolto più coinvolgente, più autentica. Tuttavia, quando la musica si fa più complessa, con un maggior numero di strumenti e una tessitura più articolata, ecco che la modalità ultralineare mostra tutto il suo potenziale. In questi contesti si apprezza in modo particolare una linea di basso potente, presente, autorevole, ma sempre controllata e mai eccessiva. Il suono complessivo è dinamicamente impressionante, con una prontezza nella risposta che ricorda i migliori amplificatori a transistor, pur mantenendo tutti i vantaggi timbrici e armonici delle valvole. È davvero come avere, come accennavamo sopra, due amplificatori in uno solo. Due mondi sonori distinti, ciascuno con le sue virtù, pronti ad assecondare gusti personali o generi musicali differenti. Il Virtus I2 si rivela quindi un prodotto estremamente valido, frutto di un progetto ben concepito e altrettanto ben realizzato. Al suo interno troviamo soluzioni tecniche e meccaniche di alto livello, che denotano una grande attenzione alla qualità costruttiva e all’affidabilità nel tempo. Il tutto proposto a un prezzo più che ragionevole. Da ascoltare, assolutamente.

Caratteristiche tecniche:

  • Potenza: 2 x 40 W / 4, 8 Ohm ultralineare, 2 x 20 W / 4, 8 Ohm triodo
  • Potenza uscita monoblocco: 1 x 80 W / 8 Ohm ultralineare, 1 x 40 W / 8 Ohm – triodo
  • Guadagno 30 dB
  • Sensibilità di ingresso: 500 mV
  • Risposta in frequenza: 10 – 50 000 Hz
  • Impedenza di ingresso: 30 kOhm
  • Ingressi: 4 x RCA, 1 x RCA Line-Out
  • Ingressi monoblocco 2 x XLR
  • Distorsione armonica totale: < 0,05 %
  • Rapporto segnale/rumore: > 95 dB
  • Valvole: 1 x 12AX7, 2 x 12AT7, 4 x KT88
  • Alimentazione: 230 V / 50 Hz / 375 VA
  • Dimensioni (W x H x D) 435 x 170 x 485 mm
  • Peso 28 kg

Prezzo: 9000€

Distributore: Audiogamma spa

Costruttore: Canor Audio

Scritto da Audio 2G

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