
Luxman nasce nel 1925, e la sua storia è una delle più affascinanti e longeve dell’intero panorama dell’alta fedeltà mondiale. Pochi marchi, infatti, possono vantare una continuità storica così profonda, attraversando quasi un secolo di evoluzione tecnologica senza mai perdere una precisa identità sonora e filosofica: parlare di Luxman significa, per certi versi, raccontare la storia dell’hi-fi giapponese. Nacque in un modo del tutto originale, all’interno del Kinsuido Picture Frame Store, un negozio di cornici e opere d’arte di proprietà dei due fondatori, T. Hayakawa e K. Yoshikawa, che compresero immediatamente il potenziale culturale e commerciale della radio — ai suoi esordi e allora vista quasi come una forma di magia — in un Giappone che stava appena entrando nell’era delle radiotrasmissioni. E così Hayakawa e Yoshikawa cominciarono una piccola produzione di radio.

All’epoca il Giappone dipendeva quasi completamente da componenti americani ed europei. Luxman intuì molto presto che la vera qualità sarebbe arrivata solo con la produzione interna dei componenti critici. Nacquero così i primi trasformatori e commutatori progettati in-house, elementi che contribuirono a costruire la reputazione del marchio già negli anni Trenta. I trasformatori di uscita Luxman divennero famosi per precisione e musicalità, e ancora oggi vengono considerati una parte fondamentale del “suono Luxman”. Negli anni della guerra e dell’immediato dopoguerra, l’azienda sopravvisse alle enormi difficoltà industriali del Giappone mantenendo una forte vocazione tecnica. Nel 1952 comparvero gli storici trasformatori OY, oggi quasi leggendari tra i collezionisti di apparecchi valvolari giapponesi. In quel periodo Luxman iniziò anche a pubblicare materiale tecnico e divulgativo dedicato alla radio e all’elettronica audio, contribuendo alla formazione di una generazione di tecnici e appassionati.

Gli anni Cinquanta e Sessanta furono fondamentali, perché coincisero con la nascita dell’alta fedeltà moderna: Luxman iniziò a produrre amplificatori valvolari completi, preamplificatori e ricevitori che non cercavano potenza, ma naturalezza timbrica. Proprio in un’epoca in cui molte aziende puntavano a impressionare con specifiche tecniche aggressive, Luxman sviluppò invece una filosofia sonora elegante, calda e raffinata. Testimoni di quella tendenza: MQ-60, MQ-68 e SQ-38, valvolari ancora oggi molto quotati. SQ-38, apparso nei primi anni Sessanta, è forse il simbolo più riconoscibile della Luxman classica: frontale dorato e mobile in legno. Arrivò poi, negli anni Sessanta, il transistor, e molte aziende — ma non Luxman — abbandonarono completamente le valvole. Luxman invece continuò a sviluppare entrambe le tecnologie, e ancora oggi è uno dei pochissimi costruttori storici ad aver mantenuto in produzione amplificatori valvolari senza interruzione dal dopoguerra a oggi. Negli anni Settanta arrivò il vero boom internazionale. Il Giappone stava diventando il centro mondiale dell’elettronica di consumo, e Luxman si trovò a competere con colossi come Sansui, Pioneer, Technics e Accuphase, senza però commettere l’errore di entrare nella “power war” — ovvero la corsa ad amplificatori sempre più potenti e spettacolari — mantenendo una posizione quasi aristocratica.




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