A pochi mesi dalla prova delle Opera Prima V2, che da allora sono entrate a far parte del gruppo di diffusori che utilizziamo per i nostri test, torniamo ad affrontare un altro modello della medesima serie del costruttore trevigiano: i diffusori da pavimento Opera V v2. Queste ultime condividono alcuni dettagli con il modello più piccolo, tra i quali la firma del progettista Giampiero Matarazzo. Prima di addentrarci nell’analisi di questo modello da pavimento iniziamo col dare qualche informazione in merito a questo costruttore presente sul mercato audio da ormai tre decenni.
Opera Loudspeakers: storia
Opera Loudspeakers rappresenta una delle eccellenze italiane nel campo dell’audio, con una storia ricca di passione, innovazione e dedizione alla qualità sonora. L’azienda ha una lunga storia che inizia agli inizi degli anni ’70 del secolo scorso, allorquando il fondatore Giovanni Nasta iniziò le sue sperimentazioni che lo portarono a mettere a punto la prima cassa acustica, La Caruso, che rapidamente si impose all’attenzione degli appassionati in tutto il mondo. Il marchio Opera Loudspeakers è stato costituito nel 1989 a Treviso, nel Nord-Est italiano, in un territorio noto per la sua tradizione artigianale e manifatturiera. Opera è nata dalla visione di appassionati di musica ed esperti di acustica che desideravano creare diffusori capaci di riprodurre il suono con estrema fedeltà. Il nome “Opera” non è stato scelto casualmente: riflette sia l’importante tradizione operistica italiana, sia l’ambizione dell’azienda di creare prodotti che fossero vere e proprie “opere d’arte” sonore. Fin dall’inizio, Opera Loudspeakers ha adottato una filosofia volta a coniugare la cultura audiofila italiana e quella anglosassone, sviluppandosi su tre principi fondamentali: l’artigianalità italiana, con ogni diffusore realizzato a mano da artigiani esperti seguendo una consolidata tradizione di ebanisteria; l’eccellenza sonora, con ricerca continua della perfezione acustica e particolare attenzione alla naturalezza del suono; il design distintivo, creando diffusori che sono anche elementi di arredo raffinati ed eleganti.
Nel corso degli anni, Opera ha sviluppato diverse serie di diffusori che hanno contribuito a costruire la reputazione dell’azienda. Tra queste ricordiamo le Callas/Tebaldi, le Grand Mezza, le Divina e la Serie Quinta, considerata una delle linee più riuscite e della quale il modello in prova costituisce la versione più recente.
Attualmente Opera Loudspeakers propone due linee di diffusori:
- Linea Classica: caratterizzata da modelli entry-level che offrono un suono eccellente a prezzi accessibili.
- Linea Callas: rappresenta il top di gamma dell’azienda, con modelli di altissima qualità e prestazioni sonore eccezionali.
Opera Loudspeakers si è distinta per alcune caratteristiche tecniche peculiari: l’uso di cabinet in legno massello, la collaborazione con i migliori produttori di altoparlanti europei per driver selezionati e spesso personalizzati, l’impiego di crossover minimali per preservare la purezza del segnale, e particolare attenzione agli accordi bass-reflex ottimizzati per la riproduzione delle basse frequenze. L’azienda ha conquistato nel tempo una nicchia di appassionati e audiofili in tutto il mondo, con particolare successo in Europa, Asia e Nord America. I suoi prodotti sono stati regolarmente recensiti dalle principali riviste specializzate internazionali, ricevendo numerosi premi. Opera inoltre partecipa regolarmente alle più importanti fiere di settore consolidando la propria reputazione nel panorama dell’audio high-end mondiale.
Negli anni più recenti, Opera ha continuato a rinnovare le proprie linee di prodotto, mantenendo sempre un perfetto equilibrio tra tradizione artigianale e innovazione tecnologica. La filosofia dell’azienda rimane comunque invariata: realizzare diffusori che non siano solo strumenti di riproduzione sonora, ma veri e propri “ponti emotivi” tra l’ascoltatore e la musica, oggetti capaci di trasmettere emozioni attraverso un suono naturale, dettagliato e coinvolgente.

Descrizione
I nuovi diffusori da pavimento Opera V v2 scaturiscono dalla riuscita sintesi tra la configurazione del modello precedente e le soluzioni tecniche adottate per questa nuova linea di prodotti. Infatti, a chi avrà avuto la bontà di seguire la nostra prova delle Prima V2, non sarà sfuggita la somiglianza a livello di soluzioni di design fra i due modelli. Abbiamo dunque un tre vie da pavimento di generose dimensioni con tipologia bass reflex. Anche in questo caso le pennellature laterali del mobile sono rifinite in PVC con diverse finiture a scelta. In particolare ne abbiamo due che simulano il legno, e cioè il Wood più scuro e il Rosewood, più chiaro. Poi c’è la finitura Cement che, come suggerisce il nome, ha l’apparenza di un pannello cementizio levigato. Personalmente non ho avuto modo di vedere tale finitura dal vivo, ma senza dubbio mi incuriosisce molto, non fosse altro per la assoluta non convenzionalità della proposta. Il pannello frontale, quello posteriore e quelli superiore ed inferiore, tutti sapientemente raccordati tra loro, sono rifiniti in ecopelle, generando un piacevole effetto. Sul pannello posteriore troviamo anche i due condotti di accordo per il bass reflex e la morsettiera che non prevede il funzionamento in modalità bi-wiring. Ovviamente nella confezione sono incluse le classiche griglie di copertura dei driver il tessuto acusticamente trasparente. L’attacco a terra avviene mediante un ingegnoso sistema di supporto che permette l’impiego di punte metalliche (spikes) o di supporti, sempre metallici, con una superficie di contatto a terra più ampia, che ci hanno permesso di trovare il giusto posizionamento dei diffusori facendoli scivolare sul pavimento in moquette della nostra sala di ascolto. Da notare che tali appoggi consentono la regolazione in altezza delle singole punte così da poter effettuare una regolazione fine del posizionamento del diffusore.
Concludo la mia descrizione – limitata come avrete notato ai soli aspetti estetici – per lasciare spazio alle considerazioni tecniche che trovate nelle note che il progettista Gianpiero Matarazzo ci ha inviato e per le quali lo ringraziamo.

Ascolto
Abbiamo provato i diffusori da pavimento Opera V v2 abbinandoli a diversi amplificatori tra i quali l’ibrido valvole/stato solido Copland CSA-100 e il Canor Virtus i2 con il quale, a dispetto dei soli 40W di potenza dichiarata, abbiamo ottenuto i risultati sonici che maggiormente ci hanno soddisfatto. Come sorgente digitale abbiamo usato alternativamente i DAC Aqua La Scala MKII e Denafrips Pontus 15th, collegati in USB ad un PC Audio basato sul sistema operativo Audiolinux, con scheda JCAT USB XE, scheda di rete JCAT NET XE entrambe dotate di alimentatore dedicato. Il Cablaggio di segnale (sia analogico che digitale), di potenza ed alimentazione era Neutral Cable della serie Reference.
La cosa che più mi ha colpito e, devo dire, più mi ha fatto piacere è stata la continuità che ho percepito, sin dalle prime note, con le più piccole Opera Prima v2 che, penso di poterlo dire con sicurezza, ormai conosco bene. Ovviamente, in questo caso, c’è qualcosa in più come del resto è giusto che sia. Purtuttavia ci si rende immediatamente conto che l’impostazione, assai sana e condivisibile, è la medesima e mi piace pensare che tale sia la “firma”, il tratto distintivo del progettista. Volendo sintetizzare al massimo i tratti comuni ai due diffusori – dopo entrerò nel merito delle peculiarità delle Opera V v2 – li tratteggerei come dei diffusori dal suono privo di colorazioni proprie e con una assoluta coerenza fra le varie porzioni dello spettro. Per dirla in altri termini: sono diffusori per i quali l’analisi sonica basata sulla consueta differenziazione tra le varie gamme di frequenza risulta quantomeno difficile da applicare, forse anche inopportuna. Si perché se li ascolta con attenzione, in particolare il modello in prova, ci si può rendere conto di quanto non vi sia soluzione di continuità tra le caratteristiche timbriche/armoniche delle varie gamme affidate ad ogni driver e di quanto le transizioni tra gli uni e gli altri siano state risolte con efficacia. In tal modo il suono proposto è molto naturale, timbricamente articolato e assai veloce. A condizione di ascoltare una registrazione ben fatta non si ha mai la sensazione di una gamma bassa artificiosamente modellata per mettere in risalto questo o quell’aspetto. Nella pregevole registrazione della Quinta Sinfonia di Mahler con la Tonhalle-Orchester Zürich diretta da Paavo Järvi (Alpha Classics) la tromba e tutti gli ottoni presenti nelle prime battute della prima parte sono nitide e luminose ma mai eccessivamente evidenziate; al contempo il registro grave dei timpani e la maestosità degli archi sono risolti con maestria tale da rendere l’ascolto di questa classica pagina della musica sinfonica un assoluto godimento. In particolare le sezioni degli archi bassi e delle percussioni mi sono sembrate essere caratterizzate da grande articolazione e chiarezza tale da aiutare chi ascolta a comprendere al meglio la struttura del brano.
Passo ad un’altra traccia che sovente utilizziamo nei nostri test: Lindberg di Ivano fossati nell’interpretazione del duo costituito da Fiorella Mannoia e Danilo Rea. La voce è proposta in maniera credibile ed emozionate, così come le articolate armonie pianistiche che la accompagnano. Molto bella in questo specifico caso è la dimensione occupata nello spazio dalla voce rispetto al suono del pianoforte, che si colloca leggermente più indietro e di lato. Insomma non è necessario chiudere gli occhi e sforzarsi più di tanto per ricrearsi una immagine della disposizione dei due artisti sul palcoscenico virtuale. Nei nostri ascolti non mancano incursioni nei più disparati generi musicali: tra i tanti mi piace ricordare la traccia Terrain: 1 tratta dall’omonimo EP del Portico Quartet nel quale l’impasto costituito dagli strumenti elettronici, dalle percussioni metalliche e dal gruppo contrabbasso violoncello mi ha emozionato coniugando velocità e ricchezza armonica.

Conclusioni
Non mi piace parlare per prima cosa dell’aspetto economico, nella scelta e nel conseguente acquisto di un componente audio secondo me confluiscono anche altre valutazioni, tuttavia è innegabile che il rapporto qualità/prezzo di questi diffusori da pavimento Opera V v2 sia veramente strepitoso. Poter acquistare un tale assieme di progetto, cura nella costruzione e prestazioni di ascolto a 6.000 € è qualcosa che non capita spesso nel nostro settore. Mi è dispiaciuto che in occasione della nostra video recensione delle Opera Prima V2, qualcuno (più di qualcuno a dire il vero) si sia lamentato per la finitura dei pannelli laterali in PVC simil-legno. Francamente mi sembra un atteggiamento miope, una presa di posizione basata su un preconcetto e, a maggior ragione, inaccettabile se proveniente da chi il diffusore non l’ha mai ascoltato. Le Opera V v2, a mio avviso, suonano alla grande e sono esteticamente molto belle. In un prodotto di questa classe di prezzo se c’è il PVC al posto del legno sui pannelli laterali è cosa di cui non potrebbe importarmi di meno. Se esistono ancora le priorità e per me esistono, al primo posto c’è il suono.
Giulio Salvioni

Specifiche tecniche OPERA QUINTA V2
- Tipo: bass reflex da pavimento
- Sensibilità: 92 dB con 2,83 v ad 1 metro
- Risposta in frequenza: 40 –28.000 Hz
- Impedenza nominale: 6 0hm
- Potenza massima: 150 watt rms senza clipping
- Potenza consigliata: 25 – 150 watt
- Numero delle vie: tre
- Frequenze di incrocio: 250 – 2300 Hz
- Tweeter: cupola morbida da 28 millimetri
- Midrange: 150 mm con membrana in impasto di fibra di vetro
- Woofer: due da 180 mm con membrana in alluminio
- Dimensioni:
- Solo diffusore: 237x1100x440mm (LxAxP)
- Diffusore completo (con base): 319x1158x529mm (LxAxP)
- Peso: 39Kg
Prezzo: € 6.000,00
Distributore per l’Italia: HIFIGHT SRL, via Enrico Fermi 20/2, 35030 – Rubano (PD)
ITALY Tel. Tel. 049.6711087
- Costruttore: Opera Loudspeakers, Via Barone 4, 31030 Dosson di Casier (Treviso)
ITALY Tel. +39 0422 633547 Email: contact@operaloudspeakers.com



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