Analisi tecnica dei Diffusori Opera V v2
La nuova Opera Quinta V2 ricalca, nella configurazione, il modello precedente anche se ne costituisce un generoso quanto poco visibile upgrade. Grazie ad un attento studio dei singoli componenti del diffusore abbiamo potuto superare il limite degli 87-88 dB di sensibilità, arrivando addirittura a 91 decibel, cosa che garantisce l’utilizzo di amplificatori di bassa potenza, una eccellente dinamica ed una prestazione molto lineare anche ai livelli elevati. Il carico visto dall’amplificatore, grazie a rotazioni di fase contenute, non appare affatto critico, garantendo un buon pilotaggio anche con amplificatori di potenza limitata.
Opera V v2: il mobile
Come per la Prima V2 anche in questo caso è stata posta la massima attenzione al disegno interno del mobile ed alla rimozione di tutte le possibili colorazioni che questo aggiunge al messaggio inviato agli altoparlanti dall’amplificatore. Il midrange lavora in un volume totalmente chiuso, con una frequenza di risonanza inferiore alla metà della frequenza effettiva di incrocio in modo da avere una riserva di potenza notevole anche al di sotto del suo intervallo di riproduzione. Il box del midrange è caratterizzato da una parete posteriore fortemente inclinata per deviare le riflessioni sul materiale assorbente che copre le pareti interne. Il materiale assorbente poliuretanico è stato scelto con una densità particolare, così da attenuare al massimo tutte le riflessioni interne. Ovviamente è stata verificata con la massima cura l’assenza di vibrazioni sulle pareti laterali, ridotta grazie a due rinforzi posizionati ai punti giusti.
Opera V v2: gli altoparlanti
Anche in questo caso gli altoparlanti sono stati ottimizzati grazie ad una proficua collaborazione tra OPERA e Scan-Speak per ottenere un buon equilibrio tra smorzamento e tenuta in potenza, con la caratteristica particolare di avere un basso presente anche a volumi molto ridotti. I driver da 18 cm nominali sono caricati in bass reflex in un cabinet abbastanza ampio con una frequenza di accordo molto bassa grazie a due condotti sistemati posteriormente e dimensionati in modo da avere una bassa turbolenza anche a pressioni elevate. Si tratta di due driver da 18 cm con una tolleranza costruttiva inferiore al 3% abbastanza simili a quello che equipaggia la OPERA Prima V2 ma sono connessi in serie tra loro per non abbassare eccessivamente il modulo dell’impedenza con delle tolleranze estremamente contenute in modo da non avere scostamenti degni di nota sia nel carico reflex che in quello visto dal filtro. L’amplificatore vede un minimo abbastanza elevato, superiore ai 6 ohm con rotazioni di fase ridotte, così da poter essere considerato un carico estremamente facile per l’amplificatore.
Il medio, che si occupa della riproduzione delle voci, lavora da 230 a 2300 Hz grazie ad una rete elettrica di filtro passa banda abbastanza semplice dovuta alla notevole linearità della membrana del midrange, realizzata con una particolare lavorazione della fibra di vetro. Nonostante la semplicità apparente la risposta acustica del midrange presenta una pendenza elevata. L’accorta scelta dei componenti del passa alto del midrange consente una doppia pendenza in modo da avere una fase acustica in perfetta sintonia con la fase dei due woofer sottostanti.
Il tweeter è praticamente lo stesso componente usato sulla OPERA Prima V2, che parte da un trasduttore di serie a cui è stata soltanto rinforzato l’equipaggio mobile, capace di tenere una potenza notevole a bassa distorsione. La cupola morbida trattata a mano dal costruttore danese consente di avere un estremo alto poco affaticante e particolarmente esteso.

Opera V v2: il crossover
Come abbiamo visto il disegno del crossover appare abbastanza semplice pur nella distinzione tra risposta elettrica ai morsetti degli altoparlanti ed effettiva risposta acustica dei componenti, che poi rappresenta ciò che ascoltiamo. Anche il passa basso dei due woofer presenta una pendenza particolare in modo da potersi fondere con la risposta del medio ed avere una fase acustica praticamente coincidente. La sensibilità elevata del gruppo ci ha consentito di “modulare” la frequenza di accordo ed ottenere un basso esteso ma molto ben smorzato. Le pendenze delle tre reti di filtro, pur molto blande, assicurano una pendenza elevata in modo da massimizzare la pulizia e l’articolazione che gli altoparlanti possono esprimere. Va notato che le fasi acustiche di questo tre vie sono particolarmente vicine in tutto l’intervallo di frequenze riprodotto dal midrange, sia nella rilevazione effettuata sull’asse che in quella fuori asse. Ciò assicura una buona risoluzione delle voci con un eccellente disegno dello stage sonoro.
Gian Piero Matarazzo




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