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Il Current Damping di QUAD

I finali Quad 405 e successivamente 405.2 hanno rivoluzionato il mondo della progettazione audio grazie a una geniale idea di Peter Walker, progettista e fondatore del marchio inglese: parliamo del current dumping di Quad.

405 e 405-2 di QUAD, due finali molto particolari sia sotto il profilo estetico che progettuale

Quad 405, nel lontano 1975, una vera e propria rivoluzione, scopriamo il current damping

Rivoluzione piuttosto che di innovazione ? Perché una etichetta così impegnativa ? Per comprendere a fondo tanto entusiasmo, dobbiamo calarci nelle realtà tecniche dell’epoca. Premettiamo che, in particolare per le amplificazioni transistorizzate (quelle valvolari avevano in quei periodi una diffusione piuttosto limitata perché le si ritenevano surclassate dallo stato solido, l’allora astro nascente), il momento era di grandissimo fermento e l’offerta commerciale particolarmente ampia: in realtà, in termini di prestazioni di laboratorio, i prodotti erano strepitosi, ma sotto il profilo sonico la stragrande maggioranza di essi si rivelava piuttosto deludente. Le varie realizzazioni, all’occhio del tecnico, risultavano eseguite tutte più o meno con lo stampino: profonde differenze in ambito circuitale erano praticamente inesistenti; le uniche variazioni erano eminentemente quelle legate al dimensionamento della componentistica in funzione della potenza da raggiungere ed alla sua qualità obiettiva. Il Quad 405, in uno scenario di tutti pressoché uguali, fu come un fulmine a ciel sereno e l’eco della sua rivoluzionaria circuitazione fece letteralmente il giro del mondo: illustri tecnici, a livello internazionale, si interessarono e commentarono il piccolo mostriciattolo della azienda britannica, la Quad appunto, per la quale non costituiva certo una novità introdurre un prodotto che rompesse in maniera tanto eclatante gli schemi.

Peter Walker dopo aver coperto da numerosi brevetti il suo schema lo pubblicò insieme con le caratteristiche tecniche. Divenne addirittura una pagina pubblicitaria doppia che qui vedete nella quale faceva vedere oltre lo schema molti particolari della costruzione interna

Basti a tal riguardo pensare che la casa costruttrice inglese aveva già in precedenza letteralmente sconvolto gli appassionati con i suoi diffusori elettrostatici, davvero incredibili (ancora oggi, figuriamoci allora!). Ma non solo: benché in maniera meno dirompente, a loro modo, anche gli amplificatori valvolari Quad II erano innovativi, seppure non rivoluzionari.

Le differenze tra il Quad 405 ed il resto del mondo

La scarsa fluidità del suono delle amplificazioni a stato solido, che emergeva prepotentemente nei raffronti con quelle valvolari e che generava fatica all’ascolto, veniva all’epoca soprattutto ascritta alla distorsione di incrocio, derivante dall’uso generalizzato della classe B. In realtà si è poi visto che tale distorsione non era la sola causa del cattivo suono delle prime apparecchiature transistorizzate. Bene, ecco che in un sol colpo, la Quad riesce a mitigare sensibilmente, anche se di certo non ad azzerare (come asserisce il suo reparto commerciale), la distorsione di incrocio ed incrementare il rendimento del sistema. Incredibilmente escogita una tecnica per cui raggiunge tale obiettivo, non solo evitando di fare ricorso alla classe A, soluzione invero poco percorribile all’epoca a costi umani stante le scarse performance dei semiconduttori disponibili, ma persino impiegando per i propri stadi di potenza una circuitazione che richiedeva ai transistor finali, all’epoca molto lenti e poco robusti, una dissipazione nulla in assenza di segnale. Tale nuovissima circuitazione venne battezzate dal suo ideatore, il vulcanico Peter Walker, costantemente coadiuvato da una validissima equipe scelta con grande intelligenza, “Current Dumping”

Peter Walker prima del debutto del 405 aveva sconvolto gli appassionati con i suoi diffusori elettrostatici, davvero incredibili (ancora oggi, figuriamoci allora!).

ed il suo modus operandi venne descritto così: “all’interno del 405 coesistono due amplificatori per ciascun canale. Uno di questi è operante in pura classe A, caratterizzato da distorsione estremamente contenuta, ma purtroppo penalizzato da una potenza assai limitata. Il secondo invece, configurato in classe B, è caratterizzato da opposte performance: inferiore raffinatezza, ma in compenso potenza e muscoli a volontà tali da consentire un pilotaggio autorevole del carico, unitamente ad un valido controllo degli altoparlanti. Queste due entità operano in perfetta sinergia, grazie ad una innovativa circuitazione atta a garantire una totale sincronia di funzionamento dei due moduli: in particolare quello in classe A si occupa di rifinire con la massima precisione i particolari del suono, mentre quello in classe B garantisce la necessaria forza bruta del segnale in uscita”. L’arma vincente per la diffusione e la risonanza, entrambe fuori dal comune, di questa nuova topologia fu quella che potremmo definire come una vero e proprio colpo di genio: in un’epoca (anche se oggigiorno tale comportamento è, se possibile, ancora più diffuso) nella quale si cercava di tenere segreto il circuito elettrico di qualunque nuova realizzazione, anche se innovativa solo sulla carta e nei depliant, Peter Walker, dopo aver abbondantemente protetto la sua trovata con efficaci brevetti, la divulgò il più possibile, svelandone tutti i particolari. In realtà, iniziò proprio lui, Peter Walker in persona, a scrivere, insieme con M. P. Albinson

Wireless Word era una rivista di livello internazionale, nella quale Peter Walker con M. P. Albinson pubblicarono un lungo articolo che descriveva minuziosamente la tecnica Current Damping.

un interessantissimo articolo che comparve nel numero di dicembre del 1975 sul mensile “Wireless World”, una pubblicazione che aveva una diffusione mondiale notevole, anzi incredibile, se si riflette sul fatto che la globalizzazione dell’informazione garantita da internet, negli anni settanta ovviamente era del tutto inesistente. Molti tecnici, non convinti al 100% dalle spiegazioni del costruttore, diedero una diversa chiave interpretativa alle modalità secondo cui il circuito del Quad 405 operava; questo, piuttosto che offuscare la notorietà del prodotto, ne favorì inconsapevolmente la diffusione. Entrando, seppure solo di striscio nello specifico, segnaliamo che il progettista della Quad, cioè lo stesso Walker, per spiegare in qual modo i due differenti amplificatori, quello di piccola potenza in classe A e l’altro in classe B dotato di grande energia, interagissero nella alimentazione del carico, scomodò la feed-forward error correction (brevettata nel 1929 da Harold Black), una tecnica vaga parente della nota controreazione (sempre ideata da Harold Black), ma che operava in maniera assai differente, se vogliamo per certi versi duale. E’ proprio su tale punto che divergevano i pareri dei tecnici: infatti, una buona parte del fior fiore degli ingegneri dell’epoca, senza nulla togliere ai meriti di una topologia circuitale comunque validissima e del tutto inedita, asserivano che la feed-forward c’entrasse poco o nulla. Con piacere segnaliamo che nel coro dei grandi studiosi i quali vollero dire la loro in merito, vi furono anche due illustri figure italiane che, immaginiamo, tutti voi ben conosciate: Paolo Nuti e Bartolomeo Aloia. I pareri dei due divergevano profondamente: per quello che può contare, noi propendiamo nel dare maggior credito alle osservazioni di Bartolomeo Aloia. Non ci sembra fuor di luogo sottolineare l’efficacia commerciale della lungimirante politica di Peter Walker, geniale sia come tecnico, sia come stratega.

Harold Black nel 1929 brevettò la tecnica feed-forward error correction, tecnica vaga parente della nota controreazione, ideata sempre ideata da Harold Black e lontana parente della feed-foreward di Walker

QUAD 405, il suono

Le qualità soniche del piccolo 405 risultarono, all’atto della sua immissione sul mercato, subito evidenti. L’ascolto, a differenza della media degli amplificatori transistorizzati dell’epoca, era incredibilmente riposante: nessun accenno di durezza, un calore che ricordava quello delle realizzazioni a tubi ed una immagine che, seppure un po’ deludente in termini di larghezza e di profondità, faceva gridare al miracolo per quanto riguardava il corretto posizionamento dei primi piani che non venivano sparati in faccia come sovente accadeva con le più diffuse amplificazioni in circolazione. I punti deboli erano fondamentalmente due: una dinamica modesta, non ascrivibile ad una limitata energia, quanto piuttosto ad una certa lentezza nel riprodurre i transienti più veloci, nei confronti dei quali pareva che l’amplificatore fosse continuamente in affanno. La seconda deficienza consisteva in una certa mancanza di nitore nella gamma acuta. In realtà, poco dopo la comparsa della prima serie del 405, la QUAD pose riparo ai limiti sonici del prodotto originario, immettendo sul mercato un nuovo QUAD 405, etichettato .2

405-2 risultava molto più musicale e pronto nonostante gli accorgimenti fossero relativamente pochi: evidentemente Walker, fatto giusto tesoro delle critiche, riuscì con piccoli ma significative modifiche a migliorare sensibilmente il suo prodotto

Volendo valutare il Quad 405.2 con parametri moderni, possiamo segnalare che le sonorità da esso espresse sono da considerarsi globalmente molto buone anche oggi: non vi è alcun dubbio che un esemplare perfettamente a punto, possa essere confrontato con una realizzazione odierna di fascia medio-alta, come era il Quad all’epoca della sua comparsa, ed uscirne a testa più che alta. Se poi lo si paragonasse a quello che si può comprare nel nuovo con gli stessi soldi ai quali è possibile reperirlo, non vi è dubbio che dovremmo ritenere un vero affare il suo acquisto. Ovviamente va tenuto in debito conto però che gli anni non passano mai senza lasciare il segno e che, benché l’amplificatore inglese fosse accreditato di una notevole affidabilità, i malfunzionamenti o, forse più probabilmente, il minor rendimento reso inevitabile dall’invecchiamento di alcuni componenti, segnatamente i condensatori elettrolitici di alimentazione, possono essere problemi di soluzione né semplice né economica.

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