Memore delle mie precedenti esperienze con il marchio norvegese, che mi avevano peraltro lasciato estremamente soddisfatto, grande era la mia curiosità rispetto a questo Amplificatore integrato Hegel H600, che svetta nel catalogo come prodotto di punta. In particolare avevo sempre provato degli amplificatori integrati: prima l’H95 e più recentemente l’H120 per il nostro canale YouTube. La cosa interessante è che la Hegel ha sviluppato molteplici tecnologie che utilizza, declinate a seconda dei casi in modo più o meno ampio, su quasi tutti i suoi prodotti. Quel che mi aspettavo dall’H600 era dunque quanto di buono avevo sperimentato sui modelli più piccoli, ma elevato all’ennesima potenza. Vediamo allora se le attese sono state soddisfatte.
Inizio dalla descrizione tipologica che, mai come in questo caso, assume una notevole rilevanza. si tratta di un amplificatore integrato di elevata potenza, parliamo di più di trecento watt su otto ohm, dotato di tutto quanto è necessario per l’ascolto dei media digitali in streaming, senza tuttavia trascurare le sorgenti analogiche. Faccio notare a tal proposito che lo scorso anno l’Amplificatore integrato Hegel H600 ha vinto il Premio EISA come Migliore Amplificatore Streaming High End. Il tutto è presentato in un package di assoluta sobrietà ed indiscutibile eleganza, ancorché estremamente connotato verso un ideale estetico/funzionale con il quale si può essere d’accordo o meno. Io lo sono in pieno, ma posso capire che un approccio quale quello della Hegel, specialmente se applicato ad un modello flagship, possa lasciare perplesso qualcuno. Relativamente alle prestazioni soniche vi rimando alla seconda parte di questa prova visto che, come di consueto, nella prima affronterò la descrizione tecnica.

Descrizione tecnica dell’Hegel H600
l’amplificatore integrato Hegel H600 in prova costituisce il massimo dell’offerta Hegel nell’ambito degli amplificatori integrati, costituendone di fatto il modello di riferimento. Con i suoi 303 watt su 8 ohm, un fattore di smorzamento di 4000 e la capacità di gestire in assoluta tranquillità anche carichi di 2 ohm, l’H600 si colloca nel ristretto novero dei “super Integrati”, una tipologia relativamente recente che sta acquisendo sempre maggiori consensi tra gli appassionati alla ricerca di prestazioni di riferimento ma abbinate a dimensioni contenute e a grande semplicità d’uso. L’amplificatore è caratterizzato da un design dual mono, che lo avvicina il più possibile alle prestazioni di due amplificatori mono in un singolo contenitore. Non deve essere considerato come un finale di potenza dotato di un controllo di volume, poiché all’interno troviamo una sofisticata sezione di preamplifcazione dotata di un attenuatore di volume estremamente preciso, uguale a quello che si trova nel preamplificatore Hegel di riferimento, vale a dire il P30A.
Partiamo con la descrizione dell’esterno per poi addentrarci in alcune delle tecnologie che caratterizzano questo prodotto. Come si può cogliere dalle immagini l’estetica è quanto di più spartano e minimalista si possa immaginare: il cabinet metallico verniciato in nero antigraffio è ottimamente realizzato e conferisce una bella sensazione di solidità all’insieme. I grandi dissipatori di calore non sono a vista ma celati dai pannelli laterali, con il calore che esce da griglie di areazione poste in alto. Il pannello frontale, il cui spessore va rastremandosi alle estremità, è ben rifinito e reca al centro un luminoso display OLED ai cui lati troviamo la manopola del volume e quella del selettore degli ingressi. L’interruttore di accensione si trova sotto al display, dunque sul pannello di fondo; posizione la cui scomodità è mitigata dalla notevole altezza dei quattro grandi supporti di appoggio in alluminio con finitura antigraffio, che ne rendono comunque agevole l’azionamento e che garantiscono inoltre un’eccellente stabilità e vibrazioni ridotte.
Il pannello posteriore, in virtù di un layout ben organizzato, è per così dire “autoesplicativo” e presenta una moltitudine di connessioni tali da soddisfare qualsivoglia esigenza: due set di ingressi bilanciati in formato XLR, che si abbinano al design del circuito bilanciato/dual-mono, oltre a due ingressi sbilanciati in formato RCA. La sezione digitale include ben tre ingressi ottici e coassiali (RCA/BNC). Sul fronte delle uscite analogiche abbiamo una coppia di uscite a livello fisso RCA e una coppia di uscite RCA a livello variabile. Mentre per quel che concerne il digitale abbiamo una uscita BNC a livello fisso da 75 ohm, utile nel caso si volesse realizzare un “DAC-Loop” per collegare un DAC esterno. In questo modo sarebbe possibile utilizzare l’ingresso di streaming dell’H600, inviare il segnale digitale al DAC esterno e riprodurre l’uscita analogica tramite l’amplificatore, in tal modo scavalcando lo stadio DAC interno. Questo nel caso in cui si sentisse il bisogno di una sezione di conversione più sofisticata. Manca il collegamento Bluetooth, giudicato di qualità insufficiente dal costruttore, così come non vi è traccia di Wi-Fi. Sempre sul fronte delle caratteristiche mancanti segnalo l’assenza di una uscita cuffia. Completano il quadro la canonica vaschetta IEC per il cavo di alimentazione e una coppia di morsetti per i diffusori di ragguardevole qualità. Tutte le funzioni sono replicate sul pesantissimo telecomando metallico (RC8) mediante il quale si può accedere ad ulteriori funzionalità quali la verifica della versione del firmware installato, la configurazione dei singoli ingressi in modalità home theater con un livello predefinito di volume, l’impostazione del massimo livello di volume, finanche la pre-impostazione del volume di avvio. È inoltre possibile accedere al menu per visualizzare l’indirizzo IP assegnato all’H600 dal server DHCP ed eventualmente modificarne il nome con il quale esso si presenta sulla rete, procedura che richiede tuttavia l’accesso via web browser ad una specifica pagina di configurazione.

SoundEngine 2
L’Amplificatore integrato Hegel H600 opera in Classe AB, tuttavia impiega la tecnologia Hegel “SoundEngine”, giunta alla versione 2. Si tratta di una caratteristica che ritroviamo su tutta la produzione del costruttore Norvegese che si basa sull’impiego di due unità che il progettista Bent Holter definisce analogue computer. La prima, comparando il segnale in ingresso e quello in uscita, stabilisce il livello di distorsione; la seconda, sulla base di quanto rilevato dalla prima unità, stabilisce se sia necessario intervenire sommando al segnale in uscita un segnale pari all’inverso della distorsione. In tal modo, nelle intenzioni del progettista, si risolvono due problemi che affliggono la tecnica della retroazione ad anello: il ritardo temporale e la non linearità di comportamento nei diversi range di frequenze. L’obiettivo della tecnologia SoundEngine 2 è dunque quello di minimizzare le distorsioni sia di tipo armonico sia quelle di incrocio dello stadio di uscita di potenza in push-pull mediante un meccanismo di tipo Feed-Forward. Tra i benefici di questa tecnologia vi è anche, a detta del progettista, l’eccezionale capacità di controllare l’altoparlante, che si traduce in un fattore di smorzamento dichiarato superiore a 4000. Come dispositivi attivi sono impiegate sei coppie di transistor ad alta corrente ultra veloci in configurazione push-pull, montate su un ampio dissipatore alettato. Altro punto sul quale il costruttore norvegese presta la massima attenzione è il minimizzare le interferenze fra gli stadi ad alto e basso assorbimento. In particolare i circuiti che si occupano del guadagno in tensione e quelli in corrente sono separati ed hanno alimentazioni dedicate. Nella foto dell’interno si nota la presenza di un enorme trasformatore toroidale dotato di avvolgimenti secondari separati per le due sezioni di amplificazione a ridosso del quale troviamo sei grandi condensatori di filtro per canale marchiati Hegel. Inoltre siamo riusciti a scorgere la presenza di altri due trasformatori toroidali, uno dedicato alla sezione digitale e un’altro alla sezione di preamplifcazione.

H600: sezione digitale
Passiamo ora alla parte digitale dell’amplificatore integrato Hegel H600, che è alloggiata in una sorta di “contenitore schermato” in acciaio posto in prossimità del pannello posteriore, ed è basata sul chipset DAC ESS ES9038Q2M, in grado di gestire file in ingresso fino a 384kHz/32-bit (PCM) e DSD256 (DoP) tramite la porta USB-B o 192kHz/24-bit e DSD64 tramite la scheda dello streaming di rete per il quale è previsto un connettore ethernet. Il convertitore D/A dell’H600 è di tipo bit-perfect senza sovracampionamento ed ha un proprio alimentatore dedicato. Il server interno supporta UPnP, Spotify Connect, Qoubz Connect (in arrivo), Airplay 2, Tidal Connect, Google Cast™ e Roon Ready. Tutti gli ingressi digitali tranne l’USB sono di tipo Auto Sensing, ciò significa che qualsiasi dispositivo collegato a questi ingressi può riattivare l’amplificatore dallo stato di Standby e impostarlo sull’ingresso giusto. Interessante notare come, fino a qualche tempo fa, Hegel non disponesse di una propria App per pilotare tramite smart device i suoi prodotti, consigliando l’utilizzo di mConnect Player di Conversdigital. L’H600 è la prima unità che può essere controllata tramite la nuova app Hegel Control, disponibile per dispositivi mobili iOS e Android. L’app è semplice, ben organizzata e reattiva. A livello di interfaccia utente è del tutto coerente con l’impostazione minimalista del brand Hegel. Interessante inoltre il fatto che permetta l’accesso a Airable Radio e Airable Podcasting. Certamente non si tratta di nulla di particolarmente innovativo, tuttavia mi sembra positivo che il tema sia stato affrontato. Abbiamo dunque tre possibilità per controllare l’amplificatore: da un telefono o da un tablet con l’app Hegel Control, utilizzando il telecomando, oppure mediante le grandi e comode manopole poste sul pannello frontale.

H600: ascolto
Mi piacciono molto gli amplificatori integrati con DAC/streamer a bordo per via della loro praticità: basta collegare i diffusori – nel caso specifico, alternativamente, delle Vivid Audio Kaya S12 o delle Kaya 90 – il cavo di rete e quello di alimentazione ed il gioco è fatto. Per effettuare qualche confronto ho collegato l’amplificatore integrato Hegel H600 ad un music server Antipodes Audio K30 sul quale girava l’accoppiata Roon lato server e HQPlayer lato player. In questo secondo caso, ovviamente, è stato utilizzato l’ingresso USB. Per completezza ho anche voluto provare l’ingresso Network utilizzando la modalità AirPlay2 dal mio vetusto iPhone 12 sul quale girava la App di Qobuz. Tutto ha funzionato alla perfezione e gli ascolti sono iniziati in un istante. Cionondimeno ritengo che la resa sonica di questa soluzione non rendesse giustizia alle eccellenti qualità dell’amplificatore che si è espresso assai meglio utilizzando sì la connessione Network, ma con protocolli più sofisticati o via ingresso USB, svelando tutte le notevoli doti qualitative delle quali è capace.
Il primo aspetto dell’Hegel H600 del quale chiunque si può rendere conto sin dalle prime note è la potenza esuberante. Vero è che il dato di targa – 303 W su 8 ohm – non lascia adito a dubbi, tuttavia “toccarli con mano” fa sempre un certo effetto. Dico questo non pensando all’ottenimento di chissà quali pressioni sonore (non sono un amante degli ascolti ad altissimo volume, che trovo sempre fastidiosamente innaturali), quanto piuttosto pensando all’assoluta naturalezza con cui questo amplificatore ha saputo gestire sbalzi dinamici impressionati, fornendo la giusta energia ai diffusori Vivid Audio. In particolar modo le piccole Kaya S12, delle quali tante volte abbiamo scritto e che non sono esattamente un diffusore “di bocca buona”, hanno mostrato di gradire l’abbinamento sfoderando il loro enorme potenziale. Tra le tecnologie Hegel di cui questo amplificatore è dotato ve ne è una chiamata Organic Sound. Citando il costruttore:
”…tutte le parti di una registrazione dinamica sono riprodotte esattamente come l’originale. La qualità del suono che esce dai tuoi altoparlanti è limitata solo da ciò che è successo nello studio di registrazione. Niente aggiunto, niente tolto – nessun ingrediente artificiale”.
Tale descrizione non coincide con il significato che io attribuisco all’aggettivo “organico” allorquando sia riferito al suono. Personalmente associo all’idea di suono organico un amplificatore a valvole, con i suoi pregi e difetti e faccio fatica a sovrapporre al termine la percezione sonica che ho avuto dell’H600 che, al contrario ha evocato un senso di nitore e terse atmosfere di nordica memoria. La questione potrebbe essere derubricata da qualcuno come insignificante “diatriba linguistica” e forse non avrebbe torto. Tuttavia mi è servita a delineare il carattere soniche del prodotto in prova. Timbricamente l’Hegel H600 è assai ricco e strutturato: con le giuste registrazioni la ricostruzione degli strumenti antichi, violini, viole, violoncelli è credibile esattamente come ci si aspetta che sia in un amplificatore High End. Gli ottoni della grande orchestra sinfonica sono splendenti, nitidi e si stagliano senza mai risultare graffianti. I timpani, quando entrano, lo fanno con sbalorditiva velocità e il tempo di decadimento del suono è esattamente quello che ci si aspetta che sia. Nell’abbinamento con le Kaya 90, dotate di quattro woofer accoppiati a due a due, ho riscontrato una certa tendenza a porre l’enfasi sui registri più gravi, il che in alcune situazioni – mi riferisco ad ensemble cameristici – si è rivelato un pò forzato ma, di contro, particolarmente godibile nel repertorio Jazz/rock/pop. Al contrario le Kaya S12 hanno mostrato di gradire questo surplus energetico in gamma bassa.
Come avevo accennato in sede di descrizione ho voluto provare a collegare il DAC Aqua La Scala MKII (titolare del ruolo di riferimento nella mia Sala 2) e il music server Antipodes K30, per verificare i limiti della piattaforma di streaming/DAC presenti a bordo. Il risultato è stato ottimo, non era difficile immaginarselo; in particolare è aumentato il livello di dettaglio armonico e l’equilibrio timbrico complessivo, mitigando quella tendenza ad accentuare la gamma bassa di cui riferivo poc’anzi e rendendo il suono complessivamente più orientato verso un “colore” che ha stemperato leggermente il carattere tendenzialmente freddino dell’Hegel H600.

Specifiche tecniche dichiarate
- Tipo: Amplificatore integrato con piattaforma di streaming integrata;
- Potenza in uscita: 300 W per canale (8 ohm), 600 W per canale (4 ohm); configurazione dual-mono;
- Risposta in frequenza: 5 Hz–100 kHz;
- THD: Meno dello 0,005% a 50 W su 8 ohm, 1 kHz;
- Fattore di smorzamento: 4000 (8 ohm);
- Ingressi analogici: XLR (x2), RCA (x2);
- Uscite analogiche a livello di linea: XLR (x1), RCA (x1);
- Ingressi digitali: coassiale (BNC), coassiale (RCA), USB, ottico TosLink (x3), rete;
- Streaming: Spotify Connect, AirPlay, Google Cast, Roon Ready, Tidal Connect, radio Internet e podcast airable, UPnP, certificato JPLAY;
- Formati di streaming: MP3, WAV, FLAC, ALAC, AIFF, DSF, DFF, AAC, PCM, MQA, Ogg;
- Dimensioni: 17,1cm x 43cm x 44,5cm (AxLxP);
- Peso: 22 kg.
Prezzo: € 12.500
Distributore per l’Italia: HIFIGHT SRL – Via Enrico Fermi 20/2
35030 – Rubano (PD)




GIPHY App Key not set. Please check settings