Musical Fidelity B1 xi
Circa un paio di anni fa la Musical Fidelity ha fatto uscire sul mercato una nuova versione di un suo grande successo del passato, ovvero l’A1 del quale ci siamo ampiamente occupati sul nostro sito e del quale abbiamo realizzato una recensione video. Oggi l’azienda inglese torna a battere la medesima strada proponendo una versione attualizzata del Musical Fidelity B1, che è stato l’alternativa economica (690.000 lire) all’A1 nel momento in cui fece il suo debutto, vale a dire nel 1990. L’eredità lasciata da quel modello è a dir poco impegnativa, al livello di quella dell’A1, non foss’altro per i nomi dei progettisti che lo concepirono: Antony Michaelson e Tim De Paravicini.

C’è da rilevare che nel caso dell’A1 la Musical Fidelity ha dimostrato una cura straordinaria e un approccio di tipo filologico, basandosi sul progetto originale e modificandone la struttura solo nella misura in cui era assolutamente necessario (ad es. l’indisponibilità di componenti interne non più prodotte) o decisamente utilitaristico (ad es. l’aggiunta del telecomando). Purtuttavia il nuovo A1 è comunque rimasto un amplificatore completamente analogico e funzionante in Classe A.

Musical Fidelity B1xi: design
Immaginavamo dunque che per il nuovo B1 – che in effetti ora si chiama B1 xi – la Musical Fidelity avrebbe seguito il medesimo approccio. Dopo averlo studiato e provato possiamo affermare che le cose sono andate diversamente. Il nuovo B1xi non ha molto in comune con il modello storico dal quale trae spunto, sin dalla veste estetica. Sul pannello frontale nero – unica opzione cromatica disponibile – è posizionata al centro una grande manopola del volume con ai lati nove pulsanti per la selezione delle sorgenti. C’è poi un interruttore di alimentazione, un’uscita cuffie e un ingresso linea da 3,5 mm. Interessante notare che gli iconici spigoli angolati del modello originale, superiore e inferiore, sono ancora presenti ma sono diventati ben più piccoli.

Musical Fidelity B1xi: connettività
La versatilità di questo apparecchio è garantita da un ampio parco connessioni: abbiamo infatti quattro ingressi linea analogici e un phono che accetta solo il segnale proveniente da testine MM (il vecchio B1 gestiva invece MM ed MC). La presenza di alcuni ingressi digitali indica che il B1xi è un integrato attuale. Abbiamo dunque gli immancabili coassiale, ottico e un HDMI con ARC che accetta solo segnali PCM (24 bit/192 kHz). Interessante notare come l’HDMI ARC stia diventando ormai più importante dell’USB-B (che infatti il B1xi non ha); al suo posto c’è un modulo Bluetooth compatibile con diversi CODEC: aptX, aptX HD, AAC oltre naturalmente al basico SBC. Del resto l’utenza di questi amplificatori entry level privilegia la comodità e la praticità della connessione wireless e sembra che quasi nessuno abbia ormai più voglia di collegarsi e riprodurre musica dal computer (tramite USB), dato che con poche centinaia di euro è possibile acquistare un lettore streaming tipo WiiM Ultra o Bluesound Node e simili. Forse è sulla base di tale considerazione che sul pannello posteriore dell’Amplificatore Musical Fidelity B1xi troviamo una presa USB-C che in realtà è solo una fonte di alimentazione alla quale collegare l’eventuale dispositivo esterno per lo streaming, evitando così di penalizzarne le prestazioni a causa di una alimentatore che, nella gran parte dei casi, non è di buona qualità. Segnaliamo infine che, oltre agli ingressi analogici (RCA), c’è anche un’uscita dal preamplificatore – asservita al controllo del volume – per il bi-amping o per un sub woofer; manca invece un’uscita a tensione fissa.

Analisi tecnica
Il progetto di questo nuovo B1xi scaturisce dalla penna (forse sarebbe meglio scrivere dalla tastiera) di mr. Simon Quarry che avevamo incontrato ed intervistato all’epoca della presentazione del nuovo A1 del quale è stato il progettista. L’approccio “non filologico” riservato a questo B1xi gli ha permesso di fare scelte migliorative rispetto all’originale, pur rimanendo fedeli all’impostazione sonica. L’alimentatore principale impiega un grande trasformatore toroidale affiancato da una sezione di standby più piccola ma sempre di tipo lineare. Una raffinatezza è costituita dalla sezione di alimentazione per la sezione preamplificatrice che è separata rispetto a quella della parte digitale e di potenza. La maggior parte dei circuiti analogici (compresi i condensatori di alimentazione per il livellamento della tensione) si trova su una scheda che occupa la gran parte dello spazio disponibile all’interno del cabinet metallico con pannello frontale in estruso di alluminio. L’Amplificatore Musical Fidelity B1xi è un amplificatore integrato in Classe AB che utilizza come dispositivi attivi una coppia di Toshiba 2SA1941/2SC5198 per canale montati a contatto di un unico dissipatore di calore posto in prossimità di uno dei due lati. La regolazione del volume è affidata ad un potenziometro analogico motorizzato della SoundWell. Le uscite degli altoparlanti sono protette da un relè. Il segnale proveniente dalla sezione di potenza viene utilizzato anche per l’uscita per le cuffie tramite un partitore di tensione a resistenza. Il preamplificatore phono è basato sull’operazionale NE5532.

Passando alla sezione digitale rileviamo che non sono presenti alcune caratteristiche che troviamo sulla maggior parte degli integrati attualmente in commercio: qui non c’è traccia di connettività di rete (né cablata, né WiFi), non c’è un display e non c’è una app mediante la quale comandare l’amplificatore. Di tale scelta peraltro il costruttore se ne fa un vanto, affermando che le risorse economiche necessarie ad implementare tali caratteristiche sono state “dirottate” sulla progettazione e realizzazione della sofisticata alimentazione e degli stadi di amplificazione. Musical Fidelity è convinta (e noi siamo d’accordo) che sul mercato vi siano oggigiorno ottimi digital streamer, anche molto economici, che possono essere abbinati a questo amplificatore. Dunque non c’era ragione alcuna di inserire al suo interno un modulo del genere che avrebbe rischiato di peggiorarne le prestazioni.

Relativamente alla sezione digitale abbiamo due moduli separati: uno svolge il consueto ruolo di convertitore digitale-analogico, mentre il secondo serve per gestire la presa HDMI. Il chip impiegato per la conversione D/A è un ES9018K2M, un modello non più nuovissimo ma ancora molto valido; la sua dinamica raggiunge i 127 dB ed è teoricamente in grado di trattare segnali digitali PCM 32/384 e DSD256. Tuttavia, a causa delle specifiche degli ingressi disponibili, il B1xi non sfrutta appieno tale potenzialità; accanto al convertitore c’è il piccolo modulo Bluetooth della Qualcomm. Dopo la conversione in analogico, i segnali provenienti dall’ingresso selezionato vengono trasferiti mediante un corto cavo alla sottostante scheda analogica e raggiungono la sezione del preamplificatore. Il modulo HDMI ARC non si trova su questa scheda ma, come accennato in precedenza, su una scheda dedicata.

Per il B1xi Musical Fidelity dichiara una potenza di 60 W su 8 Ω e di 85 W su 4 Ω, che sono peraltro parecchi in più rispetto al B1 originale. Si tratta di valori che garantiscono una buona libertà nella scelta dei diffusori da abbinare. Lascia un pò più perplessi il valore dichiarato relativo al fattore di smorzamento che si attesta su un modesto 30.

Musical Fidelity B1xi: ascolto
Quando recensimmo il Musical Fidelity A1 ci siamo posti la seguente domanda: un amplificatore che evoca non solo l’immagine, ma anche il nome di un prodotto classico, deve limitarsi ad imitarlo esteriormente o deve riprodurne quanto più esattamente possibile le sonorità, anche se la tecnologia attuale premetterebbe di fare di più e di meglio? Come ho già avuto modo di riferire il nuovo A1 va nella direzione del rispetto sia delle apparenze che del suono del suo predecessore, apportando al contempo delle innegabili migliorie. Di questo abbiamo avuto modo di rendercene conto anche grazie alla disponibilità di un esemplare d’epoca con il quale abbiamo potuto svolgere dei confronti diretti. Nel caso del nuovo Amplificatore Musical Fidelity B1xi non abbiamo avuto tale possibilità e dunque siamo stati costretti ad un esercizio di memoria piuttosto faticoso. Ad ogni modo la sola presenza della sezione digitale è indice dell’adeguamento alla contemporaneità con il conseguente distacco di questo modello dal suo predecessore, quantomeno dal punto di vista funzionale. Forse ciò farà storcere il naso a qualche “purista”; sono altresì convinto che la maggior parte dei potenziali acquirenti apprezzerà invece tale dotazione.
Ma veniamo al suono i cui punti di forza sono la timbrica e una piacevole sensazione di plasticità. L’Amplificatore Musical Fidelity B1xi ha un modo tutto suo di porgere la musica all’ascoltatore che è fatto di immediatezza, calore, semplicità. Sembra quasi che faccia di tutto per mettere l’ascoltatore a suo agio in una sorta di Comfort Zone dove non sono presenti eccessivi contrasti timbrici e dinamici, ma regna un senso di rilassata piacevolezza. Del resto, considerando il pubblico per il quale è stato pensato, questo approccio ci sembra particolarmente indicato. Insomma, quella spasmodica ricerca del dettaglio ad altissima risoluzione, quei contrasti dinamici (anche microdinamici) che tanto appassionano l’ascoltare smaliziato, abituato alle meraviglie dell’High End, potrebbero risultare anche indigesti all’esordiente nel magico e variegato mondo dell’audio. Ben venga dunque questo amplificatore integrato che con la sua semplicità ha la capacità di intrattenere, divertire e affascinare con sonorità che tendono ad evocare il suono di una sorgente analogica, anche se si sta ascoltando un CD o uno stream digitale.
Volendo fare una descrizione sulla base dei vari gruppi di frequenze potremmo affermare che la gamma bassa ha un discreto corpo, è timbricamente attendibile ma, cosa assai importante, è dotata di un buon controllo che le ha permesso di “domare” i vari diffusori ai quali abbiamo collegato il B1xi. La gamma media non è particolarmente aperta, anzi tendenzialmente privilegia i toni più caldi, mentre gli alti sono puliti, morbidi e mai sfacciatamente esibiti. Insomma un’equilibrio timbrico sobrio, elegante e niente affatto casuale, bensì – ritengo – accuratamente pensato e caparbiamente cercato. Ragionandoci a freddo avevo immaginato che la Musical Fidelity avrebbe forzato maggiormente le differenze soniche tra l’A1 e il B1xi, così da offrire una scelta anche se i costi dei due apparecchi sono sensibilmente diversi. Ripensandoci posso affermare che il suono dei due amplificatori certamente non è lo stesso, ma appartiene comunque alla stessa scuola. Forse questo deriva anche da fatto che il progettista è la stessa persona. Rispetto all’A1 il B1xi offre una potenza ben più elevata e una superiore versatilità. Tuttavia, a favore dell’A1 c’è l’innegabile fascino esercitato dalla Classe A, con tutto ciò che implica in termini di sonorità e un design molto più bello, identitario e realmente evocativo del suo predecessore.
In conclusione possiamo dire che ancora una volta Musical Fidelity ha fatto centro. L’Amplificatore Musical Fidelity B1xi è una proposta ben equilibrata sul piano delle prestazioni ed offerta ad un prezzo del tutto adeguato. A testimonianza di tutto ciò c’è il riconoscimento come EISA Best Value Integrated Amplifier 2025-2026.
Giulio Salvioni

Caratteristiche tecniche
- Potenza 8/4Ω: 60/100 Watts
- Currente massima: 8 Amps picco-picco
- Smorzamento: 30
- Rapporto segnale/rumore: 100dB A pesato
- Distorsione THD+N: < 0.02 %
- Impedenza di ingresso: 47kΩ
- Risposta in frequenza: 10Hz – 30 kHz
- Sensibilità phono: 5mV
- Segnale/Rumore phono: >70dB A pesato
- Impedenza/capacità phono: 47kΩ/<100pF
- Guadagno phono: 42dB
- Alimentazione: 115/230VAC 50/60Hz
- Consumo: 280 Watts massimo
- Peso: 7,2 kg
- Dimensioni: 430x90x324mm
Prezzo: 799 Euro – IVA inclusa
Distributore per l’Italia: Audiogamma spa – Via Nino Bixio 13 – 20900 Monza (MB) – Italia www.audiogamma.it
Costruttore: Musical Fidelity a Division of Audio Tuning Vertriebs GmbH – Margaretenstrasse 98
A-1050 Wien
AUSTRIA
E-Mail: info@musicalfidelity.com




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