Luxman è un marchio nipponico che opera dal 1925 realizzando apparecchiature audio caratterizzate da elevatissimi standard qualitativi ottenuti grazie ad una maniacale cura di ogni dettaglio seppur minimo. I suoi apparecchi, da sempre, trasmettono una sensazione di autorevolezza ed eleganza tali da collocarli in una sorta di “limbo” temporale. A mia memoria questo costruttore non si è mai lasciato sedurre dalle mode del momento ed per questo che i Luxman odierni, ad uno sguardo meno che attento, potrebbero essere scambiati per quelli di diversi anni orsono. L’amplificatore integrato Luxman L-509Z che proviamo quest’oggi, di impostazione puramente analogica, non si discosta dalla tradizione e pertanto ben poco concede alla modernità sul piano estetico. Molto diverso è il discorso relativamente alle tecnologie presenti a bordo, che sono invece all’avanguardia. Insomma, un concentrato di “understatement” nipponico.
Amplificatore integrato Luxman L-509Z: Analisi Esterna
Inizierei la descrizione dell’amplificatore integrato Luxman L-509Z partendo dal pannello frontale. A mio avviso rappresenta il riuscito esito della ricerca di una estetica senza tempo non condizionata dalle mode del momento che oscillano tra il minimalismo assoluto – talvolta eccessivo – e l’autocompiacimento tecnologico che sovente si manifesta in un tripudio di schermi OLED colorati talvolta illeggibili a casa delle dimensioni microscopiche. Al centro fanno bella mostra di sé due grandi VU Meter – veri, non riprodotti in grafica – con fondo bianco, tra i quali trova posto un indicatore numerico luminoso che dà conto del livello del volume. Ai lati troviamo la manopola del volume, a destra, e il selettore degli ingressi a sinistra. Sotto agli strumenti c’è una nutrita serie di controlli tra in quali quelli di tono, che sono addirittura tre considerando la regolazione dei medi, poi il balance, il settore del sistema di diffusori attivo (A, B, A+B, Off), il selettore dell’ingresso phono con due valori di accettazione della tensione di uscita per testine a bobina mobile (MC), oltre che il classico MM. Grazie al tasto Straight si può completamente bypassare la sezione dei controlli di tono, soluzione che farà felici gli utenti più puristi (tra cui il sottoscritto). Il tasto separate serve a disaccoppiare la sezione preamplificatrice da quella finale così da poter sfruttare gli ingressi/uscite presenti sul pannello posteriore al fine di inserire, eventualmente, un processore di segnale o altro. La presenza della doppia uscita per cuffie da 6,5 e 3,5 mm assicura grande versatilità in tale comparto. In questo quadro, tutto sommato piuttosto tradizionale, anzi direi quasi vintage, l’unica concessione estetica alla modernità è costituita dalla presenza di numerosi micro LED che segnalano le varie funzionalità di volta in volta abilitate.

Un plauso deve necessariamente essere tributato al pannello superiore che è caratterizzato da uno spessore davvero cospicuo, circa un cm, ed è realizzato in alluminio scavato dal pieno con 14 + 14 fenditure fresate, chiuse inferiormente da una griglia metallica, che permettono l’evacuazione del calore. Una realizzazione davvero spettacolare.

Concludiamo l’ispezione esterna dando conto del pannello posteriore sul quale spiccano i bellissimi binding post per il collegamento di due coppie di altoparlanti (o, eventualmente, per il bi-wiring). I due ingressi, Bal Line 1 e Bal Line 2, sono di tipo XLR con polarità invertibile. Ricordo tuttavia che il Luxman L-509Z non è intrinsecamente bilanciato e pertanto a questi ingressi segue una sezione di sbilanciamento. Gli ingressi linea da 1 a 4 sono su RCA con i primi due dotati di connettori di qualità decisamente superiore rispetto agli altri. Sempre su RCA abbiamo le due uscite pre-out, da utilizzare ad esempio con dei subwoofer, e l’ingresso main in per il collegamento alla sezione finale. Completano la dotazione l’ingresso phono e i trigger.





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