A distanza di qualche tempo dalla prova del DAVE, eccoci nuovamente alle prese con un prodotto della Chord, azienda che mi ha sempre affascinato per l’originale approccio al tema della conversione Digitale/Analogica, per il quale si avvale della collaborazione del celeberrimo consulente esterno Dott. Robert Watts, che da anni sviluppa un personale filone di ricerca che, a giudicare dai risultati, si è rivelato assai proficuo. Si tratta del Chord Hugo TT2 e, giusto per contestualizzare, dirò che si tratta della versione domestica – TT sta infatti per Table Top – dello Hugo 2, il DAC/Player portatile di grande successo dell’azienda inglese.
Chord Hugo TT2: inquadramento
Lo Hugo – sia nella prima che nella seconda versione – nasce come dispositivo portatile ed è pertanto caratterizzato da dimensioni particolarmente contenute; ciò non ha dissuaso schiere di audiofili in tutto il mondo – ivi compreso il sottoscritto – dall’inserirlo nell’impianto casalingo. Paradossalmente, le minime dimensioni ed il peso irrisorio rendono particolarmente scomoda l’operazione, con il povero Hugo che se ne va di qua e di là trascinato dai rigidi cavi di segnale; inoltre la presenza della sola porta Micro USB presente su quel modello è invero poco digeribile, quantomeno per il sottoscritto. Insomma, una serie di motivi che hanno fatto sì che scaturisse la richiesta da parte della comunità audiofila di un prodotto desktop che ha portato alla nascita dello Hugo TT prima serie. Per la seconda e rinnovata versione, protagonista della prova odierna, alla Chord hanno deciso di alzare un bel pò l’asticella. Il Chord Hugo TT2 non è uno Hugo 2 messo in un cabinet più grande. E’ certamente quello, ma anche una tra le più avanzate implementazioni delle teorie di R. Watts che, nel frattempo, si erano andate cristallizzando in un altri due prodotti: il DAC/preamp/amplificatore cuffia flagship, denominato DAVE (Digital Audio Veritas in Extremis) ed il lettore CD con upscaler chiamato BLU MK.2. Per chi volesse approfondire la questione della tecnica utilizzata da Watts rimando all’articolo di approfondimento, a firma di M. Richard, pubblicato su Audio-2G. Qui mi limiterò a ricordare che Chord fa parte di quel gruppetto di costruttori che non fa uso dei chipset di conversione D/A standard reperibili sul mercato, quali ad es. ESS, AKM, ecc., avvalendosi invece di un sofisticato sistema progettato da R.Watts ed implementato su una FPGA (Field Programmable Gate Array); nel caso specifico si tratta di una Artix 7 della Xilinx con 86 core che lavorano in parallelo a 208 MHz, che utilizza complessi schemi di filtraggio digitale e che, disponendo di un elevato numero di TAP, riesce ad incorporare gli algoritmi di filtro WTA (Watts Transient Aligned) proprietari di Watts.

WTA
Cosa significa elevato numero di TAP e cosa fanno gli algoritmi WTA? In un seminario tenuto alcuni anni fa al Monaco High End, al quale ho avuto la fortuna di partecipare, Watts ha spiegato che anche i file audio a 44,1 kHz, purché elaborati attraverso un filtro digitale di lunghezza di TAP pressoché infinita, potrebbero produrre forme d’onda analogiche altrettanto accurate e complete di quelle prodotte da un file audio ad alta risoluzione, seppure con un rumore di fondo più elevato. Ma cosa sono questi TAP? Volendo semplificare al massimo, potremmo dire che si tratta di elementi basilari di calcolo (moltiplicazione per un coefficiente, ritardo e somma) e che un possibile indicatore di qualità di un filtro FIR (Finite Impulse Response) è espresso dal numero di TAP che, grossomodo, esprime un’indicazione della quantità di memoria necessaria per attuare il filtro, ma soprattutto della risoluzione in frequenza che il filtraggio può implementare. Infatti, rimanendo costante l’intervallo 20-22.050 Hz, al crescere del numero dei “mattoni” di calcolo scende la minima separazione in frequenza tra un intervento e il successivo. I chipset commerciali più diffusi hanno filtri di ricostruzione con lunghezze TAP piuttosto limitate, con 256 TAP come valore tra i più alti ed una media che si attesta sui 100 TAP. Secondo Watts la causa degli errori di sincronizzazione sui transitori, peraltro ben udibili, sarebbe imputabile al basso valore di TAP e conseguentemente all’inefficace algoritmo di filtraggio impiegato. I primi esperimenti condotti da Watts con il passaggio da 256 a 2048 TAP hanno prodotto grandi miglioramenti con maggiore focalizzazione, dettaglio, levigatezza e uno stage sonoro profondo e preciso. La conclusione implicita in questo ragionamento è che la soluzione ideale sarebbe una lunghezza di TAP infinita! O quantomeno non inferiore alla risoluzione temporale dettata dai nostri sensi. Gli attuali DAC Chord utilizzano filtri che offrono decine di migliaia di TAP o più (il DAVE, ad esempio, ha un filtro con circa 164.000 TAP). Ogni volta che nuove e più performanti FPGA si rendono disponibili i prodotti Chord Electronics aumentano il numero di filtri e ciò, afferma Watts, implica che l’algoritmo WTA debba essere rivisto per sfruttare tale potenza di elaborazione aggiuntiva. A questo corrisponde un miglioramento delle prestazioni soniche dei prodotti. L’equazione “più TAP per filtro = suono migliore” costituisce da qualche tempo ormai la base dei progetti DAC Chord ed è stata implementata con successo nelle transizioni da Hugo, Hugo TT, DAVE, Hugo 2 e ora nel nuovo Chord Hugo TT2, protagonista di questa prova, che arriva a ben 98.304 TAP per filtro, un valore tuttavia di parecchio inferiore a quello del DAVE DAC che si attesta a 164.000 TAP, e lontanissimo dallo sbalorditivo 1.015.808 al quale giunge il potenziale “compagno di lavoro” dello Hugo TT2, quell’M Scaler del quale abbiamo scritto in occasione della prova del DAVE.

Hugo TT2: descrizione
Se osservate il sito della Chord vi renderete facilmente conto di come ogni prodotto sia caratterizzato da un design atipico e molto ricercato. Nell’intervista che trovate sul canale YouTube Audio-2G, il titolare dell’azienda Mr. Franks, ci ha spiegato che è lui ad occuparsene personalmente. Anche l’Hugo TT2 non sfugge a tale regola e pertanto si presenta in una veste estetica molto personale ed elegante, impreziosita dall’elevato livello costruttivo delle superfici metalliche realizzate in alluminio scavato dal pieno, che contribuiscono al rassicurante peso di 2.53 kg. L’oggetto è a pianta quasi quadrata e piuttosto basso (5.2 x 23.5 x 23.8 cm (AxLxP) e, come da tradizione Chord, prevede la presenza di due elementi estetici distintivi: il grande oblò posto sul pannello superiore che dà visibilità a dei LED posti sulla mainboard che cambiano colore per indicare la frequenza di campionamento (o DSD) del file in riproduzione e la grande sfera in plastica per il controllo del volume, che si colora per mostrare il guadagno con una palette di colori che va dal rosso al verde e quindi dal blu al viola, ed infine al bianco (max). Sul lato sinistro troviamo una porzione in acrilico nero lucido che nasconde l’antenna per il collegamento Bluetooth con CODEC aptX, per lo streaming da telefoni cellulari o altro dispositivo Smart come tablet e lettori portatili. Subito sotto troviamo il piccolo display a matrice di punti che permette di leggere i valori correntemente impostati e di avere un feedback relativamente alla navigazione attraverso le voci di un menu di impostazioni attuabile mediante due piccoli bottoni, sferici anch’essi, posti sul lato sinistro del pannello frontale, assieme ad un terzo pulsante che serve per la messa in standby della macchina. Sul lato destro del pannello abbiamo le uscite cuffia in numero di tre (!): due jack da 6,35 mm e una mini jack da 3,5 mm. La sezione di amplificazione permette di pilotare cuffie fino a 16 Ohm o inferiori, con un’enorme riserva di energia, dunque anche quelle più ostiche non dovrebbero costituire un problema. Sempre in merito alla riproduzione via cuffia segnalo la presenza dell’opzione Crossfeed tra i canali, regolabile su tre livelli, che, a detta del costruttore, dovrebbe permettere di ottenere una presentazione simile a quella di un sistema di altoparlanti. Il collegamento di una cuffia implica l’automatica disattivazione della modalità amplificatore (ovvero le altre uscite analogiche vengono messe in muting).

Passando al pannello posteriore troviamo, a partire da destra, un ingresso USB Class 2 Tipo B completamente isolato galvanicamente e in grado di accettare DSD nativo fino a x8 (DSD 512). Se si collega il Chord Hugo TT2 ad un PC Windows è necessario scaricare l’apposito driver dal sito della Chord Electronics, mentre su Mac OS e Linux non vi è tale necessità. Accanto all’USB abbiamo due ingressi digitali Toslink per i quali vengono forniti dei cavi che garantiscono il raggiungimento della frequenza di campionamento di 192 kHz, due ingressi S/PDIF elettrici con connettori BNC, che possono essere utilizzati in modo indipendente per accettare un flusso digitale da fonti esterne, o contemporaneamente come ingresso DBNC (Dual BNC) per accogliere la particolare uscita dell’M Scaler. Manca all’appello l’ingresso digitale bilanciato AES/EBU. Per quanto riguarda le uscite analogiche ne abbiamo sia di sbilanciate (RCA) che di bilanciate (XLR). Infine, sull’estrema sinistra, vi sono due uscite digitali per l’uso con futuri prodotti Chord Electronics.

Il manuale d’uso mette in guardia l’utilizzatore dal sottovalutare l’esorbitante potenza della sezione di amplificazione; addirittura nella sezione relativa all’uso in modalità AMP viene specificato che è possibile collegare direttamente all’Hugo TT2 dei diffusori bookshelf con adeguata efficenza o un sistema a tromba (sempre molto efficiente), purché si utilizzi un adeguato cablaggio. In termini numerici ciò si esprime con un dato di targa che è effettivamente notevole: 7.3 W RMS su 8 Ohm dalle uscite sbilanciate e 18 W RMS su 8 Ohm da quelle bilanciate. Questa esuberante riserva di potenza è ottenuta mediante una sezione di uscita a componenti discreti ed una sezione di alimentazione basata sull’utilizzo di super condensatori da 30 Farad capaci di un picco di 5A a 9,3V RMS. L’alimentatore vero e proprio è esterno di tipo switching, in plastica, da 15V/4A, ed è collegato al DAC da un cavo piuttosto lungo; da notare che, contrariamente alla versione precedente che era dotata di batterie, il TT2 non ne è provvisto e pertanto deve essere sempre collegato alla rete tramite questo alimentatore. Nel mio impianto ho trovato decisamente utile la possibilità di selezionare tramite menù il livello di uscita fra High e Low, limitandolo in quest’ultima configurazione a 2,5 V. Nella modalità DAC il livello di uscita è fisso ed è quindi quella prevista nel caso si colleghi lo Hugo TT2 ad un amplificatore o preamplificatore; nella modalità AMP è invece funzionante il controllo di volume sferico ed è quella prevista allorquando lo si colleghi direttamente ad un finale.
Il Chord Hugo TT2, oltre che tramite i comandi a pulsante, può essere manovrato mediante un piccolo telecomando in plastica fornito in dotazione, dall’aspetto un pò dimesso ma perfettamente funzionante. Tramite esso può essere sezionato On The fly (al volo) uno fra i quattro filtri di uscita: neutro incisivo (Filtro 1) che costituisce, secondo il manuale, il “riferimento assoluto”, lo stesso filtro ma con il roll-off ad alta frequenza (Filtro 2) per rimuovere il rumore dai file ad alta risoluzione con frequenza di campionamento pari a 88,1 kHz o superiore. Abbiamo poi (Filtro 3) un filtro dal “tono più caldo” e di nuovo lo stesso ma con roll-off ad alta frequenza (Filtro 4). Da notare che essi funzionano anche con il DSD per ridurre il rumore ad alta frequenza (2 e 4).

Ascolto
Per la prova di ascolto abbiamo voluto forzare un pò la mano inserendo il Chord Hugo TT2 nel sistema grande, dove ha sostituito il Playback Designs MPD-8. La sorgente digitale utilizzata è stata il server/player Antipodes Audio K30 G4. Il resto dell’impianto era costituito dal pre e finale Soulution 511+ 525; diffusori Vivid Audio Kaya 90; cablaggio di segnale digitale USB Mad Scientist Black Magic Ultra e Audioquest Mythical creatures per quanto riguarda alimentazione e potenza. Data la configurazione appena descritta dovrebbe essere evidente che la modalità di funzionamento prescelta è stata quella DAC, vale a dire quella nella quale lo Hugo TT2 funziona come puro convertitore D/A lasciando l’onere della regolazione del volume al preamplificatore. Sin dalle prime battute non ho avuto difficoltà a riconoscere una impostazione a me nota: quella del piccolo – solo nelle dimensioni – Hugo 2; la differenza – e che differenza – è che qui è tutto di più. Ad esempio è di più l’ampiezza dello stage che raggiunge proporzioni spettacolari in tutti e tre gli assi; ne scrivo subito non perché ritenga tale aspetto il più importante, anzi, visto quanto tale parametro può essere manipolato in sede di ripresa e post-produzione. No, ne parlo per via della sua evidenza: anche il più distratto tra gli ascoltatori si può rendere conto della differenza tra lo Hugo TT2 ed un qualsiasi altro DAC, a maggior ragione se appartenente alla medesima fascia di prezzo. Ma riferirsi alla sola grandezza significherebbe fare un torto al convertitore inglese, poiché c’è dell’altro: ascoltando il bellissimo Live in Hamburg del’E.S.T (Esbjorn Svensson Trio) ho avuto modo di apprezzare come l’articolazione spaziale costituisca uno degli aspetti più interessanti di questo convertitore. Lo Hugo TT2 riesce a piazzare al punto giusto tanto gli strumentisti, quanto il colpo di tosse dello spettatore che assiste al concerto; riesce, e questo vale per tutti i Live che mi sono divertito a passare in rassegna, a valorizzare ogni minimo dettaglio di ambienza per ricreare nella sala di ascolto la formidabile sensazione di star partecipando all’evento sonoro. Ok, magia del live direte voi; ma come la mettiamo con i normali dischi in studio? Beh, anche lì c’è una costante nella riproduzione di questo DAC: sembra che gli strumenti, tutti in maniera più o meno evidente a seconda della registrazione, siano rappresentati in modo tale da farne percepire al meglio i contorni, per far sì che la focalizzazione – è questo il nome esatto di ciò a cui mi sto riferendo – sia ai massimi livelli. Intendiamoci: non è la prima volta che mi capita di ascoltare una sorgente che eccelle in tale ambito, il mio Playback MPD-8 in questo è un vero campione, gli è che il divario in termini di prezzo rende superfluo il confronto tra le due macchine e, comunque, il modo in cui lo fa il Chord Hugo TT2 è diverso, e non di poco, rispetto a come lo fa il mio DAC.

É tutto qui? La ricostruzione spaziale è la sola freccia nella faretra di questo prodotto? Assolutamente no, perché ora vi devo descrivere la timbrica. L’equilibrio generale tende al freddo, questa del resto era una caratteristica che avevo riscontrato anche nella versione portatile; tra l’altro, se così non fosse, non si spiegherebbe la presenza dei filtri 3 e 4 che hanno proprio lo scopo di mitigare tale aspetto. Quello che mi ha affascinato è l’estrema complessità e ricchezza delle trame armoniche riprodotte; faccio un esempio: nella traccia La petit Reine dall’album di Dominic Miller dal titolo Absinthe (ECM) c’è una percussione, piuttosto lontana e a basso livello, che apre il pezzo. Sulla maggior parte dei DAC provati la si percepisce come un rumore indistinto, con il Playback se ne percepisce il timbro, il volume, la posizione; con lo Hugo TT2 si può distinguere chiaramente la componente percussiva dai successivi armonici. A costo di essere noioso ripeto che sto confrontando una macchina da poco più di quattromila Euro con una da circa trentamila, non so se mi spiego. Successivamente entra la chitarra di Miller e anche qui, pur essendoci meno corpo rispetto a come sono abituato a sentirla, c’è una infinità di dettaglio armonico che getta una luce differente sulla sonorità dello strumento. Una luce chiara, che disvela e rivela. A questo punto inizia a farsi strada in me l’idea che questo DAC privilegi un certo modo di ascoltare la musica, peraltro abbastanza diverso dal mio ideale che è più materico, denso ed emotivo; cionondimeno il Chord Hugo TT2 tale estetica del suono la persegue con una lucidità ed una maestria da lasciare davvero affascinati. Un giro, piuttosto lungo invero, con la grande orchestra mi ha portato, ad esempio, verso la Sinfonia n° 5 di Shostakovich (Pittsburgh Symphony Orchestra, Manfred Honeck (Reference Recordings)) e alla Sinfonia n° 3 di Mahler (Budapest Festival Orchestra, Iván Fischer (Channel Classics)), entrambe in DSD, nelle quali ho avuto modo di apprezzare, ancora una volta, l’eccellente capacità di ricostruzione spaziale, ma anche la straordinaria dinamica, che qui trova modo di esprimersi al meglio, unitamente alla peculiare abilità nello sviscerare le complessità delle trame armoniche senza tralasciare alcun dettaglio. Per concludere questo eccellente quadro non posso esimermi dal citare la lodevole reattività ai transienti che rende la riproduzione degli strumenti a corda e le percussioni una vera gioia.
Chord Hugo TT2: Conclusioni
Mi avvio a chiudere una recensione che, lo avrete capito, mi ha lasciato estremamente soddisfatto. A fronte dei poco più di quattromila Euro richiesti il Chord Hugo2 TT è, secondo me, tra i migliori DAC della sua fascia di prezzo e mi spingo a dire che per trovare un degno concorrente bisogna essere disposti a spendere parecchio di più. Non solo è un prodotto tecnologicamente all’avanguardia, nonostante sia stato presentato nel 2018, ma anche uno di quelli improntati ad una precisa filosofia sonica che viene portata avanti con grande determinazione. Resta a questo punto il rammarico di non aver potuto toccare con mano quanti e quali benefici avrebbe potuto portare l’adozione del partner M Scaler in termini musicali, visto che lo abbiamo restituito al gentile importatore HiFight da qualche mese ormai.
Giulio Salvioni
Caratteristiche tecniche dichiarate
- Range dinamico: 127 dB A pesato
- Rumore: 4 uV ‘A’ pesato (high gain), 1.7 uV ‘A’ pesato (low gain) con nessuna modulazione misurabile del rumore di fondo;
- Risposta in frequenza: 20Hz – 20kHz +/- 0.2dB;
- Stadio di uscita: Class A;
- Impedenza di uscita: 0.042Ω
- Separazione canali: 9 V RMS 300Ω -138dB
- Potenza di uscita (sbilanciato): (@1% THD) 288 mW RMS 300Ω; 7.3 W RMS 8Ω;
- Potenza di uscita (bilanciato): (@1% THD) 1.15 W RMS 300Ω; 18W RMS 8Ω;
- ingressi digitali: 2 x ottico toslink (24bit/192kHz), 2 x BNC (32bit/384kHz), 1 x USB Tipo B (32bit/384kHz).;
- Ingresso wireless: Bluetooth (Apt X) 44.1kHz – 48kHz – 16bit;
- Uscite digitali: 2 x DX BNC (expansion outputs)
- Uscite analogiche: Stereo XLR, Stereo RCA, 2 x 6.5mm jack cuffia, 1x 3.5mm jack cuffia.
- Supporto PCM: 44.1kHz, 48kHz, 88.2kHz, 96kHz, 176.4kHz, 192kHz, 358.8kHz, 384kHz, 705.6 e 768kHz – da 16 a 32bit.
- Supporto DSD: Nativo da DSD64 (Single) a DSD512 (Octa-DSD)
- Controllo volume: digitale. Livello di uscita memorizzato allo shutdown;
- Modalità uscita linea: Attivata da menu;
- Driver: non necessario su Mac OS X e Linux, necessario su Windows, scaricabile dal sito del costruttore;
- Materiali: cabinet in alluminio lavorato CNC ad alta precisione con pulsanti a sfera in acciaio, finestra di segnale in acrilico nero lucido, oblò di visualizzazione in vetro e display a matrice di punti.
- Colori: argento e nero satinato
- Dimensioni: (L x A x P) 23,5 x 23,8 x 5,2 cm.
- Peso: 2,53 Kg
- Opzioni configurabili dall’utente:
- Filtri digitali: 4 tipi.
Telecomando fornito a corredo.
Prezzo: € 4.190,00
Distributore per l’Italia: HIFIGHT SRL – Via Enrico Fermi 20/2
35030 – Rubano (PD)



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