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La prova del Volumio Rivo+

Streamer di rete estremamente evoluto grazie anche alla nuova release software Volumio AI promette eccellenti prestazioni, sicuramente superiori al fratello minore Rivo, anche grazie all’abbinamento con l’alimentatore Lineo5 

Il neonato Rivo+ promette prestazioni superiori rispetto a Rivo, che rimane comunque in catalogo

Volumio è di fatto l’unica realtà italiana che si “occupa” di streaming. Ha sviluppato e continua a migliorare un software che oramai è diventato riferimento per il mercato e che nasce da una idea di Michelangelo Guarise, CEO di Volumio e suo ideatore, che dai banchi dell’università (facoltà di psicologia, alla fine non troppo distante da certe logiche) pensava a come poter rendere un qualsiasi computer adatto all’ascolto della musica con la maggiore qualità possibile. Era l’epoca nella quale cominciavano ad esserci computer non più adatti all’office (obsoleti, lenti) ma che ancora potevano “fare cose”, e non c’erano piattaforme di elaborazione compatte come il Raspberry. Appassionato di programmazione, Michelangelo sviluppò il primigenio software Volumio, quando ancora quasi non se ne parlava; allora suonava i file digitali che erano stati estratti da CD, e che venivano scambiati, spesso in modo non “ufficiale”, non esistevano ancora i servizi on-demand di oggi, eravamo agli albori della musica digitale. Rese quel software di streaming da subito freeware, creando una comunità che lo ha supportato e ancora oggi supporta lo sviluppo, con un parco istallato oggi enorme, e che è la vera forza dell’azienda Fiorentina. Già: partita da un banco dell’università, Volumio è oggi una realtà strutturata con due premi EISA vinti, e che non offre solo software, anzi.

Primo V1 è stato il primo dispositivo concepito da Volumio. Era uno streamer di rete con DAC incorporato molto semplice ma che garantiva eccellenti prestazioni ad un prezzo estremamente concorrenziale.

Tra le idee di Michelangelo c’era e c’è quella di rendere fruibile l’ascolto di qualità a qualsiasi pubblico con costi accessibili. Del resto Volumio era ed è scaricabile dal loro sito e installabile su qualsiasi elaboratore (MAC/PC,UNIX) o mini-elaboratore, come Raspberry. E allora, seguendo questa idea, sviluppò il primo hardware a firma Volumio, il Primo V1, uno streamer senza neanche un led che ne attestasse l’accensione e basato su un mini-computer Asus Tinker Board S dove girava il software, con integrato un DAC ESS9028. Costava poco meno di 600€ e metteva in grado qualsiasi appassionato, con una qualità sbalorditiva, di ascoltare ogni sorgente digitale. Dalle prime versioni del software Volumio al Primo V1, intanto, il mercato e l’offerta di musica digitale era cresciuta in modo esponenziale, Spotify, e poi Qobuz, Tidal, Amazon Music, le radio Internet, e Primo V1 era una porta di accesso completa e performante con tutte queste sorgenti, con la quale poter sperimentare. Qualsiasi appassionato, insomma, collegando a un ingresso AUX il proprio Primo V1 poteva accedere al mondo dello streaming, con una differenza che ha da sempre contraddistinto Volumio: l’interfaccia utente.

Nell’idea di Michelangelo doveva essere semplice, intuitiva, e fruibile da qualsiasi device. Infatti l’uscita HDMI di Primo V1, ma come di tutti gli attuali device Volumio serviva e serve per collegare un TV o un monitor e se si dispone di un dispositivo touch era ed è possibile utilizzare anche quella funzione. Altrettanto con un qualsiasi browser, puntando sull’indirizzo IP di Volumio, si accede all’interfaccia utente, tanto che per molto tempo non è stata sviluppata una app specifica per cellulare o tablet, che invece è stata poi approntata, ma più che altro per rendere qualsiasi risoluzione di monitor del dispositivo mobile adatta a contenere tutta l’interfaccia utente. L’idea in blocco di Primo V1 fu talmente centrata da far vincere a Volumio un EISA come miglior streamer nel 2020/2021. I binari quindi di sviluppo divennero due, quello del software, incessante, con continue release e inserimento non solo di nuove funzioni ma anche a livello di presentazione delle informazioni, di ricerca e da relativamente poco di approfondimenti, come recensioni e cross-connection, e dall’altra di prodotti Hardware avanzati, incentrati -ovviamente- sullo streaming, e con un eccellente rapporto qualità/prezzo. Da Primo V1 molti sono stati i prodotti che hanno debuttato.

Ma per fare questo la prima cosa che Michelangelo volle affrontare fu il form-factor, il contenitore comune ai prodotti doveva essere diverso dal solito, distintivo, in grado di mettere d’accordo gusti diversi. E così ha incaricato lo studio Narratives Ltd. (che ha firmato alcuni splendidi oggetti per uso HiFi) di disegnare per loro qualche cosa che fosse davvero diverso. E senza alcun dubbio l’aspetto estetico di tutti gli attuali prodotti è almeno originale e fuori da ogni canone, tanto da aggiudicarsi il Rivo l’iF Design Awards per il 2024 (oltre che l’EISA come miglior streamer lo scorso anno, 2023/2024). Quindi, Primo V2, poi Integro, streamer e amplificatore, Rivo solo streamer e Motivo unico con form-factor diverso, ma non poteva essere altrimenti, con un bel display touch e un amplificatore anche per cuffia. Infine questo nuovo Rivo+, che non sostituisce il Rivo, ma bensì gli si affianca.

Il design dei prodotti Volumio è stato premiato con l’iF Design Awards per il 2024. Primo V2, Integro in foto, e poi Rivo e Rivo+ utilizzano tutti lo stesso form-factor.

Uno streamer puro

Rivo, come Rivo+ fanno un mestiere ben preciso, ovvero da “concentratori” dei vari servizi che offrono musica digitale, e/o dei propri file contenuti su qualsiasi supporto, dal NAS a un USB, disco o memoria. Ma, operativamente, come si ottiene tutto questo ? Sicuramente c’è chi, a ben d’onde, se lo chiede. Rivo+ ha nel contenitore un biglietto da visita con un QR code che basta inquadrare per accedere al manuale on-line, semplicissimo grazie alle successive evoluzioni del software e dell’hardware per la configuarzione, che si fa in pochi minuti. Consigliamo il cablaggio ethernet ma se proprio volete usare il WiFi -non possiamo impedirlo- una volta che Rivo + è in rete si potranno configurare i propri servizi. Se si ha musica su dischi, si aggiungono collegandoli sulle due USB-A, o USB-C (o su NAS tramite rete), mentre nel caso di abbonamenti, si possono inserire username e password in modo da poter navigare all’interno dei contenuti di Qobuz o Tidal per esempio, come se utilizzassimo le loro app o la loro interfaccia WEB, come del resto sarà altrettanto possibile ascoltare Radio Internet. Tutto “aggregato” in una unica interfaccia, e anche in un ambiente multi-room visto che il software Volumio permette anche questo; da non molto vengono proposte anche recensioni, cross-connection, e altre informazioni sulla musica che si ascolta, compresi dei suggerimenti su autori che non si conoscono ma affini ai propri gusti, ciò grazie all’ultima versione del SO Volumio, Volumio AI che incorpora la funzione Supersearch. Questo valore aggiunto (alcuni di voi penseranno che già lo fa Spotify per esempio) è nato in realtà con Sooloos e con la visione illuminata di Enno Vendermeer founder di Roon, che nei primi del ’90 sviluppò un software in grado di fare proprio questo. Era appassionato di musica, e con l’aiuto di Danny Dulai mise a punto un sistema, Soolos, con monitor, elaboratore, e stack di dischi, fisicamente ingombrante ed estremamente costoso. Tutto questo poi evoluto in Roon, con il quale Rivo+ è compatibile.

Soolos è stato il padre di tutti i sistemi di ascolto della musica immateriale. Era dotato di un display touch con alla base lo slot per il CD dal quale poteva fare ripping. Per funzionare aveva bisogno di almeno altri due telai, uno contenente l'elaboratore e l'altro i dischi rigidi.

L’hardware è indispensabile

Fino ad ora abbiamo parlato del software Volumio, abbiamo accennato a Roon, ma questi sono programmi. Manca un pezzo fondamentale, quello che rende materica la musica, che fa si che alla fine si ottengano segnali da collegare alla nostra catena, e che fanno suonare la musica che vogliamo. Rivo+ ovviamente fa “anche” questo. Prende i bit, da un HDD, o da un servizio on-demand poco importa, quelli che contengono la musica che abbiamo selezionato attraverso il software, insomma, e li tramuta in segnali digitali fisici, reali, da spedire al DAC. Il Rivo+, come del resto il Rivo, non lo ha incorporato, come invece ha il Primo V2, che è invece in grado di poter essere direttamente collegato al sistema audio. Rivo+ ha quindi uscite coassiale, AES/EBU, USB-A, e i2S (novità rispetto al Rivo classico) con possibilità di veicolare DSD. Quindi Rivo+ (e Rivo) come tutti gli streamer, cosa fa esattamente ? Organizza i file, li impacchetta secondo l’uscita utilizzata, li normalizza, e quindi li spedisce al DAC. In questo percorso possono essere numerosi gli “inciampi”, ovvero gli errori che possono essere introdotti. Rumore, generato dall’alimentazione o captato dall’esterno, che inquinano in generale e introducono Jitter, quest’ultimo che può essere introdotto anche da una gestione poco precisa del clock. Rivo Plus è dotato di un processore ASIC dedicato per uscite S/PDIF e AES-EBU, clock MEMS (Micro-Electro-Mechanical Systems) nell’HUB USB, rail di alimentazione più curati e dal punto di vista della connettività, lo abbiamo accennato, una uscita HDMI i2S compatibile con DSD, queste le novità rispetto a Rivo che costa circa 300€ in meno.

I MEMS (sistemi microelettromeccanici) sono dispositivi che utilizzano una moderna tecnologia che ingloba in un chip di piccole dimensioni sia parti elettroniche che meccaniche.

Le limitazioni del Super Audio CD SACD

Il DSD sembrava sepolto sotto una spessa coltre di polvere, e invece non solo c’è ancora mercato dei supporti, ma soprattutto c’è un grande interesse per i player SACD e per i file in formato DSD. E non ostante siano passati oltre 20 anni dalla sua introduzione, e almeno 5 anni dall’abbandono di fatto dello standard da parte di Sony e Philips che lo idearono, c’è ancora molto fermento, non tanto e non solo nei riguardi del supporto in sè, ma dei molti brani che vengono venduti on line, per esempio su NativeDSD. Per questioni di copyright Sony e Philips limitarono la riproduzione del supporto alle sole uscite analogiche, e infatti se collegate un DAC sull’uscita ottica o coassiale di qualsiasi lettore SACD esso suonerà qualsiasi CD, ma nessun SACD. All’interno di quel lettore, infatti, come di tutti i lettori SACD, è presente un chip Sony

All'interno di tutti i player SACD è presente un chip Sony che inibisce le uscite ottico e coassiale quando si riproduce un SACD per prottegere i diritti di autore

che inibisce la riproduzione per evitare possa essere fatta una copia conforme del supporto in digitale e quindi per limitare la pirateria, che comunque è sempre allegramente avvenuta lo stesso tramite macchinose lavorazioni attraverso computer, è vero, ma è sempre stato possibile copiare file DSD da supporto, e quindi l’intento delle due major non ha mai avuto il successo sperato. Rimangono ad oggi le limitazioni, ovviamente: se comprate un player SACD, anche di ultima generazione come il Marantz SACD 30n o SACD 10 non è possibile collegarci un DAC in grado di decodificare lo stream DSD. Tutto questo a meno che il lettore stesso non abbia una uscita HDMI che veicoli il segnale digitale i2S, come il PS Audio PerfectWave SACD Transport (che oltre a quella ha anche una doppia AES/EBU o doppia coassiale, che veicolano separatamente i canali, unico esempio in commercio di AES/EBU o coassiale che trasportano anche lo stream SACD), e solo in quel caso lo stream SACD è garantito. Rivo+, tra i pochi, ha uscita i2S che può veicolare DSD oltre che il normale PCM, e quindi permette a qualsiasi appassionato di poter fruire della qualità di quel tipo di segnale. Certo è, ma questa è una considerazione diversa, i titoli disponibili in DSD sono un numero risibile rispetto a quelli in PCM, si finisce per ascoltare non quello che si vuole ma quello che è disponibile, sull’altare di una “migliore qualità”, tra l’altro tutta da dimostrare.

Qualsiasi esigenza

Dal punto di vista della connettività a Rivo+ non manca nulla. Due USB A e una USB C per supporti di memoria, ethernet RJ45, uno slot MicroSD, un’altra USB (bianca) per collegamento al DAC, la HDMI i2S, AES/EBU, coassiale, trigger out su mini-jack da 3,5mm e l’ingresso per l’alimentazione. Sul pannello anteriore solo un pulsante di forma rettangolare con un led multi-colore che indica lo stato. Garantita la compatibilità con qualsiasi servizio di streaming, Tidal (anche connect), Spotify, Qobuz, Youtube, dlna, TuneIn, DMD2, SHOUTcast, Radio Paradise.

Lineo5, l’alimentazione lineare

Rivo+ è fornito con un alimentatore a spina, ma può essere abbinato anche con l’unità lineare Lineo 5, che tra l’altro viene venduta solo sul sito Volumio e ad un prezzo piuttosto concorrenziale, 349€. 5V e 5A di corrente erogata, che potrebbe sembrare molta ma che così non è visto che Rivo+ se gli vengono collegati dischi esterni potrebbe assorbire fino a 3A, e abbondare nel caso degli alimentatori non è mai sbagliato. Certo se non si usano supporti alimentati via USB, l’assorbimento scende sotto 1A, e allora potrebbe bastare un alimentatore più piccolo, ma in Volumio hanno voluto fare le cose in grande, e non gli sappiamo dare torto. La struttura di Lineo è semplice, trasformatore toroidale, stabilizzazione con un LM317, un grosso transistor di potenza e tanti condensatori di filtro. E tra con e senza la differenza c’è davvero !

Lineo 5 è l'alimentatore lineare ideato dal team Volumio e adatto a Rivo, Rivo+ e Primo V2. E' capace di erogare 5V con 5A di corrente.

L'ascolto, un passo avanti

Rivo + è decisamente migliore del Rivo base. La caratteristica che maggiormente colpisce è la trasparenza, come un velo, sottile ma percettibile, che viene tolto dal messaggio, rendendo ogni nota e ogni collocazione spaziale più chiara e definita. La sostanza è quella che colpisce, il peso, la matericità, che collocano questo streamer nel segmento alto del mercato, anche se il prezzo non è di quelli da far girare la testa. Ovviamente per apprezzare Rivo+ rispetto a Rivo è necessario un sistema di livello, che sappia far venire a galla queste differenze, che sappia interpretare al meglio le eccellenti caratteristiche sonore del +. La presenza del Lineo 5 conferma la nostra impressione che un alimentazione lineare di livello sia decisamente migliorativa rispetto a quella a spina. E questo, sia per il miglior funzionamento del Rivo +, sia per quello degli altri apparati, visto che uno switching standard è in grado di sporcare anche la tensione rete che alimenta gli altri apparati, e questa dovrebbe essere una regola da applicare soprattutto nel caso di sistemi di altro livello. Insomma, ancora una volta Volumio ha fratto centro, con il Rivo ci aveva convinto, oltre ad aver convinto anche i giornalisti del panel EISA che infatti gli avevano dato il premio come miglior streamer lo scorso anno, 2023/2024. 

Caratteristiche tecniche Rivo+:

  • Uscita audio PCM: fino a 768/32, DSD256 (i2S/USB)
  • USB DAC 2.0
  • USB HDD 1X2.0, 1X3.0
  • LAN: Gigabit 10/100/1000
  • Wi-Fi 802.11 2X2MIMO
  • Bluetooth: 5.0
  • Formati supportati: DSD, WAV, FLAC, Alac, Aac, Vorbis, MP3
  • UPNP DLNA: renderer con supporto Open Home
  • Servizi: Airplay tramite Shairport Sync, Spotify e Spotify Connect, TIDAL e TIDAL Connect, QOBUZ
  • CPU: Amlogic S905D3, Quad Core 1,9 GHz
  • RAM: 2GB DDR
  • Memoria: 16Gb
  • Alimentazione: 5V, 3A
  • Dimensioni: 27X15X5
  • Peso: 2,25kg

Caratteristiche tecniche Lineo5:

  • Tensione di ingresso commutabile: AC110/120V-220/240VCA
  • Tensione di uscita: 5V DC
  • Corrente max di uscita: 5A
  • Consumo di energia a pieno carico: 90W
  • Dimensioni: 27X22,7X7,7
  • Peso: 4kg

Prezzi:

Rivo+: 1299€

Lineo5: 349€

Costruttore: Volumio Srl, Borgo Albizi 15 50121 Firenze www.volumio.com

Distributore: HiFight Srl, Via Enrico Fermi 20/2
35030 Rubano (PD) www.hifight.it

 

 

Scritto da Audio 2G

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