Costruzione
Le Marten Parker Trio pesano 40 kg l’una e hanno dimensioni certamente non trascurabili (22-28 x 117 x 36 cm (LxAxP)). Cionondimeno il loro aspetto è piuttosto aggraziato. Il merito di tale risultato risiede, a mio avviso, nella forma trapezoidale in pianta (osservate il duplice valore dichiarato per la larghezza del mobile che è riferito alla parte frontale e a quella posteriore) e al fatto che l’intero diffusore è visibilmente inclinato all’indietro. Si tratta di dettagli la cui origine è senza dubbio funzionale, ma che contribuiscono in modo determinante ad alleggerire visivamente i diffusori che sono saldamente ancorati a terra mediante un supporto costituito da due traverse metalliche lucidate a specchio, alle cui estremità si trovano dei grandi elementi isolanti realizzati in collaborazione con l’azienda canadese IsoAcoustic. Questi isolatori riducono la risonanza e la distorsione disaccoppiando completamente il diffusore dalla superficie di appoggio al fine di ridurre la trasmissione di alcune frequenze, spostandole su altre meno percepibili all’ascolto. A differenza di altre soluzioni di tipo “generico”, gli isolatori in esame sono costruiti in modo tale da risultare ottimizzati per il peso del cabinet di questo specifico diffusore.

Un grande plauso va infine alla magnifica realizzazione del mobile che conferisce a questi diffusori un’aura di eleganza senza tempo. In particolare, nella versione Piano Walnut che ci è stata gentilmente messa a disposizione per la prova, abbiamo apprezzato la magistrale esecuzione della laccatura che mette in risalto le venature del legno che sono peraltro simmetriche tra i due diffusori. Ma anche iò dettaglio dei raccordi stondati tra i pannelli frontale e posteriore con quelli superiori ed inferiore costituisce un capolavoro di ebanisteria.

Le pareti non parallele dei cabinet delle Marten Parker Trio contribuiscono alla riduzione delle onde stazionarie, mentre la rigidità, oltre che dalla presenza di setti di irrigidimento interni di grande spessore, è assicurata dall’impiego di un materiale proprietario denominato M-Bond da ben 35 mm di spessore, caratterizzato dall’alta densità e dal fatto che ogni strato del sandwich di cui è composto si fa carico di attenuare una diversa gamma di frequenze. Questi diffusori non sono predisposti per il bi-wiring, pertanto sul pannello posteriore troviamo una sola coppia di connettori WBT NextGen per il cablaggio di potenza, montati su una placca metallica lucidata a specchio recante il nome del modello ed il numero di serie. Ogni coppia è costituita dal medesimo seriale cui fa seguito la lettera A o B.

Il sistema utilizzato
Abbiamo ascoltato le Parker Trio collegandole ai vari amplificatori integrati di livello medio e alto che nel corso dei due mesi di permanenza si sono alternati nella nostra Sala 2. La “scintilla” tuttavia è scoccata nel momento in cui le abbiamo pilotate con una nostra vecchia conoscenza, ovvero il Vitus Audio Ri 101 MKII che ci è stato gentilmente prestato dal nostro amico Maestro Stefano Greco. Conoscendo bene questo amplificatore ed avendo in mente le specifiche tecniche ci aspettavamo un risultato eccellente, tuttavia l’esito è andato ben al di là delle più rosee aspettative. La sorgente utilizzata principalmente è stata il DAC/streamer Linn Selekt DSM che riceveva i file via UPnP dai nostri NAS con Minimserver o direttamente da Qobuz. In alternativa, dall’Antipodes Audio K30 in modalità Roon server + HQPlayer. Ulteriori test sono stati fatti con il DAC Aqua La Scala MKII. Come di consueto il cablaggio utilizzato, tanto di segnale che di potenza, era il Neutral Cable Serie Reference.
I diffusori che ci sono stati consegnati per la prova erano nuovi e avevano suonato solo per dieci ore circa. Ciò ha imposto lo svolgimento di un rodaggio a tappe forzate che ho fatto mandando in esecuzione una apposita traccia fornita dalla Marten assieme ai diffusori per svolgere tale compito. Si tratta, mi si perdoni l’approssimazione, di uno Sweep sovrapposto ad un rumore rosa (o bianco, chissà…). Dal momento che per ovvie ragioni il rodaggio non può essere fatto a livello eccessivamente basso, pena la mancata sollecitazione meccanica dei driver, e che il suddetto tono test non è particolarmente gradevole all’ascolto (tremendo a dire il vero), è stato necessario rimanere alla larga dalla Sala 2 per parecchio tempo confidando nella tolleranza dei vicini. Il manuale delle Parker Trio raccomanda un minimo di 200 ore (poco più di otto giorni) di Burn In, noi in realtà abbiamo proseguito con la “tortura” per quasi due settimane, alternando degli occasionali ascolti per verificare l’evoluzione che i diffusori stavano avendo.





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