
Nel 1992 arrivò l’A1000, un grande amplificatore integrato con sezione finale in Classe A, erede concettuale della famiglia inaugurata dall’A1 ma costruito su una scala molto più ambiziosa. L’anno successivo Musical Fidelity presentò il Tubalog, un convertitore digitale dotato di stadio di uscita valvolare. Una delle svolte più originali arrivò nel 1995 con la serie X. Il primo apparecchio simbolo fu l’X-10D, un buffer di linea valvolare in Classe A racchiuso in un piccolo contenitore cilindrico. A esso seguirono convertitori, alimentatori, amplificatori per cuffia e altri componenti caratterizzati dalla stessa forma. La serie X dimostrava bene la capacità di Michaelson di trasformare una soluzione industriale economica e insolita in un’identità visiva riconoscibile.
Nel 1997 Musical Fidelity presentò il Nu-Vista Preamp, dando inizio a una delle famiglie più importanti della propria storia. Il nome derivava dall’impiego dei Nuvistor, minuscoli tubi termoionici con involucro metallico sviluppati dalla RCA alla fine degli anni Cinquanta e utilizzati negli anni Sessanta in apparecchi elettronici e strumenti di misura e che furono l’ultima esternazione dei tubi termoionici prima del loro declino. Rispetto alle valvole tradizionali, i Nuvistor erano molto piccoli, robusti, poco microfonici e capaci di funzionare con rumore contenuto. Michaelson acquistò una consistente scorta di Nuvistor e decise di utilizzarli in una serie limitata di elettroniche. Il primo Nu-Vista Preamp fu prodotto in 500 esemplari, che secondo la cronologia dell’azienda furono venduti nell’arco di tre mesi. Il successo portò alla realizzazione di altri modelli e fece del Nuvistor una sorta di firma tecnologica Musical Fidelity.

Nel 2000 apparve il Nu-Vista M3, amplificatore integrato in edizione limitata che riuniva in un unico apparecchio uno stadio di preamplificazione basato sui Nuvistor e una sezione finale a transistor di grande potenza. Il Nu-Vista M3 è uno dei modelli centrali nella storia del marchio perché consolidò la formula che Musical Fidelity avrebbe ripreso più volte: piccoli dispositivi termoionici utilizzati per il trattamento del segnale, alimentazioni molto generose e finali a stato solido capaci di pilotare carichi difficili. Nello stesso periodo arrivò il CD-PRE 24, che integrava meccanica CD, convertitore e preamplificatore, anticipando quella tendenza alla concentrazione di più funzioni in un solo apparecchio che sarebbe riemersa successivamente con i sistemi kW ed Encore. Nel 2002 la ricerca sui tubi miniaturizzati portò alla serie Tri-Vista. In questo caso Musical Fidelity utilizzò i cosiddetti “trivistor”, dispositivi termoionici miniaturizzati diversi dai Nuvistor e adattati all’impiego audio. La gamma comprendeva amplificatori, lettori e convertitori, tra i quali il Tri-Vista 21 DAC. La serie fu realizzata in quantità limitate, anche per la disponibilità finita dei tubi, e rappresentò una delle espressioni più riconoscibili della Musical Fidelity dei primi anni Duemila.

Parallelamente, l’azienda ampliò la produzione più tradizionale. Le famiglie A3, A3.2, A5 e A308 ottennero una larga diffusione e contribuirono probabilmente più delle costose serie limitate al consolidamento commerciale del marchio. L’A3.2, per esempio, era un integrato dual mono da 110 watt per canale, dotato di alimentazioni separate e stadio phono MM/MC, rappresentativo della filosofia Musical Fidelity del periodo: potenza adeguata, costruzione sostanziosa e un’impostazione sonora che cercava di unire la fluidità associata alle valvole con il controllo dello stato solido.
La serie M non nacque con l’arrivo di Heinz Lichtenegger e della proprietà Audio Tuning. È importante chiarirlo perché le sigle Musical Fidelity possono generare confusione: il Nu-Vista M3 del 2000 non coincide con la successiva serie M3, così come il giradischi M1 del 2003 non va confuso con la famiglia di elettroniche compatte M1 sviluppata anni dopo. Le serie M1, M3, M5, M6 e M8 appartengono tutte, almeno nella loro origine, alla gestione Michaelson. Prima della cessione del 2018 erano già presenti a catalogo prodotti delle gamme M3, M5si, M6 e M8, oltre alla serie Nu-Vista, alle linee MX, LX2 e V90 e ai sistemi Encore.
Nel 2003 Musical Fidelity portò all’estremo il tema della potenza con il preamplificatore kW e il grande finale kW, capace di erogazioni dell’ordine del kilowatt per canale e realizzato in soli 75 esemplari. A questo sistema seguì il kW500, integrato ibrido con stadio di preamplificazione a valvole e sezione finale da circa 500 watt per canale. Il kW500 divenne uno dei prodotti più celebri dell’epoca Michaelson perché riusciva a concentrare in un solo apparecchio una potenza allora inconsueta per un integrato domestico, mantenendo l’impostazione ibrida cara al costruttore. La famiglia si ampliò successivamente con il kW750 e, nel 2006, con il kW250S, un apparecchio particolarmente complesso che riuniva amplificazione dual mono da 250 watt, preamplificazione ibrida, stadio phono, lettore CD con conversione a 24 bit/192 kHz, sintonizzatore FM/DAB e ingresso per iPod. La volontà di produrre contemporaneamente apparecchi economici e prodotti assoluti raggiunse forse la sua espressione più evidente nel 2009. Da un lato Musical Fidelity proponeva la piccola serie V, composta da DAC, pre phono e amplificatore per cuffia dal prezzo molto contenuto; dall’altro presentava il Titan, un finale a due telai in edizione limitata, dichiarato per un kilowatt per canale. Il Titan utilizzava un telaio per l’alimentazione e uno per i circuiti di amplificazione, con architettura dual mono e circuitazione bilanciata. Ne furono previsti quaranta esemplari. Nello stesso periodo arrivò il preamplificatore Primo, costruito in Classe A e dotato di quattordici valvole ECC81 selezionate. Questa enorme distanza tra i prodotti di ingresso e quelli di vertice era una scelta precisa di Michaelson, convinto che il marchio dovesse essere giudicato per le prestazioni e non rigidamente collocato in una sola fascia di prezzo.

Negli anni successivi Musical Fidelity continuò a lavorare sia sulla Classe A sia sull’integrazione tra analogico e digitale. La serie AMS, con modelli come il finale AMS100 e il preamplificatore AMS Primo, riprendeva il tema dell’amplificazione in Classe A su una scala elevata. Nel 2011 l’M1 CLiC riunì sorgenti analogiche, ingressi digitali e riproduzione di rete, ottenendo il premio EISA come Network Music Player 2011-2012. La famiglia M1 comprendeva diversi componenti compatti, mentre le serie M3, M5 e M6 occupavano fasce progressivamente superiori del catalogo.


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