Tra i modelli più rappresentativi di questa fase vi furono l’M3i, l’M6i e i successivi M3si, M5si e M6si. L’M5si fu uno dei primi grandi progetti seguiti direttamente da Simon Quarry, tecnico entrato in Musical Fidelity nel 2001 e destinato ad assumere un ruolo centrale anche dopo il cambio di proprietà. Quarry partecipò inoltre allo sviluppo dell’M6 500i, grande integrato dual mono, e del kW250S. La continuità della progettazione Musical Fidelity non può quindi essere descritta semplicemente come una cesura tra un’epoca Michaelson e un’epoca Pro-Ject: alcuni tecnici e diversi concetti progettuali attraversarono entrambe le fasi.
Nel corso degli anni Dieci il catalogo si articolò ulteriormente. La serie V90 raccolse elettroniche compatte e relativamente accessibili; la serie MX occupò una fascia intermedia; le famiglie M3, M5, M6 e M8 costituirono il nucleo della produzione tradizionale. Al vertice tornarono i Nuvistor con modelli come il Nu-Vista 800, presentato nel 2014 e commercializzato negli anni immediatamente successivi. Il Nu-Vista 800 era già dunque un prodotto dell’era Michaelson e non il risultato della successiva proprietà. Lo stesso vale per le elettroniche M8 e per buona parte dell’impostazione del catalogo che Audio Tuning avrebbe ereditato nel 2018.

Michaelson cercò inoltre di portare Musical Fidelity nel settore dei sistemi musicali connessi con la gamma Encore, presentata a metà degli anni Dieci. Encore 225 ed Encore Connect combinavano funzioni di ripping, archiviazione, streaming, conversione digitale e, nel caso dell’Encore 225, amplificazione integrata. Era un tentativo ambizioso di trasformare Musical Fidelity da costruttore prevalentemente legato all’amplificazione analogica in un fornitore di sistemi completi per la musica liquida. L’operazione mostrava però anche quanto fosse diventato complesso per un produttore Hi-Fi tradizionale sostenere direttamente lo sviluppo e l’aggiornamento di piattaforme informatiche, software di rete e interfacce utente.
L’8 maggio 2018 Antony Michaelson vendette Musical Fidelity ad Audio Tuning Vertriebs GmbH, società austriaca controllata da Heinz Lichtenegger. La formulazione corretta è questa: Musical Fidelity non fu acquistata direttamente da Pro-Ject Audio Systems, ma da Audio Tuning, il gruppo al quale fa capo anche Pro-Ject e del quale Lichtenegger è proprietario. La relazione tra le due realtà era comunque molto stretta. Audio Tuning distribuiva Musical Fidelity in Austria da oltre vent’anni e Lichtenegger conosceva il marchio fin dall’inizio della propria attività nel settore Hi-Fi.

Il comunicato ufficiale annunciò che Michaelson sarebbe rimasto coinvolto in qualità di consulente progettuale, che il personale tecnico principale sarebbe stato mantenuto e che la struttura produttiva esistente avrebbe continuato a essere utilizzata. Il cambio di proprietà non coincise quindi con la nascita di una nuova gamma M né con la rifondazione completa del catalogo. Audio Tuning ereditò un’azienda che aveva già le serie M3, M5, M6, M8, Nu-Vista, MX, LX2 e V90 e che possedeva un archivio progettuale molto ampio.
Il primo prodotto completamente portato a termine sotto la direzione di Heinz Lichtenegger fu l’M8xi, distribuito dall’aprile 2020. Anche qui la storia è più articolata di quanto possa sembrare. Il concetto generale dell’apparecchio era stato impostato tra il 2017 e il 2018 dalla precedente Musical Fidelity, ma il progetto definitivo venne sviluppato nel 2019 da un gruppo formato da Lichtenegger, Simon Quarry e dai tecnici dei partner produttivi Canor e HiPro. L’M8xi rappresenta quindi un vero prodotto di transizione: nasce da un’idea dell’ultima fase Michaelson, ma viene finalizzato e industrializzato dalla nuova proprietà. È un integrato da 550 watt per canale su 8 ohm, costruito con alimentazione dual mono, sezione preamplificatrice indipendente e DAC interno. Con Audio Tuning la produzione è stata progressivamente trasferita e organizzata attraverso una rete industriale nella quale Canor, azienda slovacca specializzata nella produzione di elettroniche audio, ha assunto un ruolo importante. Al tempo stesso Musical Fidelity ha continuato ad avvalersi delle competenze di Simon Quarry, rientrato in azienda nel 2019 dopo una breve parentesi esterna. La nuova proprietà ha aggiornato le serie esistenti e sviluppato nuovi prodotti senza rinnegare la tradizionale enfasi del marchio su alimentazioni generose, potenza disponibile, circuitazioni analogiche e capacità di pilotaggio Uno dei progetti più significativi della gestione Lichtenegger è stato il rinnovamento della famiglia Nu-Vista. Non si è trattato di riportare in vita un nome scomparso, perché il Nu-Vista 800 era già presente prima della vendita, ma di trasformare Nu-Vista in una gamma più completa e strutturata. Sono così arrivati il Nu-Vista PRE, i finali PAS e PAM, il DAC, il pre phono Vinyl 2 e le nuove versioni degli integrati Nu-Vista 800.2 e 600.2. La continuità con il passato è nell’impiego dei Nuvistor e nell’architettura ibrida, mentre alimentazioni separate, costruzione meccanica e organizzazione interna sono state ripensate per una produzione contemporanea.

Il recupero storico più evidente è stato però quello dell’A1 (la prova qui). Lichtenegger aveva un rapporto personale con quell’amplificatore, che era stato uno dei primi prodotti importanti distribuiti durante la sua attività giovanile in Austria. Dopo l’acquisizione volle riportarlo in produzione non come semplice apparecchio moderno ispirato all’originale, ma come riedizione il più possibile fedele. Musical Fidelity aveva già utilizzato nuovamente il nome A1 nel 2008, ma quel modello, pur richiamando esteticamente e concettualmente il predecessore, adottava una circuitazione diversa. Il progetto del 2023 ha seguito un’altra strada.


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