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Marantz LINK 10n

Qualunque sorgente digitale, sia essa un servizio di streaming, un NAS, una memoria USB oppure un ingresso S/PDIF, viene instradata verso la piattaforma di elaborazione proprietaria Marantz. Le sorgenti analogiche seguono invece un percorso completamente differente, evitando qualsiasi conversione analogico-digitale e mantenendo un trattamento interamente analogico fino alla sezione di controllo del volume. Questa distinzione rappresenta uno degli aspetti più interessanti del progetto. Molti preamplificatori digitali moderni convertono qualunque sorgente analogica in digitale per uniformarne il trattamento. Marantz ha invece scelto una strada differente, preservando la natura originale del segnale.

Il convertitore MMM, Marantz Musical Mastering

A differenza della quasi totalità dei convertitori presenti oggi sul mercato, il LINK 10n non utilizza un chip DAC commerciale prodotto da ESS, AKM o Texas Instruments. Tutto il processo di conversione è stato sviluppato internamente. Il segnale PCM, indipendentemente dalla frequenza di campionamento originale, viene elaborato da un FPGA proprietario nel quale avviene la prima fase del processo, denominata MMM-Stream. Qui il flusso PCM viene completamente ricostruito e trasformato in un segnale DSD a un bit mediante un sofisticato modulatore sigma-delta sviluppato da Marantz. Successivamente interviene il secondo stadio, MMM-Conversion, nel quale il flusso DSD viene trasformato direttamente in analogico attraverso un convertitore discreto a un bit seguito da un filtro passa-basso analogico. Il risultato è un’architettura che non appartiene né alla famiglia dei convertitori R-2R né a quella dei DAC delta-sigma tradizionali. Piuttosto rappresenta una reinterpretazione moderna della conversione a un bit, resa possibile dalla potenza di calcolo degli FPGA contemporanei e dall’esperienza accumulata da Marantz nel corso di oltre trent’anni di sviluppo dei propri sistemi digitali. Una volta completata la conversione numerico-analogica entra in gioco un altro elemento fondamentale del progetto: il controllo del volume. Si tratta probabilmente di uno degli aspetti meno appariscenti ma più sofisticati del LINK 10n. Marantz non ha divulgato il funzionamento dettagliato del circuito, ma alcuni elementi consentono di comprenderne la filosofia. La presenza della modalità Source Direct e l’assenza di qualsiasi riferimento a conversioni A/D sugli ingressi analogici lasciano ragionevolmente ritenere che le sorgenti analogiche seguano un percorso dedicato, distinto da quello digitale. Questo significa che il LINK 10n può essere utilizzato come vero preamplificatore analogico senza costringere il segnale proveniente da un giradischi o da un lettore esterno a subire una doppia conversione analogico-digitale e digitale-analogica. L’attenuazione del volume rappresenta quindi il punto di incontro tra la sofisticata piattaforma MMM e la circuitazione analogica proprietaria Marantz

HDAM-3

Sviluppati come alternativa ai tradizionali amplificatori operazionali integrati, gli HDAM utilizzano esclusivamente componenti discreti accuratamente selezionati e rappresentano da oltre trent’anni uno degli elementi distintivi della produzione Marantz, un approfondimento tecnico lo trovate qui. Nel LINK 10n trovano impiego nello stadio di uscita del convertitore, nella sezione preamplificatrice, nel circuito phono MM/MC e nell’amplificatore per cuffie, creando un’architettura perfettamente omogenea. Le caratteristiche elettriche confermano questa impostazione. Le uscite variabili presentano un’impedenza estremamente ridotta, pari a 30 ohm sulle connessioni RCA e 140 ohm su quelle XLR, mentre la tensione massima disponibile raggiunge rispettivamente 10 e 20 volt RMS. Valori normalmente riscontrabili in preamplificatori separati di elevatissima qualità e che consentono al LINK 10n di pilotare direttamente qualsiasi finale di potenza senza difficoltà.

I moduli HDAM-3 presenti sulle scheda di uscita analogica

Alimentazione surdimensionata

Rimuovendo il coperchio superiore emerge immediatamente una costruzione che ricorda molto più quella di un amplificatore di riferimento che quella di uno streamer di rete. Nella parte anteriore trovano posto due grandi trasformatori toroidali, completamente separati e racchiusi all’interno di schermature dedicate. La scelta del doppio trasformatore non nasce tanto dall’esigenza di aumentare la potenza disponibile quanto dalla volontà di mantenere il più possibile indipendenti le alimentazioni delle sezioni digitali e analogiche.

A valle dei trasformatori una scheda dedicata provvede al raddrizzamento, al primo filtraggio e alla distribuzione della corrente verso i vari sottosistemi dell’apparecchio. Colpisce la presenza di una robusta barra di distribuzione in rame, soluzione tipica delle elettroniche di elevata potenza e scelta per ridurre al minimo resistenza e induttanza del percorso di alimentazione.

La capacità di filtro non è concentrata in un unico banco centrale, ma distribuita in prossimità delle diverse sezioni circuitali. Ogni gruppo di HDAM dispone del proprio disaccoppiamento locale, riducendo l’impedenza dell’alimentazione e garantendo una risposta estremamente rapida alle richieste di corrente. L’impressione generale è quella di una progettazione sviluppata partendo dall’alimentazione e non conclusa con essa. Anche il layout interno merita una riflessione. Le fotografie dell’interno mostrano una compartimentazione rigorosa del telaio. La sezione di alimentazione occupa un’area dedicata, completamente distinta dalla piattaforma digitale HEOS e MMM e dagli stadi analogici di uscita. Ogni sottosistema dispone del proprio spazio fisico, riducendo al minimo le possibilità di interferenza reciproca.

Scritto da Audio 2G

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