l’amplificatore Canor Virtus A3 di cui ci occupiamo in questa prova ci era stato mostrato in forma di prototipo ponendo una particolare enfasi sulla innovativa interfaccia utente. Oggi questo integrato è diventato una realtà e abbiamo il piacere di toccare con mano (e dita che fanno lo swipe) il suo display touch. Ma le novità si limitano a ciò? No, perché questo è il primo ibrido a valvole e stadio solido realizzato dal produttore slovacco, ma con un circuitazione assai poco convenzionale. Insomma, i motivi di interesse per leggere questa prova sono tanti, dunque seguiteci.
Canor
La Canor è una azienda slovacca che opera sin dal 1995, data dell’introduzione sul mercato dell’amplificatore integrato a valvole TP101, che uscì con il marchio EDGAR. L’attuale brand Canor risale al 2005, quando il medesimo modello subì un radicale restyling che prefigurava le linee guida di un design che prosegue a tutt’oggi con una coerenza che negli anni ha contribuito a definire l’immagine aziendale. Si tratta di un look sapientemente costruito mescolando elementi retrò ad altri ultra moderni, pur rimanendo all’interno di un buon gusto che non può lasciare indifferenti. Suppongo che un ruolo non marginale sia da attribuirsi al fatto che Canor è in grado di svolgere la maggior parte delle lavorazioni all’interno della sua fabbrica di Presow. Tra queste la lavorazione e l’anodizzazione delle lastre di alluminio con le quali sono realizzati i cabinet degli apparecchi. Si tratta di attività che altri marchi spesso esternalizzano – il che non costituisce certamente motivo di biasimo – e infatti la Canor offre servizi OEM a diversi altri grandi marchi del settore audio. La filosofia di questa azienda è quella della massima cura nei dettagli; tra questi un aspetto centrale per il costruttore è la qualità dei tubi e la loro selezione. Non trovando sul mercato nulla di adeguato alle proprie esigenze, nel 2012 Canor ha sviluppato il sistema Aladdin che è in grado di svolgere questa attività con tolleranze minime. Altro passo avanti significativo è il sistema CMT (CANOR Milling PCB Technology), che punta ad eguagliare le caratteristiche soniche del cablaggio in aria mediante un circuito stampato che dalla sua ha uno standard di ripetibilità, affidabilità e brevità delle connessioni impossibile da ottenere con l’altro sistema. Nella pratica ciò ha portato alla realizzazione di circuititi stampati che, ove possibile, presentano delle vere e proprie feritoie tra piste adiacenti.

Questa capacità costruttiva interna all’azienda si riflette nella qualità percepita e in vari dettagli, piccoli e grandi, tra cui – ad esempio – le feritoie nella parte superiore dell’amplificatore in prova quest’oggi che hanno un che di artistico, oppure i mini telecomandi in alluminio di cui l’azienda dota i suoi prodotti – anche il Virtus A3 – anziché impiegare i soliti prodotti orientali, dall’aspetto spesso dimesso, adottati dalla concorrenza.

Virtus A3: design
Ma torniamo al protagonista della nostra prova. Da dove iniziamo? I motivi di interesse e le novità rispetto alla tradizionale produzione Canor sono molti, tuttavia non resisto e dò la precedenza al design.
Le consolidate linee guida del design Canor prevedono un elegante pannello frontale in metallo spazzolato, attraversato orizzontalmente da una striscia di vetro nero lucido che reca al centro una grande manopola per il controllo del volume. Sulla destra un display a matrice di punti, con testo in caratteri molto grandi, conferisce un tocco retrò garantendo al contempo un’ottima leggibilità. Un tenue arancione – forse evocativo della luminosità tipica delle valvole termoioniche – è presente tanto nel display quanto nell’inserto luminoso posto attorno alla manopola del volume.

l’amplificatore Canor Virtus A3 introduce una novità che va ad aggiungersi a tali elementi distintivi: incassato al centro della manopola del volume è collocato un touchscreen LCD circolare da 1,5”. Durante la riproduzione musicale, sullo schermo viene visualizzato il logo Canor o, in alternativa, un VU meter con due lancette. Questo touchscreen funge anche da pulsante di accensione/spegnimento, mentre lo swipe orizzontale consente di cambiare ingresso. In talune situazioni la schermata permette di accedere ad un sotto menu, navigabile con la rotazione della manopola del volume, che include, ad es., le impostazioni e le opzioni relative all’ingresso phono, piuttosto che la selezione del filtro digitale di uscita. Il volume, che opera nel dominio analogico con 99 Step, come di consueto può essere regolato ruotando la manopola che presenta un tamburo esterno che ruota indipendentemente dall’interno e dunque dal display. A mio avviso questo delizioso particolare completa un design che fonde abilmente influenze retrò e un’estetica moderna. Esemplificativa in tal senso è la schermata di avvio dove compare il disegno di una valvola circondata da una corona circolare la cui sagoma si compone via via che trascorre il tempo necessario al riscaldamento delle due valvole E88CC.

Caratteristiche tecniche
In un video presente sul canale YouTube della Canor, il progettista John Westlake precisa che l’amplificatore Virtus A3 racchiude in un unico telaio quattro apparecchi: un amplificatore integrato ibrido, un DAC, un pre phono e un amplificatore per cuffie. Questo è indiscutibilmente vero e, tutto sommato, non può essere considerato un aspetto distintivo di questo prodotto giacché, in effetti, è condiviso da molti tra gli integrati All In One attualmente presenti sul mercato molti dei quali, ci tengo a precisarlo, sono stati provati da Audio 2G. Tuttavia, rispetto alla maggior parte degli apparecchi della concorrenza, questo amplificatore non dispone di una piattaforma di streaming interna, conseguentemente non ha connettività di rete né Ethernet né Wi-Fi, inoltre la sua sezione di amplificazione è estremamente sofisticata e atipica. Partiamo dunque dall’analisi di quest’ultima per la quale il progettista John Westlake si è ispirato alla configurazione Current Dumping che il leggendario Peter Walker ideò per Quad diversi decenni fa. Ricordiamo a tal proposito il finale 405 del quale abbiamo ampiamente trattato in questo approfondimento tecnico.
Lo stadio di ingresso è basato sull’impiego di relè di alta qualità che alimentano simmetricamente buffer a discreti che utilizzano Jfet operanti in Classe A non controreazionati. L’uscita di questi buffer pilota un attenuatore differenziale analogico a 99 passi per una precisa corrispondenza dei canali. L’uscita di questo attenuatore viene inviata allo stadio dell’amplificazione di potenza. Questo vede affiancati una sezione a tubi (differenziale bilanciato basato su un tubo E88CC per ogni canale) in Classe A a bassa potenza e una operante in Classe AB ad alta corrente che fornisce la “Forza Bruta” necessaria nei momenti in cui il carico costituito dagli altoparlanti si rivela particolarmente gravoso. Il progetto non fa uso di condensatori di accoppiamento CA sonicamente dannosi nel percorso del segnale diretto.
Il costruttore dichiara una distorsione pari allo 0,0002% @ 1W/1kHz, mentre il dato di potenza è di (2x) 140 watt su quattro ohm e (2x) 100 watt su otto ohm. Poiché la presenza di uno stadio operante in Classe A genera un discreto quantitativo di calore, subito dietro al pannello frontale sono collocati due ampi dissipatori di calore di tipo Heath Pipe al di sotto dei quali sono collocate due grandi ventole il cui controllo tachimetrico è affidato a molteplici sensori di temperatura disposti sui dispositivi attivi o in loro prossimità.


La dotazione di ingressi e uscite è sovrabbondante: in totale, il Virtus A3 offre cinque ingressi analogici e sei digitali. Degli ingressi analogici due sono configurati come RCA e due come XLR. La connessione rimanente è quella dedicata al pre phono da utilizzarsi con il giradischi. Da notare che ci sono le uscite Pre-Out (asservite al controllo di volume) che prelevano il segnale dalla sezione in Classe A, qualora si volesse usare il Canor Virtus A3 come controllo per eventuali altoparlanti attivi: uno scenario improbabile, ma non impossible.

A mia memoria questo è il primo Canor dotato di DAC interno, anche perché l’azienda slovacca ha in catalogo un DAC con uscita a valvole (4xEH6922) e doppio ESS9038Q2M. La scheda digitale, separata da quella dedicata all’ingresso Phono e dalla scheda principale dell’amplificatore, include ovviamente una porta USB (asincrona, isolata galvanicamente con reclocking e filtraggio RF) che supporta il PCM fino a 768 kHz/32 bit e il DSD512. Dispone inoltre di due ingressi digitali coassiali, due ottici e un AES/EBU che abbiamo utilizzato per il collegamento del nostro streamer Volumio RIVO. Il chipset utilizzato è una coppia di ESS ES9038 dual-mono con controller analogici discreti. Il clocking deriva da oscillatori a basso rumore di fase con isolamento dalle vibrazioni. Lo stadio analogico funziona in modalità corrente (I/V) per una linearità ottimale e una distorsione ridotta. Si noti che l’ingresso USB non utilizza i consueti ingressi USB B o A, ma USB C, ciò che significa che i cavi USB con “vocazione audiofila” di cui eventualmente dovessimo disporre non saranno supportati, mentre un normale cavo da USB A a USB C funzionerà senza problemi.

Veniamo alla sezione pre phono che mi ha colpito per qualità costruttiva, versatilità e prestazioni soniche esibite all’ascolto. La compatibilità è assicurata sia con i fonorivelatori MM sia con quelli MC e i parametri del guadagno e del carico elettrico possono essere regolati individualmente in modo da trovare il migliore interfacciamento. In particolare, per quanto attiene al guadagno, con le MM si può scegliere un valore di 40 o 44 dB, mentre con le MC di 60 o 66 dB. Anche in questo caso le regolazioni devono essere eseguite dal touchscreen e non è possibile farle via telecomando.
Chiudiamo la breve analisi tecnica con la sezione dedicata alle cuffie dove abbiamo una classica connessione da 6,3 mm e una XLR4 per collegare una cuffia bilanciata. Quando si collegano le cuffie, l’amplificatore non spegne automaticamente gli altoparlanti. Tuttavia si possono silenziare i diffusori per ottenere un ascolto personale premendo il pulsante delle cuffie posto sul pannello frontale.

Canor Virtus A3: ascolto
Dopo aver collegato l’amplificatore Canor Virtus A3 ai diffusori Vivid Audio Kaya S12, ho connesso l’ingresso USB alla scheda JCat EVO del mio music server basato sul sistema operativo Audiolinux. Sapendo che l’amplificatore ha un ingresso USB C mi sono muniti di un cavo adatto alla bisogna, cosa del resto facile avendone in casa un bel pò, ma tutti rigorosamente non per uso audio. Primo problema: tutti i cavi che avevo non hanno funzionato perché sono cavi di ricarica batteria, privi cioè dei conduttori dei dati. Non mi sono dato per vinto sapendo che il mio amico Giancarlo ne aveva uno adatto, nel frattempo ho collegato il LAiV Mirco DAC ad uno degli ingressi XLR e il Volumio RIVO all’ingresso AES del Canor. Questa configurazione mi ha permesso di valutare la sezione linea e il DAC interno. Poi, ovviamente, ho collegato il giradischi New Horizon 303i con la testina Ortofon 2M Bronze all’ingresso phono. Insomma, c’era di che divertirsi anche senza l’USB. A dire il vero non mi sono trattenuto ed ho collegato anche il DAC Aqua La Scala MKII ad uno degli ingressi sbilanciati.
Ho iniziato comunque dal RIVO collegato in AES perché ho pensato che il potenziale acquirente del Canor Virtus A3, come del resto di qualsiasi integrato all in one, difficilmente vorrà dotarsi di un DAC esterno, rompendo la continuità e l’equilibrio raggiunto dal progettista. Questo a meno che il suddetto utente non sia arrivato a raggiungere il limite del DAC interno (ma anche del pre phono, a questo punto) e decida che è arrivato il momento di rivolgersi a qualcosa di molto più performante.
Anche se scollegato, il riferimento per tutta la durata del test non poteva che essere un’altro ibrido, cioè il mio Copland CSA 100 che da diversi anni ormai abbiamo in sala di ascolto e che penso di conoscere abbastanza bene.
La prima considerazione, quella scaturita dopo i primi cinque minuti di ascolto, è stata: quanta allegria! Quanta gioia! Spesso queste prime impressioni producono una sorta di condizionamento emotivo che dura per tutto il test. Nel caso dell’amplificatore Virtus A3 è stato così. Ora proverò a dettagliare meglio le mie sensazioni, ma su tutto resta il ricordo di una serie di sessioni di ascolto dove il “benessere psicoacustico” l’ha fatta da padrone. Da cosa deriva questa sensazione? Certamente la gamma bassa è dotata di un buon grip e ciò ha messo le Kaya S12 nella condizione di esprimere al meglio il loro incredibile potenziale che include una impressionate capacità di articolazione timbrica che il Canor ha saputo valorizzare. Bene dunque con i brani Rock e anche un certo tipo di Jazz. Quella sensazione cui facevo riferimento qualche riga fa deriva però dal particolare assetto della gamma media e alta che ha un calore ed un suo modo di porgere il segnale che la rende particolare. Sulle prime si è portati a pensare che ci sia un pò di carenza di dettaglio ma, ascoltando attentamente, ci si rende conto che così non è. I dettagli ci sono tutti, solo che sono presentati con una sorta di understatement. É un pò come se questo integrato ti stesse dicendo: “Ehi, guarda che sono perfettamente in grado di estrarre tutto quel che c’è da estrarre dal segnale che mi stai mandando. Solo che non voglio tirartelo addosso. Voglio invece presentartelo a modo mio, secondo il mio carattere”. Beh, insomma, non so se è proprio quello che passa nella testa dell’amplificatore Canor Virtus A3, che poi in effetti una testa non ce l’ha, però a me piace pensare che le cose stiano così. Dunque non pensate che il suono di questo integrato sia proteso verso quell’effetto di “calore a tutti i costi”, o peggio che sia condizionato dallo stereotipo del valvolare che emana tanta umanità ma poi, quando gli si chiede dinamica e punch, alza bandiera bianca. Il Canor Virtus A3, forse in virtù dalla valvola E88CC posta al suo interno, è certamente in grado di infondere un pò di calore e una gradevole sensazione “analogica” che rende piacevole l’ascolto anche per lunghi periodi di tempo, ma senza esagerare. Le variazioni dinamiche sono state gestite sempre molto bene con gli altoparlanti che stavo usando, e la polarizzazione in Classe A ha fatto la sua parte. Insomma, qui siamo di fronte ad un ibrido assai ben riuscito, che ibrida non solo e non tanto le tecnologie ma anche il carattere sonico delle valvole, della Classe A e del migliore stato solido. Ok, però qualcosa che non va dovrà pur esserci, direte voi. Beh, si, forse la dimensione del palcoscenico virtuale non è al massimo di quel che so che le Vivid Kaya S12 sono in grado di fare. Tutto è ben proporzionato ma (forse) leggermente più piccolino rispetto a quanto accade con altri amplificatori. Tuttavia, se faccio riferimento agli ultimi Super Integrati passati per la nostra sala di ascolto, mi viene da dire che forse quell’oncia di spazialità in più può essere sacrificata a favore di una presentazione così gioiosamente rilassata ed appagante, scevra da quella smania di voler dimostrare a tutti i costi di essere il primo della classe.
Il DAC interno (finalmente Giancarlo mi ha portato il cavo adatto), allorquando confrontato con il La Scala MKII, mostra i suoi limiti; il suono è un pò meno liquido, organico e strutturato, ma del resto è giusto che sia così, visto che il DAC italiano si colloca in una diversa fascia di mercato. Meno stridente invece è risultato il confronto con il LAiV Harmony µDAC che ha esibito prestazioni confrontabili. Direi comunque che il DAC interno è risultato vincitore in quanto più coerente timbricamente con la sezione di amplificazione. Peraltro ricordo che sono disponibili diversi filtri tra cui scegliere. Personalmente, come sempre mi succede con i DAC dotati di tanti filtri, ho trovato quello che suonava meglio alle mie orecchie e l’ho mantenuto. Del resto il piccolo telecomando del Canor non permette di intervenire su questo parametro e dunque si è portati a limitare gli esperimenti.
L’inclusione di uno stadio phono negli amplificatori integrati la considero assai auspicabile, considerando il tipo di pubblico al quale questi apparecchi sono destinati. Ciò significa che se, come possibile, si inizia con uno streamer e poi si decide di acquistare un giradischi, non è necessario doversi dotare di ulteriori componenti esterni. Il problema però è che spesso questi stadi phono sono realizzati in modo un pò approssimativo, utilizzando moduli belli e fatti le cui prestazioni sono sufficienti ma non entusiasmanti. Nel caso specifico di questo amplificatore invece la compatibilità con testine MC e MM (e la configurabilità dei relativi parametri elettrici) garantisce l’adattabilità ad una moltitudine di scenari d’uso. Inoltre, come tutto il resto in questo Virtus A3, il pre phono funziona molto bene e ha un suono eccellente, cosa che per un amplificatore integrato non è scontata.
Infine, per quel che concerne la sezione di amplificazione cuffia, di cui chi mi legge abitualmente sa che non sono un utilizzatore assiduo, posso riferire che i test svolti sulle due cuffie che abbiamo a disposizione sono stati ugualmente gratificanti e positivi.

Conclusioni
Quattro apparecchi in uno, questo è quel che il costruttore pubblicizza a proposito dell’amplificatore Canor Virtus A3. Tutto vero ma, aggiungerei l’aggettivo “eccellenti”. Inoltre c’è l’aspetto dell’originalità del circuito e la bontà della realizzazione da aggiungere ad un quadro generale che, a questo punto, non può che essere considerato fortemente positivo. La cifra richiesta, alla luce di quanto abbiamo esposto, mi pare assolutamente ragionevole per non dire invitante. Del resto mancano solo una coppia di altoparlanti ed uno streamer per avere un impianto di alto livello che può accompagnare per anni.
I miei sinceri complimenti alla Canor.
Giulio Salvioni
Specifiche tecniche dichiarate
- Potenza di uscita stereo: 2 x 150 W / 4 Ω (potenza dinamica IHF), 2 x 100 W / 8 Ω (potenza dinamica IHF)
- Uscita sbilanciata delle cuffie: 500 mW / 30 Ω, 70 mW / 300 Ω
- Uscita bilanciata delle cuffie: 500 mW / 30 Ω, 270 mW / 300 Ω
- Guadagno: 34,5 dB
- Sensibilità all’ingresso: 550 mV
- Guadagno Phono: MM 40 dB, MM 46 dB, MC 60 dB, MC 66 dB
- Fattore di smorzamento: 180 / 4 Ω, 380 / 8 Ω
- Gamma di frequenza: 10 – 35 000 Hz (± 0,5 dB / 5 W)
- Impedenza di ingresso: 50 kΩ
- Ingressi analogici: 1 coppia RCA (Phono), 2 coppie RCA, 2 coppie XLR
- Uscite analogiche (uscita variabile): 1 coppia RCA, 1 coppia XLR
- Ingressi digitali: 2 x COAX, 2 x OPTO. 1 x USB, 1 x AES/EBU
- Configurazione DAC: 2 x ESS 9038 (Dual Mono)
- Uscite per cuffie: jack da 6,3 mm, XLR a 4 pin
- Distorsione Armonica Totale: < 0,005 % / 1 kHz, 5 W, < 0,008 % / 1 kHz, 1 W
- Rapporto segnale-rumore: > 90 dB (20 Hz – 20 kHz)
- Complemento del tubo: 2 x E88CC
- Connettori trigger (12 V): 1 x IN (jack da 3,5 mm): 2 x OUT (jack da 3,5 mm)
- Potenza: 115 / 230 V, 50 – 60 Hz, 820 VA
- Dimensioni (L x A x P): 435 x 130 x 460 mm
- Peso (netto): 18 kg
Costruttore: CANOR, spol. s r.o. Družstevná 39 – 080 06 Prešov – https://www.canor-audio.com Slovakia
Distributore per l’Italia: Audiogamma spa – Via Nino Bixio 13 – 20900 Monza (MB) – Italia – Tel. +39 02 55181610
Prezzo: 6.499 Euro – IVA inclusa



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