Ottimo hardware
Dal punto di vista costruttivo, l’S3 si presenta con il classico design Fosi: dimensioni contenute, struttura portante in metallo, finitura sobria e una certa solidità che, in relazione al prezzo, continua a essere uno dei punti forti della produzione del costruttore. Il fattore di forma richiama chiaramente quello degli amplificatori più diffusi del brand, anche grazie alla inconfondibile manopola arancione in alluminio, ma non lo replica in modo coerente. Le proporzioni sono leggermente diverse, l’ingombro non combacia ad esempio con lo ZA3 — con il quale può essere acquistato in bundle — e questo rende difficile, quasi enigmatico, l’affiancamento o l’impilamento ordinato con altri componenti Fosi. Ancora meno convincente è la gestione dell’interfaccia frontale. Il sistema di piccoli LED, ridotto al minimo, è poco leggibile e richiede una certa familiarità per essere interpretato correttamente. In condizioni di luce normale può risultare quasi invisibile e, durante l’uso quotidiano, finisce per rendere meno immediata la comprensione dello stato del dispositivo.

Nulla da dire sul piano strettamente tecnico: l’S3 è estremamente completo, come del resto da tradizione Fosi. Streamer di rete, DAC e preamplificatore con controllo del volume escludibile in un unico chassis lo rendono estremamente versatile. Le possibilità di connessione sono ampie e includono sia ingressi digitali tradizionali (ottico) sia HDMI eARC, rendendo il dispositivo utilizzabile anche in contesti misti, tra hi-fi e televisione. Sono presenti una uscita ottica per un DAC esterno, un RCA IN per una qualsiasi sorgente analogica, oltre a un out subwoofer che però non è filtrata: comoda per la connessione, ma relativamente poco utile. La compatibilità con servizi come Roon, Tidal Connect, Qobuz Connect, Spotify Connect e AirPlay 2 garantisce massima flessibilità, che si estende anche ai file: PCM fino a 32/768 e DSD64 e DSD128 nativo, con un aggiornamento software scaricato il giorno in cui abbiamo girato il video.

Dove invece si avvertono i limiti di un progetto ancora giovane è nella componente software. L’app proprietaria svolge il suo compito ed è disponibile anche tramite browser puntando l’indirizzo IP, ma resta relativamente poco sviluppata. L’interfaccia è semplice, le funzioni essenziali sono presenti, ma manca quella sensazione di completezza che si ritrova in molti concorrenti. Non si tratta — sia chiaro — di un’app inutilizzabile o lenta, tutt’altro; è però evidente che c’è ampio margine di miglioramento. Tra le funzioni utili figura un equalizzatore piuttosto preciso a 11 bande, senza preset: disponibile solo flat o inserito. A questo si aggiunge l’assenza di funzionalità che oggi stanno diventando quasi uno standard, come la gestione multi-room e i sistemi di correzione ambientale. L’S3 resta quindi un dispositivo pensato per un ascolto singolo, tradizionale, senza ambizioni di integrazione avanzata all’interno della casa. È anche vero, però, che molti costruttori di streamer stanno facendo una scelta diversa: visto che esistono le app Connect, che gestiscono direttamente il device, un’app proprietaria appare del tutto superflua, destinata a non essere utilizzata.





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