Il condotto reflex è posto all’altezza del tweeter in maniera da poter sfruttare meglio lo spazio interno ed ottenere una maggiore lunghezza. È costituito da un tubo con raccordi svasati sia in ingresso che in uscita per limitare le turbolenze. In questa ottica appare un po’ un’ingenuità l’assemblaggio delle tre parti che invece crea uno scalino nel punto di incollaggio.

Ovviamente gli altoparlanti sono il piatto forte del progetto. Molto bello e ricco di soluzioni tecnologiche il midwoofer da 16 centimetri sviluppato da Morel. Il cestello è studiato per distribuire in maniera ottimale le forze ed essere aerodinamico in modo da non interferire con l’emissione posteriore della membrana. Presenta tre coppie di raggi disposte a centoventi gradi che si raccordano creando una specie di gabbia al cui interno trova posto il complesso magnetico. Non abbiamo quindi un magnete incollato fuori dal cestello, come nella stragrande maggioranza degli altoparlanti, ma un motore incluso all’interno del cestello stesso che in questo modo presenza meno perdite meccaniche. Il sistema impiega un doppio magnete interno alla bobina e non esterno come nella maggior parte dei casi, con un avvolgimento il cui diametro è ampio, ben 75 millimetri. Tale architettura è chiamata da Morel EVC (External Voice Coil) e secondo il costruttore ottiene una migliore dissipazione del calore e una maggiore linearità del flusso magnetico. L’avvolgimento è in configurazione over-hung, vale a dire con le spire che eccedono oltre l’estensione del gap magnetico. Il conduttore è in alluminio realizzato secondo la tecnologia Hexatech che prevede la sezione esagonale del cavo. Questo fa sì che le spire si dispongano senza la formazione di spazi vuoti tra loro. Il formatore presenta una serie di fori per l’areazione mentre il fondo del complesso magnetico è aperto e ostruito con materiale spugnoso in modo da fornire una resistenza all’aria prestabilita. La membrana del cono è in DPC Damped Polymer Cone, un materiale studiato da Morel per avere doti auto-smorzanti.

Non meno ricercata è la costruzione del tweeter che impiega una cupola morbida da 28 millimetri con camera di decompressione e raffreddamento a ferro fluido. La membrana ha un raggio più curvo rispetto alla media ed è in Acuflex (acurate flexing), un materiale trattato a mano studiato per smorzare i moti di break-up. Anche qui la bobina è del tipo EVC come nel midwoofer. La flangia è in metallo e presenta tre fori di fissaggio. Il driver è una versione custom del MDT 30S, componente collaudato e disponibile da tempo nel mercato degli autocostruttori.
Ascolto: voce grossa e chiara
Gli ascolti sono stati condotti in ambiente domestico, 30 metri quadrati, distanza di seduta poco superiore a due metri e diffusori lontani 2,4 metri tra loro. Elettroniche Anthem MRX720, Moon 371, Topping E70 Velvet, Pro-Ject Debut Refence 10, Pro-Ject Phono Box DS3 B. I supporti impiegati sono stati i Solidsteel ZX7 da settanta centimetri, alti in pratica quanto gli stand originali della serie Avyra.
I progettisti Morel si sono concentrati sulle prestazioni acustiche sfruttando al meglio l’invidiabile know-how dell’azienda. Gli Avyra 622 sono un sistema generoso, a tratti espansivo nonostante le dimensioni, e allo stesso tempo accurato. Le pressioni sono sostanziose per un bookshelf di queste dimensioni, con una gamma bassa presente e proporzionata. Il “sapore” del basso in qualche frangente mi ha ricordato la grinta della scuola americana californiana (…insomma senza scomodare i modelli grandi e con i dovuti distinguo…JBL). Si rimane impressionati con la musica rock, con i live ben registrati ma anche con il genere jazz in cui la batteria e il contrabasso riescono ad avere un spazio credibile di fronte all’ascoltatore. L’articolazione del basso è logicamente quella di un due vie reflex, ben calibrato ed è in grado di creare un buon feeling. Questi Morel nonostante lo sfogo posteriore non mi sono sembrati particolarmente critici in rapporto alla distanza dalla parete di fondo, rimanendo gestibili in uno spazio dai venti ai cinquanta centimetri.

In generale il timbro dei 622 è moderatamente aperto, privo di indurimenti particolari e con un orientamento verso il calore. Offrono una prestazione schietta in gamma media, pulita e naturale anche oltre le aspettative della loro fascia di prezzo. Alle prese con un repertorio di brani tipicamente audifilo, vale a dire registrazioni curate in cui non ci sono molti strumenti e i suoni sono ripresi cercando di catturare ogni dettaglio, possono soddisfare anche gli appassionati più critici tenendo conto della categoria. Le voci sono pulite e naturali, forse si avverte un minimo di enfasi proprio al centro di banda. È una caratteristica che viene cercata da molti progettisti di diffusori monitor e che nella maggior parte dei casi non guasta affatto. Il risultato complessivo in questa situazione è del tutto piacevole. Il tweeter è molto ben calibrato e sa essere preciso e attento. Come tutti i progetti Morel dedicati alle alte frequenze è protagonista senza essere invadente, davvero un risultato degno di elogio. I 622 non pungono ma allo stesso modo brillano. Le sibilanti della voci sono perdonate senza però perdite in altri frangenti ed evitando la sensazione di avere una gamma alta un po’ chiusa o nasale. Le percussioni alte ne beneficiano, piatti o triangoli, ma anche gli strumenti ad arco emergono abbastanza ariosi per la categoria.
Nel complesso questi Avyra sono un progetto che appare molto ben realizzato, che non richiede particolari attenzioni nell’abbinamento con l’amplificatore se non l’ovvia scelta di qualità e giusta dose di potenza. A seconda dell’ambiente si potrebbe pensare ad uno stato solido da 75 watt in su e personalmente non li vedrei male nemmeno con qualche valvolare robusto, tipo push-pull di KT88 o superiori.
Conclusioni: Razionalità e conoscenza
Un diffusore realizzato da chi gli altoparlanti se li costruisce in casa rappresenta sempre un sistema con un valore aggiunto. Gli Avyra 622 sono progettati e realizzati con estrema intelligenza. Sfruttano al meglio dei driver di alta scuola, messi poi in condizioni di rendere al meglio senza dover sviluppare particolari forzature circuitali o acustiche. Sono un sistema ottimizzato anche dal punto di vista dei costi, dove tutto il budget è stato accuratamente pesato e investito con grande attenzione verso la prestazione. Ciononostante, non si ha la percezione di un prodotto economico, tutt’altro. Il design infatti rende interessate l’aspetto estetico e le finiture sono quasi indistinguibili dalle essenze lignee. La cosa più importante è però il risultato sonoro che esalta il rapporto qualità prezzo di questi Avyra 622. Sono diffusori che suonano davvero bene, piacevoli e musicali con tutti i generi, che hanno carattere ma non sono particolarmente caratterizzati e non sembrano troppo complicati negli abbinamenti e in ambiente. Nella loro fascia di prezzo costituiscono sicuramente una scelta molto bene ponderata.
Caratteristiche tecniche:
- Tipo: bookshelf a 2 vie
- Cabinet: MDF (Medium Density Fiberboard)
- Caricamento: bass-reflex
- Woofer: 1×160 mm doppio motore magnetico, bobina mobile EVC™ in alluminio da 75 mm
- Tweeter: 1×28 mm a cupola morbida Acuflex™bobina mobile in alluminio
- Risposta in frequenza: 35 Hz – 20 kHz
- Impedenza: 4Ω
- Sensibilità: 88dB
- Frequenza di crossover: 2,2kHz
- Potenza supportata: 160W RMS
- Potenza di picco: 1000W
- Dimensioni: 241 × 360 × 271
- Peso: 8kg per diffusore
Prezzo: 1590€ la coppia
Costruttore: Morel
Distributore: Axiomedia srl



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