
L’ascolto, con Danilo Rea
Il giudizio definitivo su un amplificatore audio non può che passare attraverso l’ascolto. Il clone dell’Aleph 5 è stato ascoltato con diffusori Marten Parker Duo (trovate la prova qui) e sorgente Linn Selekt DSM con dac Organik Stereo (trovate la prova qui) usando collegamenti bilanciati. Le prime impressioni, già nei minuti iniziali dopo l’accensione, sono state di assoluta naturalità. C’è qualcosa nel carattere sonoro degli amplificatori Aleph che è difficile da descrivere con precisione senza ricorrere alle metafore, ma si tratta di una percezione immediata, una sorta di trasparenza morbida e continua, come guardare attraverso un vetro pulitissimo invece che attraverso aria leggermente velata. Con la musica orchestrale il clone ha dimostrato una capacità di gestire la complessità dinamica che raramente si incontra a questi livelli. I crescendo orchestrali si sviluppavano senza quella sensazione di compressione che tradisce gli amplificatori in difficoltà alle alte correnti. L’Aleph, con la sua Classe A pura, sembra avere riserve dinamiche molto maggiori di quanto la potenza nominale suggerirebbe. La gamma media è dove l’Aleph esprime forse il meglio di sé. Le voci hanno una presenza e una concretezza rare: una sensazione di spessore e di corpo non gonfiata né artificialmente colorata, ma “semplicemente” il risultato di un trasferimento particolarmente fedele dell’informazione contenuta nella registrazione. Il timbro degli strumenti acustici, i contrabbassi pizzicati, i violini in piano, il fortepiano, tutto aveva una credibilità che teneva incollati all’ascolto senza sforzo.

La scena sonora è di grande ampiezza e profondità. La separazione tra gli strumenti netta senza essere artificialmente esagerata, e il posizionamento degli elementi nell’immagine stereofonica stabile e coerente anche nei passaggi più complessi. Un amplificatore a due soli stadi senza controreazione globale è, quasi per definizione, il circuito con il minimo ritardo di fase possibile, e questo si traduce in una ricostruzione della spazialità che molti circuiti più elaborati faticano a eguagliare. La gamma bassa è controllata e precisa con grande texture, ovvero la capacità di distinguere le differenze timbriche tra strumenti gravi diversi, di sentire la corda del basso elettrico vibrare diversamente dalla membrana di un contrabbasso, di percepire il decay dei suoni gravi nel loro sviluppo naturale nel tempo. Le alte frequenze non sono da meno, estese e dettagliate senza mai diventare aggressive: i piatti delle percussioni conservano la loro brillantezza naturale. Nelle sessioni di ascolto prolungate è emersa la caratteristica che forse più di ogni altra definisce questo amplificatore: l’assenza totale di fatica. Dopo ore di ascolto la musica continua a essere coinvolgente e piacevole. Non c’è quella sensazione di saturazione che a volte accompagna l’ascolto: Aleph sembra scomparire, mettendo in primo piano la musica e relegando l’amplificatore al ruolo di mezzo senza intermediazione. Costruire un clone dell’Aleph 5 è un progetto impegnativo, che richiede competenze tecniche non banali e attrezzatura di misura adeguata. Non è un progetto per chi inizia, e non è nemmeno qualcosa che si porta a termine in un fine settimana, in questo caso ci sono voluti circa 7 mesi. Ma è anche un progetto che ripaga ampiamente l’investimento, sia in termini di soddisfazione costruttiva che di risultato sonoro. La scelta del contenitore Monoblock HiFi2000 si è rivelata eccellente. La qualità costruttiva dello chassis è all’altezza di qualsiasi apparecchio commerciale di alta gamma, la gestione termica è più che adeguata, e l’aspetto estetico finale è quello di uno strumento serio e sobrio, costruito per durare decenni. C’è qualcosa di profondamente soddisfacente nel fatto che uno dei migliori amplificatori che si possano costruire oggi, capace di competere con apparecchi commerciali di costo molto superiore, abbia un circuito così essenziale. Nelson Pass ha dimostrato decenni fa che la complessità non è necessariamente sinonimo di qualità, e che a volte la strada più diretta è anche la più giusta. Questo clone, realizzato con rispetto per l’originale, non fa altro che confermarlo ogni volta che la musica prende vita attraverso di lui.
Caratteristiche tecniche:
Tipologia: finale di potenza stereo
Potenza 4/8Ω: 90/60W per canale
Finali: Mosfet
Risposta in frequenza: 2Hz-100kHz
Guadagno: 20dB
Impedenza di ingresso XLR/RCA: 25kΩ/10kΩ
Fattori di smorzamento: 50
Distorsione: 1% a 60W/8Ω
Consumo: circa 300W
Dimensioni: 310X210X480




GIPHY App Key not set. Please check settings