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Pro-Ject Debut Reference 10

Pro.Ject Debut Reference

Pro-Ject ha evoluto costantemente la serie Debut trasformandola negli anni da linea entry level ad outsider per modelli più importanti. L’ultimo nato è il Reference 10, un nome che lascia pochi dubbi sull’intenzione del marchio austriaco di realizzare un giradischi di riferimento nella sua fascia di appartenenza. Il maggiore dei Debut mantiene l’impostazione concreta ed efficace dei Pro-Ject più amati affiancando soluzioni derivate dai modelli superiori.

Analisi tecnica: minimalista ed evoluto

Il successo consolidato dei giradischi Pro-Ject viene da una razionalità costruttiva e una indubbia efficacia sonora. Progetti curati, attenti agli elementi costruttivi più influenti sulle prestazioni che progressivamente migliorano salendo nelle varie categorie. Nel vastissimo catalogo austriaco la serie Debut si colloca in una fascia intermedia. È costituita da una piattaforma di base a telaio rigido realizzato in MDF e trazione a cinghia su cui sono implementate soluzioni differenti. Il Reference 10 è un’evoluzione dei modelli PRO che ne segue i tratti estetici principali. È rifinito ugualmente con verniciatura nera opaca che stacca cromaticamente con altri elementi, come il piatto in acrilico traslucido o le parti in metallo lavorato. Sono ad esmepio in evidenza l’articolazione del braccio e i tre piedoni di supporto, regolabili e costruiti con dei dischi di alluminio tornito in cui è inserito un elemento antivibrante in TPE sul quale è applicato uno strato di feltro per proteggere le superfici di appoggio.

Sulla maggioranza dei modelli Pro-Ject impiega la trazione a cinghia corta che garantisce lo sfruttamento ottimale della coppia e la silenziosità del meccanismo. Sulle versioni più popolari è implementato un sottopiatto in plastica mentre in questo caso è presente una puleggia realizzata in alluminio lavorata dal pieno che garantisce una maggior massa in rotazione. Nel centro è inserito un perno in acciaio lucidato che si andrà ad inserire in una boccola di ottone fissata al telaio. Il meccanismo prevede una sfera sul fondo del canale, dove insiste il peso del perno, per ridurre gli attriti e garantire silenziosità. Il motore si trova a poca distanza dall’asse del perno e rimane coperto dal piatto a tutto vantaggio della pulizia del design. Ha anch’esso una puleggia in alluminio, con due gole per ospitare sia una cinghia piatta per le velocità 33,3 e 45 giri sia una a sezione tonda da impiegare eventualmente per la riproduzione dei dischi a 78 giri. Il motore è fissato al telaio in maniera semplice, attraverso una flangia con quattro viti cui sono applicati degli o-ring di isolamento per le vibrazioni.

Il piatto è ricavato da un disco di acrilico traslucido spesso tre centimetri. Viene lavorato internamente per lasciare spazio al sottopiatto. In dotazione c’è il tappetino in feltro e un clamp di alluminio, anch’esso con feltro. Non è studiato per spianare i dischi ondulati ma serve ad incrementare la massa rotante. La rotazione comunque è controllata elettronicamente da un circuito che trasforma la corrente continua, fornita da un alimentatore a parete, in alternata pulita e stabile per il motore. I valori di wow & flutter dichiarati sono alquanto rassicuranti. Con questo sistema, inoltre, il cambio di velocità avviene elettronicamente, semplicemente azionando un deviatore a levetta posto a sinistra del telaio. Il braccio è l’elemento che maggiormente distingue il Reference 10 dagli altri modelli della serie Debut. Per questo giradischi è stato sviluppato un componente a canna dritta, lunga dieci pollici (254 millimetri effettivi) con shell integrato. La lunghezza è superiore a quella degli altri fratelli fattore che limita l’errore radiale di lettura ed quindi migliora il tracciamento dei solchi più interni. La massa effettiva è di 16 grammi, un valore che lo rende adatto a testine di media cedevolezza. Il tubolare è costituito da un sandwich di fibra di carbonio e alluminio. L’unione di due materiali garantisce rigidità, leggerezza e controllo delle vibrazioni indesiderate. Molto curata è l’articolazione, realizzata con parti di alluminio tornito, una sorta di innesto concentrico tra tubolari i cui movimenti  sono affidati a cuscinetti ad alta precisone. La regolazione del peso di lettura è ottenuta con un contrappeso che si muove lungo una barra filettata, una soluzione introdotta nei bracci Pro-Ject Evo della nuova serie Premium. Rispetto ai modelli con l’asta liscia consente maggiore precisione nella regolazione e una stabilità del contrappeso senza necessità di viti di serraggio. Il foro del peso infatti presenta internamente due o-ring che offrono una tenuta salda e fungono al contempo da smorzatori di risonanze. Non ci sono scale graduate e la forza di lettura va misurata con la bilancina in dotazione, una bascula in plastica, semplice quanto efficace. L’antiskating è come consuetudine Pro-Ject a filo. Il collare del braccio, anch’esso realizzato in alluminio tornito, permette la regolazione del VTA attraverso una vite a brugola che serra il tubo di innesto del braccio. In dotazione c’è un set completo di utensili per intervenire in ogni punto “strategico” del braccio e pure una dima di carta per il montaggio accurato delle testine e un cavo di qualità superiore ai basici rosso-bianco.

Scritto da Audio 2G

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