Il primo Rega Brio è uscito nel 1991 e da allora ogni successiva versione è stata caratterizzata da un design scarno, completamente analogico, che punta tutto su un suono di elevata qualità, incorporando al contempo le funzionalità di base. La nuova versione, denominata Rega Brio Mk VII, non si discosta da questo consolidato schema, ma tiene conto dei tempi che cambiano aggiungendo una coppia di ingressi digitali. Ciò ha tuttavia comportato un leggero aumento di prezzo che lo spinge al di fuori dalla sua tradizionale nicchia di mercato, mettendolo in competizione con prodotti più dotati, quantomeno sulla carta.

Rega Brio MK VII: descrizione tecnica
Con il Brio Mk7, Rega ha mantenuto il grazioso e pratico cabinet a mezza larghezza della generazione precedente, adeguando il design dei pannelli anteriore e posteriore allo stile della sua attuale gamma di prodotti. Il risultato è abbastanza pulito, tuttavia, mettendo il vecchio Brio R del 2017 accanto al nuovo, non posso fare a meno di preferire i comandi in metallo del vecchio modello rispetto a quelli in plastica del Brio Mk7. Ancor più trasandato mi è sembrato il pannello posteriore, sempre in plastica, che si deforma allorquando è sottoposto alla trazione (seppur minima) esercitata su di esso dal cablaggio.

Un ulteriore elemento di differenziazione con i modelli passati è il passaggio da un’uscita cuffie da 6,3 mm montata sul pannello frontale a una da 3,5 mm; la maggior parte delle cuffie con un prezzo compatibile con quello del Brio MK7 sono dotate di questo tipo di connettore, dunque la scelta mi è sembrata ragionevole. Una nota di plauso mi sento di darla al telecomando ben disegnato e semplice da usare.

La grande novità rispetto al passato è l’aggiunta dei due ingressi digitali. Il Rega Brio Mk7 offre la possibilità di scegliere tra connessione coassiale e ottica ed è compatibile con i file PCM fino a 24 bit/192 kHz, mentre Il DSD non è supportato. Rega non specifica quale chipset sia stato impiegato ma, sbirciando all’interno, abbiamo visto un Wolfson. Più grave a mio avviso è l’assenza di un ingresso USB, il che limita l’abbinamento ai lettori CD, TV, ecc., lasciando fuori la maggior parte degli streamer che spesso dispongono della sola uscita USB. Ci sono ovviamente delle eccezioni, una delle più popolari è il WiiM Ultra che offre uscite digitali coassiali e ottiche, quindi potrebbe essere questo un buon partner per il Rega Brio MK7. Vale la pena di ricordare che uno dei competitor di questo Rega, l’Arcam A5, non è equipaggiato diversamente, anche se include un ingresso Bluetooth, che il Brio non ha e, data la mia idiosincrasia nei confronti di quel tipo di collegamento, aggiungerei per fortuna. Pur nella sua semplicità ed economicità, questo piccolo amplificatore è progettato per offrire la migliore qualità del suono possibile e questo è qualcosa che il Bluetooth non è in grado di garantire, essendo più una comodità che una connessione di qualità. Sul versante analogico, il Rega Brio MK7 ha tre ingressi linea sbilanciati, oltre ad un phono per fonorivelatori a magnete mobile, doveroso in un apparecchio Rega che dei giradischi è sempre stato un orgoglioso e capace costruttore.


Una volta rimosso il coperchio superiore si accede all’interno dove troviamo una PCB progettata ex novo per migliorare le prestazioni e ridurre la distorsione. Il progettista Ashton Wagner, che sostituisce in questo caso il celebre Terry Bateman autore tra i tanti del modello Rega Elex MK IV da noi provato circa un anno fa, ha svolto un gran lavoro finalizzato a migliorare l’isolamento tra il sensibile stadio phono e le sezioni ad alta corrente dell’amplificatore. Osservando l’interno abbiamo notato la presenza di un dispositivo di protezione termica per evitare danni in caso di surriscaldamento e una protezione contro i cortocircuiti . La potenza di uscita è di 50 watt per canale su un carico di 8 ohm, che salgono a 72 watt al dimezzarsi dell’impedenza. In assoluto non è un valore elevato, tuttavia sufficiente a garantire che il Brio MK7 sarà in grado di pilotare senza affanno la maggior parte dei diffusori compatibili come fascia di prezzo.
Rega ha inserito in questo amplificatore una funzione di standby automatico, che lo pone in modalità di sospensione dopo circa un’ora senza segnale in ingresso. È un dettaglio utile, che può comunque essere disattivato qualora si desideri mantenerlo caldo e pronto all’uso.
In sintesi il rega Brio MK7 è un piccolo e funzionale amplificatore integrato progettato per svolgere un compito specifico, vale a dire suonare bene, piuttosto che per stupire con una estetica ricercata. L’impressione, fortemente positiva, quantomeno nel mio caso, c’è stata nel momento in cui mi sono messo ad ascoltarlo. Di tale aspetto dirò nel proseguo di questa prova.

Ascolto
Ho iniziato le prove di ascolto del Rega Brio MK VII utilizzando i diffusori Indiana Line Tesi 6. Si tratta di diffusori caratterizzati da un eccellente rapporto qualità/prezzo che ho ritenuto particolarmente adatti a questo amplificatore. Come sorgente analogica ho utilizzato il giradischi New Horizon 303i con testina Ortofon 2M Bronze e come sorgente digitale il piccolo LAiV Harmony µDAC, anch’esso coerente quanto a fascia di prezzo. Il DAC era collegato agli ingressi Linea del Brio MK7 mediante degli sbilanciatori XLR->RCA, mentre il segnale gli veniva fornito da un PC Audio sul quale gira il sistema operativo AudioLinux collegato in USB con scheda JCat USB XE. Come potete vedere si tratta di prodotti già testati sul nostro canale Audio-2G.
Memore della precedente, ottima esperienza con l’integrato Rega Elex MK IV mi aspettavo che il suono del piccolo Brio MK7 conservasse qualcosa del Family Sound del costruttore britannico. Quel che non immaginavo era QUANTO riuscisse ad avvicinarsi al sound del fratello maggiore. Certo, la potenza è inferiore, la timbrica meno strutturata e l’ariosità inferiore, purtuttavia resta quella inconfondibile capacità propria di ogni Rega che mi sia capitato di ascoltare, di “tirarti dentro” alla musica. Contribuisce nel caso dell’amplificatore in prova una gamma bassa molto solida e profonda ma, al contempo, agile e precisa. Questa costituisce una solida fondazione sulla quale la gamma media e alta possono dispiegarsi in modo credibile e coinvolgente. In particolare ho avuto la sensazione che la gamma media fosse estremamente ricca e articolata, con un florilegio di colori che non ti aspetteresti da un amplificatore di fascia budget. Ma c’è un’altro aspetto che – a mio avviso – costituisce la carta migliore che il Brio MK7 ha da giocarsi: il senso di coesione e naturalezza che riesce ad impartire alla riproduzione. É questo un aspetto del quale ci si rende conto sin dalle prime battute: anche a basso volume la musica fluisce in modo organico, naturale appunto, senza asprezze e senza apparente sforzo. In tal senso si fa fatica a credere che siamo al cospetto di un amplificatore da “soli” 50 watt, perché le pressioni che riesce a generare e – più che altro – la capacità di gestire micro e macro dinamica lascerebbero supporre qualcosa di più. É dunque grazie a tali aspetti che l’ascolto delle pagine più articolate e complesse delle grandi sinfonie (Mahler, Beethoven, Bruckner, ecc.) vengono rappresentate in modo credibile e coinvolgente. Mi sono chiesto come si sarebbe comportato il Brio MK7 in abbinamento a diffusori più performanti e anche più sfidanti rispetto alle “facili” Indiana Line. Ho quindi messo al loro posto le Vivid Kaya S12 andando così a realizzare un sistema certamente improbabile quanto ad assortimento dal punto di vista del prezzo, ma assolutamente godibile all’ascolto. In questo contesto ho potuto apprezzare la capacità del piccolo Rega Brio MK7 di sfruttare sino all’ultimo la superba capacità delle Vivid da stand di ricreare nello spazio di ascolto paesaggi sonori complessi, stratificati ed articolati. Una nota di merito infine per l’ingresso phono al quale mi sento di fare un complimento dicendo che rispetta in pieno il carattere sonico dell’amplificatore, riuscendo inoltre ad essere estremamente silenzioso.

Conclusioni
Sin dall’esordio nel lontano 1991 il Rega Brio è sempre stato un autorevole presenza nel segmento budget degli amplificatori. Oggi, arrivato alla sua settima iterazione, il Brio mantiene tale caratterizzazione. Non c’è alcun dubbio che sul mercato vi siano amplificatori dal suono più assertivo o dall’estetica più attraente. Tuttavia credo di poter affermare che sono ben pochi gli amplificatori che hanno l’autorevolezza e la coerenza musicale che il Brio Mk7 mostra in questa fascia di prezzo. La presentazione estetica può non piacere, specialmente per qualche “caduta di stile” quali gli elementi in plastica. Tuttavia è un prodotto solido tanto nella costruzione quanto, e soprattutto, nel suono. Un suono che è in grado di offrire un coinvolgimento musicale di alto livello anche in sistemi molto più rivelatori di quelli che saranno i suoi partner naturali. Se state cercando un amplificatore che vi faccia divertire, indipendentemente dalla musica che ascoltate, questa è una delle opzioni più raccomandabili nell’intorno dei mille Euro.
Giulio Salvioni

Specifiche Tecniche
Potenza di uscita:
- 50 W per canale su 8 Ω
- 72 W per canale su 4 Ω
Consumo energetico: 200 W
Consumo energetico in standby: 0,4 W (si attiva automaticamente se non c’è segnale dopo 1 ora)
Ingressi digitali:
- S/PDIF isolato 0,5 V 75 Ω coassiale
- S/PDIF ottico Toslink
Frequenze di campionamento supportate:
- 32, 44,1, 48, 88,2, 96, 176,4, 192 kHz
Profondità di bit supportate: da 16 a 24 bit
THD+rumore (ponderato A): Tipicamente 0,005% a 1kHz
Risposta in frequenza:
- Ingresso phono: da 15 Hz (-3 dB) a 40 kHz (-3 dB)
- Ingressi linea: da 12 Hz (-1 dB) a 43 kHz (-3 dB)
- Precisione RIAA: Migliore di ±0,5 dB da 100 Hz a 20 kHz
Dimensioni (L x A x P): 216 x 79 x 365 mm
Peso: 4,9 kg
Prezzo: € 1.100,00
Distributore per l’Italia: Green Sounds s.r.l. – Via Manfredi
29122 Piacenza – greensounds.it/wordpres…




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