Se avete avuto modo di leggere qualche mia recensione o di osservare qualche video sul canale YouTube Audio 2G, saprete che non sono esattamente un fan delle connessioni wireless in ambito audio. Nulla da eccepire rispetto alla loro praticità nella maggior parte degli ambiti della vita quotidiana, quando però si parla di audio la mia scelta è sempre a favore delle connessioni via cavo. Ne discende che il mio atteggiamento nei confronti dei diffusori wireless sia sempre stato quantomeno sospettoso per non dire apertamente critico. Tuttavia, quando mi sono imbattuto nei diffusori System Audio Legend 40.2 Silverback DS che vi descriverò in questa recensione, il mio atteggiamento è radicalmente cambiato.
L’incontro è avvenuto in modo del tutto casuale nel corso della recente manifestazione Roma High Fidelity che si è tenuta a Roma nel mese di novembre 2025. In tale circostanza sono rimasto intrigato dal suono di questi diffusori che costituivano la principale attrattiva della stanza del distributore italiano DML Audio. Solo dopo un ascolto durato diversi minuti mi sono reso conto che si trattava di diffusori attivi e per giunta (orrore) wireless. A quel punto la curiosità è salita alle stelle e ho chiesto al titolare Massimo La Vigna la cortesia di farmeli avere in prova per qualche giorno. Devo anche ammettere che, prima di allora, non avevo mai approfondito la conoscenza del marchio System Audio del quale conoscevo solo il nome e null’altro.

System Audio
L’azienda danese System Audio opera sin dal 1994 avendo iniziato a costruire diffusori passivi di tipo tradizionale tanto per il mercato professionale quanto per quello home. Dopo qualche anno di attività, precisamente nel 2017, il team progettuale guidato dal fondatore e CEO Ole Witthøft, si rese conto che con la classica configurazione passiva, un incremento delle performance di un diffusore pari al 5% comportava un aumento dei costi del 50%. Insomma, il tipico paradosso dell’High End. Fu a quel punto che decisero di rivolgere la loro attenzione ai diffusori attivi, quelli cioè dotati di amplificazione a bordo, e non cablati, dunque wireless. Oggi System Audio produce due linee di prodotti, una passiva ed una attiva e wireless, in grado di soddisfare le esigenze di una vasta platea di appassionati di riproduzione del suono di elevata qualità. Centrale nell’approccio dell’azienda è il controllo sui componenti impiegati, che ha comportato la realizzazione in proprio dei driver, nonché la riduzione dell’impronta ecologica nei processi costruttivi.
System Audio Legend 40.2 Silverback DS: un pò di tecnica
Il diffusore in prova fa parte della serie Legend Silverback che è costituita da cinque modelli wireless, partendo dal piccolo bookshelf 5.2 a due vie, per arrivare all’impegnativo 60.2 a quattro vie con cinque driver a cono e un tweeter. Anche il 40.2 è un quattro vie ma, come vedremo più avanti, lo è in modo piuttosto atipico. Esteriormente si presenta come un sistema di altoparlanti da pavimento di dimensioni contenute che trasmette una gradevole sensazione di solidità. Il cabinet è solo apparentemente di forma parallelepipeda giacché tende a rastremarsi leggermente verso il pannello posteriore, mentre le facce laterali sono leggermente bombate. Un sottile inserto in legno chiaro separa il pannello frontale dal corpo principale del cabinet (entrambi bianchi nella versione Satin White che ci è stata inviata), contribuendo a slanciarne le proporzioni. Alla base troviamo quattro robusti bracci di sostegno a sezione quadrata, verniciati in colore nero, recanti alle estremità dei piedini in gomma regolabili in altezza (nella confezione ci sono anche delle punte metalliche), che garantiscono una ottima stabilità all’insieme. Per quanto tendente all’anonimo il prodotto è ben realizzato e l’aspetto risulta elegante e sobrio. Non manca la tela di protezione degli altoparlanti tenuta in posizione da piccoli magneti nascosti sotto alla finitura del baffle.
I tre driver a cono con membrana in fibra di vetro sono apparentemente identici, tuttavia i due posti più in basso sono dei woofer denominati 15/6, dove la prima cifra si riferisce al diametro del driver (15 cm) mentre 6 è l’impedenza nominale espressa in ohm. Questi woofer sono dotati di parti mobili leggermente più pesanti rispetto a quelle montate sul midrange, nonché di un sistema a bobina mobile/motore a corsa lunga ottimizzato per le prestazioni alle basse frequenze. Il midrange è il 15/4 (15 cm e 4 ohm) con componenti ottimizzati per lavorare in gamma media.

Ogni diffusore è dotato di quattro sezioni di amplificazione indipendenti in Classe D basate su tecnologia Texas Instruments per complessivi 300 W totali circa. Ogni driver è dunque pilotato singolarmente. I due woofer agiscono sulla stessa gamma di frequenze – entrambi sono tagliati a 200 Hz da un filtro di quarto ordine – ma quello collocato più basso è pilotato con una linea di ritardo leggermente diversa rispetto a quella dell’altro woofer. Il midrange è attenuato di circa 8 dB a 200 Hz e al di sotto di tale frequenza lavora in parallelo ai woofer, di fatto tutti e tre i driver a cono contribuiscono alla riproduzione della gamma bassa. Il midrange incrocia il tweeter a cupola morbida da 25mm a 2,8 kHz, anch’esso con un filtro di quarto ordine.

L’emissione del tweeter è modellata mediante una lente acustica denominata DXT (Diffraction eXpansion Technology) per adattarsi alla dispersione del midrange in prossimità della frequenza di incrocio. Sul retro troviamo una porta di uscita per il condotto del bass reflex installato internamente che tuttavia è sigillato da un tappo permanente in schiuma espansa, rendendo questo un sistema in cassa chiusa. Probabilmente questa stranezza trova spiegazione in motivi di economia di scala: il diffusore System Audio Legend 40.2 Silverback DS in prova condivide infatti il cabinet con la versione passiva che, in effetti, è un diffusore in bass reflex facente parte della linea dei diffusori passivi prodotti dalla System Audio.

Sotto alla porta appena citata troviamo un grande ed articolato pannello di connessione dotato di indicatori di stato a LED per un massimo di otto canali (7.1) che forniscono un immediato riscontro visivo del ruolo svolto dal diffusore nell’ambito del sistema di ascolto prescelto. C’è poi il pulsante per l’accoppiamento (Pairing) WISA – uno standard di trasmissione wireless specificamente pensato per il settore dell’home theater – e il relativo LED di stato, una porta USB per il service e gli eventuali aggiornamenti software, un interruttore per la regolazione della sensibilità a tre posizioni, un ingresso analogico XLR, un interruttore di accensione e la vaschetta IEC per il cavo di alimentazione. Il connettore XLR, etichettato “Analog In”, è l’unico ingresso fisico e l’interruttore di sensibilità agisce solo su di esso. L’uso di questo ingresso rende possibile l’integrazione dei Silverback in sistemi audio cablati. Quando un diffusore Silverback riceve un segnale analogico a livello linea un convertitore A/D Burr-Brown lo digitalizza a 24 bit/96 kHz. Tenderei a considerare questo scenario di impiego quantomeno remoto visto che vengono meno una serie di vantaggi e di caratteristiche che rendono molto attrattivi questi diffusori. Purtuttavia è una possibilità e System Audio mette a disposizione sul proprio sito aziendale dei file, denominati RAM Tweaks installabili attraverso il connettore USB denominato Service, che permettono di ottimizzare il suono delle 40.2 con diverse impostazioni al fine di adattarsi al meglio all’acustica dell’ambiente di ascolto. In pratica potremmo considerare questi RAM Tweaks come diverse versioni di un crossover in un diffusore passivo.


É del tutto evidente come questi diffusori siano stati concepiti per essere utilizzati in modalità wireless con lo Stereo Hub HT. Si tratta di un dispositivo che costa € 449,00 se acquistato in bundle con i diffusori e che aggiunge diversi ingressi digitali: un HDMI ARC/eARC, tre TosLink, un coassiale S/PDIF, un USB-B, un RJ45 Ethernet, una coppia di ingressi analogici RCA e un altro USB per collegare supporti di memorizzazione, oltre allo streaming – anche via Wi-Fi – con compatibilità Bluetooth, Chromecast, UPnP, Spotify Connect, Qobuz Connect e Apple AirPlay. In effetti però la funzione principale dell’Hub è quella di inviare la musica in modalità wireless agli altoparlanti e di coordinarne la sincronizzazione utilizzando lo standard WiSA. Questo permette il funzionamento in modalità wireless fino a otto canali audio a 24 bit, con frequenze di campionamento fino a 96 kHz. Ma quello che più conta in ambito audio è il bassissimo valore di latenza che consente la sincronizzazione di tutti gli altoparlanti con una precisione di 2 µs. Non solo: è proprio all’interno dell’Hub che si trova il potente DSP che ritengo essere una delle caratteristiche più interessanti del sistema System Audio come vedremo nel prosieguo della recensione.
L’Hub è realizzato dalla Platin Audio, una azienda danese anch’essa, che ha realizzato i ricevitori-amplificatori WiSA integrati nella sezione elettronica degli altoparlanti e nello Stereo Hub HT. Per l’utilizzatore l’interfaccia verso lo Stereo Hub HT è costituita da una app chiamata SA Cockpit, disponibile per iOS e Android, che dà accesso agli strumenti di configurazione dei diffusori, alla gestione della gamma bassa, all’equalizzatore parametrico, alla correzione dell’acustica ambientale grazie alla funzione denominata “RoomService”, ed infine alla scelta dell’ingresso e regolazione del volume facendo così le veci del bel telecomando fornito in dotazione.
System Audio Legend 40.2 Silverback DS: Utilizzazione e ascolto
Per completezza di trattazione, prima di utilizzare le System Audio Legend 40.2 Silverback DS con lo Stereo Hub HT, ho svolto un test collegandole all’uscita linea XLR di un preamplificatore al quale era connesso un lettore CD. Il tutto ha funzionato senza esitazioni mostrando un suono buono ma non del tutto convincente a causa di una certa predominanza della gamma bassa e medio bassa, nonché di una scena acustica “confinata” e compressa nello spazio compreso tra i due diffusori. Sono convinto che l’impiego di un adeguato file RAM Tweaks avrebbe risolto tali problematiche. Tuttavia, non avendone a disposizione, ho proceduto con l’installazione dell’hub che, nel caso specifico, è stata facilitata dal fatto che il sistema era stato già configurato durante l’impiego in fiera per funzionare in modalità stereo due canali. In sostanza l’unica cosa che ho dovuto fare è stato il collegamento via cavo Ethernet dell’Hub alla mia LAN. Dopodiché ho installato l’app Cockpit sul mio iPhone, ho creato un account e ho lasciato che l’app individuasse l’hub sulla rete e si connettesse ad esso. Gli altoparlanti erano già collegati all’hub in modalità wireless WiSA e vicendevolmente riconosciuti. Sull’app Cockpit SA ho pertanto trovato ciascun altoparlante nella corretta posizione (di default, tutti gli altoparlanti sono posti a sinistra) coerentemente peraltro a quanto indicato dal LED sul pannello posteriore del diffusore. L’unico parametro sul quale sono dovuto intervenire sono stati i livelli e le mutue distanze distanze per adattarli al mio ambiente di ascolto.
A questo punto devo riferire di un mio errore: pensavo che la app svolgesse anche il ruolo di Player, ovvero che attraverso essa fosse possibile scegliere la traccia da mandare in esecuzione. Così non è. In effetti c’è una schermata nella quale viene mostrata la traccia in esecuzione e i due sottostanti tasti “avanti” e “indietro”, ma la cosa finisce lì. Quindi è necessario affidarsi ad una applicazione specifica per la scelta del programma musicale che si vuole ascoltare. Io ho utilizzato ROON – l’hub Platin viene riconosciuto come ROON Ready – e, molto più a lungo, l’ottimo JPlay stante la compatibilità dello Stereo Hub HT con lo standard UPnP. In tale configurazione il suono mi è subito sembrato migliore rispetto a quando lo avevo ascoltato dagli ingressi linea. Nel confronto mi è sembrato che fosse venuta meno la sensazione di un suono eccessivamente “sparato” in faccia e, in talune circostanze, anche un pò di grana. Restavano comunque le perplessità rispetto alla sovrabbondante gamma bassa e all’immagine poco articolata ed ampia. A questo punto è entrata in gioco la funzionalità Room Service della app Cockpit SA che descriverò nel paragrafo seguente.

Funzionalità Room Service
All’interno dell’app Cockpit, c’è una sezione chiamata RoomService, che misura e calibra gli altoparlanti per compensare l’influenza dell’acustica ambientale propria della stanza di ascolto sul suono. A dire il vero non si tratta di una novità: recentemente abbiamo provato un amplificatore integrato della Cambridge Audio che, utilizzando il celebre software DIRAC, svolge lo stesso lavoro. Anche in ambito diffusori attivi abbiamo visto qualcosa di simile, per non dire delle lunghe sperimentazioni svolte dal sottoscritto con il software Audiolense su PC Windows. La differenza nel caso specifico è che laddove quelle citate sono procedure piuttosto complesse, con RoomService la calibrazione ha richiesto meno di due minuti: un tap sull’opzione RoomService nell’app Cockpit SA sul mio iPhone ha dato il via alla fase di misurazione. Mentre gli altoparlanti riproducevano un rumore rosa, mi sono spostato attorno all’area di ascolto, così come richiesto dalla documentazione online, soffermandomi più a lungo vicino al punto di ascolto in modo che il programma desse la priorità a quella zona. Terminata la fase di acquisizione RoomService ha analizzato i dati e generato una curva di calibrazione, basandosi su una curva target di tipo standard. Va detto che il programma consente di specificare se si vuole una risposta più o meno energica in gamma bassa prima della generazione della curva di compensazione. La app è in grado di mostrare la risposta in frequenza dell’ambiente prima e dopo l’intervento di correzione e di abilitare/disabilitare la curva di compensazione così da permettere dei confronti immediati. Conoscendo molto bene il comportamento del nostro ambiente di ascolto in ragione delle molteplici sessioni di misurazione svolte nel corso degli anni, posso testimoniare che il lavoro svolto da RoomService è assolutamente corretto e quasi sovrapponibile a quello svolto da analoghi software molto più difficili da utilizzare.

Ascolto con RoomService attivo
Veniamo dunque al suono di questo bel sistema attivo di altoparlanti. Lo faccio ricollegandomi a quanto avevo scritto in apertura: il complimento più grande che posso fare a questi diffusori è che nel corso delle sessioni di ascolto mi sono dimenticato che fossero wireless. Le System Audio Legend 40.2 Silverback DS non sono il primo sistema di questo tipo che mi è capitato di ascoltare, sono però il primo che non mi ha costretto ad attivare una sorta di “filtro critico” che mi impediva di utilizzare la stessa griglia di valutazione che avrei applicato nel caso di un convenzionale diffusore passivo. Detto in altri termini il ragionamento, sinora, era stato questo: “Vabbè, dai, cosa pretendi da un diffusore attivo e wireless?”. Sinora, in questo ambito, il sistema che mi aveva convinto di più erano state le Kef LS 60 wireless provate più di un anno fa suo nostro canale YouTube. Certamente la loro veste estetica è superiore rispetto a quella del diffusore in prova, però il DSP di quei diffusori è davvero troppo limitato nel confronto con quello delle System Audio. Ciò si traduce in una minore integrabilità nell’ambiente di ascolto che, quantomeno a mio parere, è la vera chiave di volta del sistema danese. Grazie ad una facile e puntuale ottimizzazione le Legend 40.2 Silverback DS hanno sfoggiato un suono coeso, potente, organico e – sopratutto – dotato di quella calda naturalezza che è propria dei sistemi di gran classe messi a punto come si deve. Un risultato sonico che con le Kef LS 60 wireless non ricordo di aver raggiunto, a dispetto di una gamma medio alta davvero di prim’ordine. Ottenere tutto ciò da un diffusore di questa tipologia, francamente, mi sembra una sorta di miracolo. Si, perché penso al fatto che questo sistema potrebbe essere la soluzione per chi non può mettere l’impianto audio nella posizione ottimale nel proprio ambiente di ascolto giacché confliggerebbe con le normali attività domestiche che colà si svolgono. Penso ai tanti impianti che ho ascoltato, anche prestigiosi semmai, mortificati da una messa a punto scadente o trascurata. Penso anche alla fatica, al know how e al tempo necessario a fare suonare un sistema audio al meglio delle sue possibilità. Con le System Audio Legend 40.2 Silverback DS tutto ciò è un ricordo del passato.
Con questo sto forse dicendo che è il miglior sistema audio disponibile sul mercato? Per carità, no di certo. Sto dicendo però che il rapporto prezzo/prestazioni che lo caratterizza è sbalorditivo e che non è richiesto uno scienziato per spremere sino all’ultima stilla del loro enorme potenziale.
Torno al suono dicendo che quella ridondanza in gamma bassa che avevo percepito nell’uso senza la Room Correction (anzi, Room Service per dirla nel gergo di System Audio), è del tutto sparita una volta eseguita la procedura di ottimizzazione. Ritengo dunque che stessi ascoltando un “surplus” energetico che doveva essere imbrigliato e che resta comunque a disposizione nei passaggi musicali più critici. Anche a livello di immagine spaziale la scena si è espansa andando a riempire lo spazio di ascolto in tutte le direzioni con un gradevole effetto di scansione dei piani sonori in profondità.
La gamma bassa è ben controllata, veloce ed articolata anche se non profondissima. A tal proposito abbiamo anche provato ad inserire nel setup un subwoofer T/7x della REL Acoustics, collegandolo all’apposita uscita sub dello Stereo Hub HT. Grazie alla solita app ne ho indicato il posizionamento rispetto ai diffusori principali e ho fatto fare un’altro “giro di valzer” al Room Service. Come previsto la curva di equalizzazione è stata adeguata avendo il microfono individuato la presenza del sub che forniva energia aggiuntiva in gamma bassa. Il risultato è stato un migliore equilibrio timbrico complessivo che ritengo fosse dovuto al fatto che i due diffusori principali lavoravano ora in una confort zone che ne limitava lo stress elettromeccanico. Una aggiunta necessaria il sub? No, non direi. Piuttosto un ulteriore tassello verso un equilibrio sonico di grande raffinatezza.
Conclusioni
Credo che a questo punto sia sufficientemente chiaro il mio forte apprezzamento per questi System Audio Legend 40.2 Silverback DS che invito caldamente ad andare ad ascoltare qualora ne aveste la possibilità. Il prezzo di € 5.500 circa (comprensivo dell’irrinunciabile hub), ancorché abbastanza elevato in termini assoluti, deve essere valutato tenendo conto che si tratta di un sistema completo. Dunque con la suddetta cifra si acquistano i diffusori, 4+4 amplificatori e un DAC/Streamer/ADC. Se andate a farvi bene i conti vedrete che è una cifra più che accettabile.
Giulio Salvioni
Specifiche tecniche
- Potenza totale dell’amplificatore: 300 Watt (attivo a 4 vie)
- Risposta in frequenza +/- 1,5 dB: 20-25.000 Hz
- Ingresso analogico (cablato): XLR bilanciato
- Tweeter: Legend DXT 25mm, softdome
- Midrange: Legend 15/4 5½ pollici, membrana in fibra di vetro
- Woofer: (2 x) Legend 15/6 5½ pollici, membrana in fibra di vetro
- Tipologia: cassa chiusa attiva a 4 vie
- DSP aggiornabile: Sì
- Ricevitore WiSA HT wireless integrato: Sì
- Aggiornabile (fino a) wireless 7.1 home cinema: Sì
- Tensione di ingresso: 100-240 Volt CA
- Consumo in standby: 2 Watt
- Peso del singolo diffusore (kg): 19,4 kg
- Dimensioni (LxAxP) cm: 19 x 95,5 x 26,5
- Larghezza incl. piedi di appoggio a terra: 31 cm
- Posizionamento consigliato: pavimento, 15-35 cm dalla parete
Prezzo: € 4.999,00 escluso hub + € 499,00 (per lo Stereo Hub HT se acquistato assieme ai diffusori).
Costruttore: System Audio A/S Langebjerg 35A, 4000 Roskilde, Denmark
website: https://system-audio.com/contact/
Distributore per l’Italia: DML Audio – Email: info@dmlaudio.it
Tel 0541 623905 – Via del Salice 28 – Santarcangelo di Romagna
47822 Rimini




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